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Quindicinale, Numero 59 – 17 gennaio 2018

Spoiler – “La prima volta” nel prossimo Senza Filtro

"La prima volta" di Michael Corleone è l'omicidio di Virgil Sollozzo. Quella di Paul Atreides è il test del Gom Jabbar, capace di determinare se la consapevolezza è più forte dell'istinto
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Quando i Corleone decidono che l’omicidio di Virgil Sollozzo aka “Il Turco” s’ha da fare, il giovane Michael è l’unico tra i figli di Don Vito a non lavorare nel crimine organizzato della Grande Mela. Michael è un eroe di guerra, decorato con la Navy Cross e fidanzato con la WASP Key Adams, figlia di un pastore protestante e studentessa al college di Hanover. Michael, dunque, non si occupa di affari illegali e la famiglia immagina per lui un futuro come senatore o presidente. Ma presto Don Vito è vittima di un attentato, ordito proprio dal Turco, e così il giovane Michael sente per la prima volta il richiamo del sangue. E l’urgenza della vendetta. In definitiva, comprende che: «C’è una soluzione: eliminare Sollozzo».

Alla vigilia del suo primo omicidio, della sua prima volta, dunque, l’ex eroe di guerra Michael impara a maneggiare una pistola vergine, ricoperta di nastro adesivo sul grilletto e sul calcio. Apprende che, dopo aver sparato al Turco e al Capitano McCluskey dovrà abbassare il braccio verso terra e far scivolare la pistola. Tutti penseranno che lui l’ha ancora: in quel momento guarderanno la sua faccia. Poi Michael dovrà uscire fuori dal ristorante: svelto ma senza correre. E non dovrà guardare negli occhi nessuno. Dovrà guardare dritto, davanti: «Ti giuro che avranno tutti una paura fottuta di te, perciò non aver paura di nessuno», suggerisce il “coach” Clemenza (The Godfather, F. F. Coppola, 1972).

Anche David Sumner, matematico ed esperto di cosmologia, è apparentemente un uomo mite e ai tempi del trasloco in Cornovaglia è presto vittima delle angherie di un gruppo di bulli locali. Ma quando i teppisti si scagliano contro Henry Niles, un ragazzo con disturbi mentali nascosto a casa di David, il matematico si difende con ogni mezzo. E, per la prima volta, quell’uomo “civilizzato” diventa un “primate omicida”, che protegge con forza il proprio territorio (Straw Dogs, S. Peckinpah, 1971).

Mentre Paul Atreides ancora non sa di essere il Mahdi, destinato a liberare Dune dal giogo degli Harkonnen, quando la Reverenda Madre Gaius Helen Mohiam lo sottopone per la prima volta alla prova del Gom Jabbar, il test capace di determinare se la consapevolezza di un individuo è più forte del suo istinto. Paul, figlio del duca Leto di Caladan e di Lady Jessica – per la prima volta un maschio concepito da un membro della sorellanza Bene Gesserit! – affronta la prova con successo. E, lasciato Caladan per giungere alla volta del pianeta Arrakis (Dune) insegnerà ai Fremen l’arte del combattimento per opporsi ai rapaci invasori (Dune, D. Lynch, 1984).

Ma facciamo un passo indietro.

Secondo una convenzione, l’invenzione del cinema, in quanto proiezione pubblica a pagamento, risale al 28 dicembre 1895 e il primo film, proiettato per la prima volta nella storia, è La Sortie de l’usine Lumière (id., L. Lumière, 1895). Si racconta anche che in Italia il cinema fosse diffuso già dagli albori e che la città che ospiterà i primissimi spettacoli nostrani sarà Napoli, dove sorgono per la prima volta le prime, storiche case di produzione del nostro Paese. Come Lombardo Film aka Titanus, che già nel 1907 si specializzerà nella distribuzione di film a Malta e in Turchia.

Nasce e si diffonde la settima arte.

E, pensate, è perfino possibile risalire alla prima volta in cui qualcuno utilizza quest’espressione ormai comune. Siamo nel 1921 e il critico cinematografico Ricciotto Canudo pubblica il manifesto La nascita della settima arte, in cui descrive il cinema come “Nuovo mezzo di espressione” e “Sintesi delle arti dello spazio e del tempo”. La definizione di Canudo attinge alla classificazione convenzionale delle arti e segue per ordine Architettura, Musica, Pittura, Scultura, Poesia e Danza.

Ma rimaniamo in tema di film. Don Giovanni e Lucrezia Borgia (Don Juan, A. Crosland, 1926) è il primo lungometraggio accompagnato da una colonna sonora, proiettato per la prima volta al Warner Teather di New York il 6 agosto 1926. Mentre in Italia, il cinema sonoro appare inizialmente con Resurrectio (id., A. Blasetti, 1930) benché, per motivi commerciali, sarà distribuito prima La canzone dell’amore (id., G. Righelli, 1930): tratto da una novella di Luigi Pirandello e realizzato qualche tempo dopo il primo. Il lungometraggio di Blasetti sarà proiettato al cinema solo un anno più tardi. Mentre il film in cui per la prima volta è possibile ascoltare la voce degli attori è Il cantante di jazz (The Jazz Singer, A. Crosland, 1927), proiettato il 27 ottobre 1927 e in cui il pubblico potrà sentire le star del momento parlare, ma anche cantare.

Le pellicole di Georges Méliès, colorate a mano fotogramma per fotogramma, mostrano per la prima volta il grande schermo a colori. Flowers and Trees (id., Gillett, 1932), classico d’animazione di Walt Disney, è il primo cortometraggio realizzato con il sistema a tre strisce (giallo, magenta, ciano), mentre Becky Sharp (id., R. Mamoulian, 1935) mostra per la prima volta gli attori di un film in Technicolor. Via Col vento (Gone with the Wind, V. Fleming, 1939) sarà il primo film a colori a vincere un Oscar ed Hattie McDaniels (Mamie), la prima attrice afroamericana ad esserne insignita.

Ma anche nel linguaggio che il cinema utilizza possiamo intercettare scelte pionieristiche, prime volte.

Il primo a utilizzare tecniche di montaggio è Georges Méliès che, tagliando e incollando spezzoni diversi, dà vita alle prime, rudimentali vedute d’azione. Ma sarà l’americano David Wark Griffith a utilizzare per primo il montaggio a fini narrativi. Con Nascita di una nazione (The Birth of a Nation, D.W. Griffith, 1915) vengono teorizzati per la prima volta i concetti di inquadratura, scena e sequenza; mentre il successivo Intolerance (id., D. W. Griffith, 1916) mostrerà per primo il montaggio parallelo.

Nel 1921 il regista russo Lev Vladimirovič Kulešov teorizza l’«effetto Kulešov», che dimostra chiaramente come l’associazione di due immagini può produrre un senso diverso rispetto a ciò che ognuna di esse ha in sé. Questo esperimento permetterà a Ėjzenštejn e agli espressionisti tedeschi di dare un volto nuovo al montaggio connotativo.

Mentre nel 1928 Theodor Dreyer dà alla luce un film, composto per la prima volta quasi solo da dettagli, particolari e primi piani (La passion de Janne d’Arc, T. Dreyer, 1928). Ma quei «corpi tagliati» saranno uno shock per il pubblico del tempo, non abituato a una rappresentazione simile del corpo umano e alla perturbanza che quelle immagini «mozze» saranno capaci di costruire.

«L’uso delle teste in primo piano ci opprime», scriverà il critico francese Albert Flament sulle colonne de «La Revue de Paris». «Il pubblico, alla fine della proiezione, si allontana in quel silenzio che avvolge le grandi catastrofi. È il ricordo di avere assistito a delle udienze di personaggi antidiluviani le cui proporzioni, troppo differenti dalle nostre, non sanno toccarci al cuore».

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Autore
Lucana, studi umanistici. Giornalista, si occupa anche di comunicazione, scrittura e cinema. Importanti collaborazioni con «L'Indipendente lucano», «Il Metapontino», «BluTv» e, in ambito cinematografico, con "Il Cinema Ritrovato" e "Biografilm Festival". Membro della giuria durante la 50+1 edizione della "Mostra del Nuovo Cinema" di Pesaro. Si occupa anche dei rapporti con la stampa e collabora con la Casa di Produzione cinematografica Maxman Coop nella gestione di progetti culturali, legati a film ed eventi. Coltiva un interesse per le forme di multimedialità e transmedialità, ibridazione, remake e remix.
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