Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Una riunione in diretta di AirBnB

Diario di viaggio dalla California
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Rientrare a casa e trovarsi nel bel mezzo di una riunione organizzata da una cosiddetta “multinazionale 2.0”, AirBnB. E’ quanto può capitare in America, o più precisamente in California, là dove stanno cambiando il mondo, dove continuamente cercano nuovi spunti di competizione. Perché se non sei competitivo a questo mondo, non sopravvivi.

AirBnB è nata come portale per offrire alloggi a chi non vuole usufruire dei soliti hotel e permettere di sbarcare il lunario a chi, invece, ha in casa un posto letto in più. Quest’azienda dal 2008 si trova ad offrire servizio in 34.000 città di ben 190 paesi, con un monte annunci che ha superato il milione e mezzo.
Il motivo di questo successo è stato chiaro fin da subito: trovare alloggi a basso costo, molto meno formali di un hotel e, come cita il loro pay-off, con il “benvenuto a casa”. Ma oggi cosa alimenta questa continua crescita? La risposta scontata a questa domanda è sicuramente “il marketing”. Vero, ma non quello che conosciamo noi qui, in Italia.

Torno quindi all’uscio di casa – io, ospite ovviamente di una casa Air BnB – che mi si apre su una sala stracolma di persone riunite perché il manager di area di AirBnB le ha volute incontrare. Innanzitutto, la prima cosa che colpisce è l’atmosfera. Clima cordiale e assolutamente informale, siamo in una casa ben curata ma pur sempre una casa, non una ingessata sala congressi. E qui AirBnB centra il primo obiettivo, se di case dobbiamo parlare, a casa dobbiamo stare: target detected.
L’organizzazione prevede divani e sedie, con la necessità di stringersi sul divano per fare posto a tutti, come si fa in famiglia. L’importante è che tutti abbiano il loro posto per ascoltare. C’è anche un buffet minimale, qualche stuzzichino e alcune bottigliette d’acqua. Non sono lì per cenare, l’obiettivo comune è uscire con qualcosa di più in testa, non nello stomaco. Secondo obiettivo centrato: poche perdite di tempo e focalizzazione sul tema.
Il tema, appunto. Per quale motivo AirBnB ha voluto incontrare gli host della zona? Per fare squadra su problematiche comuni. Il tema più scottante della serata è relativo all’associazione cittadina contro coloro che affittano camere e case tramite piattaforme come AirBnB. “Neighborhoods is for neighbours” recita il suo slogan, dimostrando una totale chiusura di fronte al diverso, alle nuove conoscenze. E quello che più mi ha stupito è stato leggere che questa diffidenza è l’unica cosa che finora abbiamo importato in Italia, perché anche qui gli host di simili piattaforme vengono osteggiati proprio per l’andirivieni di sconosciuti che ciò comporta. Come se ciò non accadesse anche con l’ufficio di un professionista dall’altra parte del pianerottolo.

Ma passiamo al come. Una breve introduzione ai temi di discussione fatta dall’area manager, Alex, 30 anni, ragazza molto affabile e con grande propensione alla comunicazione, non le solite slide. Bisogna farsi capire bene e Alex illustra tutto via poster scritti a pennarello da lei. In questo modo la comprensione è generale. Infatti tutti sanno leggere, ma quanti hanno dimestichezza col pc? La platea è fortemente eterogenea, sia per genere che per età e non tutti potrebbero trovarsi a loro agio vedendo parole che scorrono di qua e di là con strane traiettorie che distolgono solo l’attenzione. Dopodiché suddivisione in gruppi a raccontarsi i propri punti di vista, esperienze, possibili soluzioni. Una condivisione in perfetto stile 2.0. Terzo obiettivo centrato: la creazione della squadra.

Per concludere, Alex illustra come AirBnB ha intenzione di muoversi per aiutare il business di tutti, sfruttando proprio la sua capacità di fare squadra. Sono tutti molto colpiti da quanto l’azienda ha deciso di fare per loro, si sentono in qualche modo protetti e di fare parte di una grande famiglia. Tornano tutti a casa con una certezza in più e un nuovo metodo di lavoro per rinsaldare il business. Quarto ed ultimo obiettivo centrato: efficacia.
La riunione si è svolta con la minima spesa e il massimo risultato. Essere competitivi è anche questo, ridurre gli sprechi, avere una comunicazione efficace, quindi informale e diretta, e soprattutto fare fronte comune. Perché solo il gruppo può superare problemi più grandi del singolo. E da qui un ultimo pensiero al sistema Italia. La paura dell’altro, il tenere per se’ i segreti per il “successo”: ecco cosa ci ha portato alla deriva. Quante volte, parlando, si riescono a correggere errori che normalmente commettiamo? Uno schema relazionale partecipativo, nuovo per la nostra generazione, ma ben noto ai nostri nonni che coltivavano i campi in comune e si scambiavano consigli gli uni gli altri perché migliori erano i raccolti, più cibo c’era per tutti.

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Autore
Laureata con lode in ingegneria meccanica, oltre alla passione per i motori come ogni romagnolo che si rispetti, trova ad Ancona l'attitudine alla comunicazione e alla relazione nell'attività ristorativa di famiglia. Diventa figura di Marketing per Ariston Thermo nella Business Unit caldaie. Nel 2015 torna poi a fare l'ingegnere, con focus sull'innovazione, come R&D manager per TVS, mentre sui social si diletta a sperimentare tecniche di comunicazione 2.0.
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