Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Ho sognato il dopo Expo

Potremo nutrire il pianeta anche dopo che sarà chiuso l'ultimo padiglione
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Tra i commenti pervenuti in redazione per partecipare all‘ultimo contest che abbiamo lanciato, il migliore è stato quello di Paolo Marenco, che pubblichiamo: potrà quindi partecipare alla nostra prossima riunione di redazione e scegliere con noi il tema per il contest successivo.

Il tema lanciato  il 22 aprile era quello delle migrazioni.

Stiamo per partire. Ancora tre giorni, e dopo?

Quello che mi colpisce di più nei giorni, questi , che stiamo vivendo è il tempo reale di due immensi contrasti.

Quello di Expo, vetrina mondiale scintillante e costosa dell’Italia nel Mondo e del Mondo in Italia, credo una grandissima opportunità per il nostro Paese che sono sicuro, saprà utilizzarla al meglio. Quello dei Migranti, un pezzo grande e disperato del Mondo, di Paesi bellissimi, come è ogni zona del pianeta grazie ai suoi abitanti, oggi devastati da guerre e persecuzioni. Due grandissimi contrasti che impattano sull’Italia e solo su noi, in questo maggio 2015.

“Trasformare problemi in opportunità” questa frase a volte ascoltata, io ce l’ho nell’animo. E’ bello costruire dal nulla, ma è ancora più bello farlo partendo da un grandissimo o grande problema, facendolo diventare un opportunità. Oggi abbiamo il grandissimo problema di che vita dare a questi disperati che due barriere – la guerra e il passaggio in mare – l’hanno già superate quindi devono avere motivazioni e forza non indifferente, senz’altro maggiore di noi che li accogliamo.

Cosa sarà del dopo Expo? Questi magnifici e grandissimi padiglioni fatti con la creatività e l’ingegneria dei Paesi di origine potrebbero vivere un futuro, un grande futuro, come ambiente di creazione e diffusione delle culture dei paesi dei migranti.

Immagino artigianato locale, spettacoli etnici, ristoranti, scuole di lingua per i più piccoli che oggi non ci sono o sono pochi, ma verranno.

Il tutto dando alle migliaia che arrivano qui oggi un ambiente di sviluppo e trasmissione della propria storia personale, i ricordi, gli usi: la vita. Per trasferirli a noi italiani in modo permanente, ma farne anche un gigantesco museo vivente dell’immigrazione.

Credo che solo noi italiani, con la nostra creatività e umanità potremmo fare una cosa del genere, e questo sì porterebbe davvero in un anno o poco più, un’ immagine unica al nostro Paese, immerso in questo incredibile contrasto: un progetto unico ed un grandissimo problema umano.

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Autore
Manager, innovatore e pioniere da trentanni. Ha aperto nel 2005 da Genova il ponte con gli Italiani di Silicon Valley. Da pochi mesi nella squadra dei Digital Champion Genova.
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