Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Raccomandazione non è più una brutta parola

Imparare a scrivere una recommendation di valore significa diffondere questa buona prassi, utile sul piano professionale in molte direzioni
La formula del nuovo merito: personal branding e raccomandazione
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Filosofo o ingegnere che tu sia, se ti presenti con una buona capacità di comunicare oggi hai un vantaggio: ci sono molte vetrine online su cui sperimentarsi, dove qualcuno a tua insaputa sta cercandoti per offrirti un’opportunità.

Personal Branding: sense and sensibility

Di là dalla rete c’è una nuova sfida professionale oppure una possibilità che riguarda ciò che già stai facendo: sta a te comprendere come funziona il personal branding online e condividere con onestà il tuo valore, usando con consapevolezza i social network. Serve un giusto mix di “sense and sensibility”, appunto.

Compiacersi o piacere?

C’è ancora qualcuno che pensa che l’unica cosa importante sia scrivere di sé. Fioccano celebrazioni self made di quanto si è fatto bene nella vita, si è studiato (almeno prima di iniziare a lavorare), si sono raggiunti molti traguardi (sin dalle conquiste durante l’epoca boy scout), si è piacenti (con quella foto profilo fatta al mare nel 2003) e si è bravi a commentare e condividere attività (che ci arricchiscono le giornate di notifiche imperdibili). C’è ancora un mondo da esplorare.

Se è vero che il valore di una persona è quello che gli riconoscono gli altri, è fondamentale leggere il valore delle persone attraverso gli occhi, i pensieri e le parole di chi ha avuto occasione di lavorare con loro. L’abilità nello stare bene in rete è rappresentato anche dal saper riconoscere il valore degli altri, oltre a quella di fare in modo che emerga il nostro.

Recommendation e network professionali

Se parliamo di reti professionali online, sin dall’inizio LinkedIn ci ha dato l’opportunità di riconoscere le competenze e il valore di chi conosciamo: un profilo professionale può essere arricchito da una, o più, recommendation, termine volutamente lasciato in inglese così come anglofono è lo stile con cui queste segnalazioni professionali vanno intese e scritte. La lingua, lo sappiamo, è importante, e per noi italiani parlare di raccomandazioni evoca ancora un comportamento negativo, viziato, una pratica non leale.

Le recommendation sono delle dichiarazioni che si scrivono per riconoscere il valore di chi conosciamo bene. Un collega o un compagno di studi, un fornitore o un cliente, un pari grado, un nostro riporto diretto o un capo che ha percorso un significativo pezzo di strada con noi possono ricevere una valutazione descrittiva da noi. Ha lavorato a un progetto insieme a noi e ha lasciato il segno per una specifica abilità che sapremmo argomentare con precisione (e originalità, aggiungerei)? È perfetto come destinatario della nostra segnalazione.
Le recommendation genuine,cioè ricche di dettagli e curate nella forma, possono essere una fonte di informazioni unica e preziosa per chi cerca una persona che, oltra a competenze precise, presenti anche delle caratteristiche che lo differenzino da subito agli occhi del lettore.

Recommendation vs Endorsement

Se la possibilità di scrivere due righe sul valore di un proprio contatto di primo livello, una recommendation appunto, c’è da moltissimi anni, è solo nel 2012 che LinkedIn ha inserito anche la possibilità di riconoscere le singole competenze di un nostro contatto, per esprimere un endorsement.
Un endorsement di una competenza equivale a cliccare +1 sulla competenza che un nostro contatto di primo livello ha inserito tra le proprie, confermando così che anche noi gli riconosciamo questa abilità. Non è il tuo contatto a chiedertela, anche se spesso LinkedIn propone di fare questa attività.

Una recommendation è invece una riflessione scritta, un commento, una frase, un paragrafo, che si rivolge a (o riceve da) una connessione di primo livello. È possibile scriverne di spontanee oppure inviarne (o riceverne) richiesta a/da una connessione.
Tanto per scrivere una recommendation – che per elargire un endorsement – è necessario conoscere la persona a cui la si rivolge. Su LinkedIn ci si dovrebbe connettere solo a chi si conosce anche se molti lì fuori continuano a collegarsi a chiunque senza conoscere e senza verificarne il profilo.

Le segnalazioni parlano di te

Chi consulta il tuo profilo legge le tue recommendation: quelle che fai e quelle che ricevi. Quelle che scrivi tu per gli altri sono ricche di informazioni che ti riguardano così come quelle che sono espressamente rivolte a te. Chi deve selezionare un nuovo partner o fornitore preferisce affidarsi a profili di persone che ricevono segnalazioni da chi li conosce e si fida di lui. Un profilo arricchito da segnalazioni descrittive aumenta il coinvolgimento nel lettore.

Oggi ciascuno di noi è un media e il nostro lettore può essere chiunque sia legato a noi, connesso su qualcuno dei nostri social network, o un follower di cui ti rendi conto ancora meno ma che è lì che ti osserva e, in un dato momento all’improvviso, ti si palesa recitando la tua vita a memoria.

Nelle aziende è pratica frequente somministrare un test chiamato 360 che è volto a raccogliere feedback sulla performance della persona oggetto della valutazione e permette a chi è al centro del percorso di valutazione di raccogliere i riscontri dalle persone che lavorano con lui. La valutazione non avviene più soltanto dal proprio capo ma vengono coinvolti anche i colleghi, i riporti, i pari grado di altre funzioni o nazioni e via dicendo.
Una valutazione svolta con la metodologia 360 è per prima cosa un valore per te che la ricevi e può avere un esito molto forte: non è facile leggere cosa gli altri pensano di noi e cosa rispondano.

Una traccia per una buona recommendation

Saper scrivere una buona recommendation dimostrerà: di avere delle abilità nel valutare le performance altrui, di avere spirito di osservazione e attenzione verso gli altri. Pensa a una persona che si meriti davvero questo riconoscimento, vai sul suo profilo e prepara una decina di righe, molto ben circoscritte, dove racconterai in quale contesto questa persona abbia dimostrato determinate abilità, con che modalità lo ha fatto nel rispetto di tempi, relazioni, obiettivi e contesti.

Non usare frasi generiche: è d’obbligo contestualizzare in modo che sia evidente che la segnalazione sia frutto di una reale mutua frequentazione professionale e non sia uno scambio di favori. Se il profilo della persona ricevente è scritto in inglese sarebbe bene fare la recommendation in lingua inglese (solo se c’è padronanza della lingua). Quando si riceve una segnalazione, LinkedIn propone di ricambiare il favore scrivendone una al contatto da cui la si riceve: non è sempre sensato farlo, almeno non immediatamente. Pensate piuttosto alla prossima persona che si merita di riceverlo e prosegui in quella direzione.

Il contatto a cui l’hai scritta ti delude? Rettificala!

Se la persona a cui hai scritto la recommendation in passato ti delude? Si può rettificare. Hai preso una brutta piega e non ti meriti più la mia stima? È pur vero che la mia segnalazione sarà stata puntuale e specifica rispetto a un dato periodo, ma se non voglio più che il mio nome sia associato al tuo posso rimuoverla.  E ciao.

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Autore
Francesca Parviero è la prima LinkedIn EMEA Talent Solutions Partner italiana. Affianca le aziende nella definizione delle migliori strategie digitali per l'innovazione dei processi di Risorse Umane (Digital HR), tenendo al centro le persone e le relazioni. Ha lavorato nella funzione HR in ambienti multinazionali complessi e startup. Ha scritto il libro "LinkedIn per aziende e professionisti" per Apogeo Feltrinelli editore e ha curato per EGEA la traduzione italiana de “L'alleanza. Gestire il talento nell'era del networking”, il secondo libro di Reid Hoffman (cofondatore di LinkedIn). Ha ideato il progetto “She Factor” che ha coinvolto 1.300 donne in un percorso sul Personal Branding e networking online. È stata speaker al primo TEDxWomen italiano tenutosi in Bocconi nel 2012.
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