Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Alla ricerca della Ricerca

La distribuzione dei (pochi) finanziamenti distrugge ogni sforzo di competività
Alla ricerca della Ricerca
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Non manca giorno in cui da qualche parte, in occasione di qualche dibattito o su qualche media, qualcuno faccia riferimento più o meno diretto alla “fuga dei cervelli” che colpisce sempre più spesso il nostro Bel Paese. Da troppo tempo. E da qui, per qualche tempo, si attiva il classico meccanismo di rimbalzo, con analisi e contro-analisi. Opinioni e voci fuori dal coro. Interviste a politici preoccupati e ricercatori sottopagati. Ed emergono le solite classifiche, con l’Italia fanalino di coda per finanziamenti alla ricerca ed all’innovazione paragonata tradizionalmente ai virtuosi mondi di Stati Uniti, Germania, Svizzera o Giappone. Ma anche a veloci emergenti player quali Cina e India. Paesi in cui università, scienza e impresa giocano dalla stessa parte del tavolo, con evidenti vantaggi per tutti.

Poi come sempre tutto sfuma, nulla cambia ed il silenzio torna a calare sul grande tema della Ricerca con la R maiuscola. LItalia torna ad essere il luogo dalla memoria corta perché perennemente distratta dalla “tormentonite”. Almeno fino a che un nuovo cervello non prepara la valigia e si avvia a varcare il confine patrio verso un altrove più proficuo.

Peccato. Peccato perché tutto ciò è solo una parte della medaglia. Perché in realtà la nostra penisola è fucina, spesso inconsapevole, di meraviglie della scienza e dell’innovazione. Accademica e non solo. Si pensi ad esempio alla recente rilevazione delle onde gravitazionali.

“In Italia abbiamo talenti di indiscusso valore ed i nostri centri di ricerca non hanno nulla da invidiare, in quanto a capitale umano, a quelli dei nostri colleghi oltreoceano – dice Barbara Mazzolai, coordinatrice del Centro di Micro-BioRobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia a Pontedera (Pisa) e riconosciuta tra le 25 donne geniali della robotica del 2015 – Possediamo competenze e conoscenza davvero di grande pregio in numerosi campi. Dalla biologia alla robotica, alla fisica. Di tutto ciò dobbiamo essere consapevoli e orgogliosi, ma soprattutto coscienti”.

Già, perché come sempre affinché ogni cosa esista è necessario renderla nota e visibile. Ed in questo solo una buona comunicazione può aiutare.

“Le nostre eccellenze hanno bisogno di essere note ed è necessario che il livello della divulgazione scientifica cresca allo scopo di avvicinare la scienza alla realtà – continua la coordinatrice – Abbiamo necessità di fare capire in modo opportuno quanto le nostre attività possono contribuire concretamente alla vita di tutti i giorni”.

Ovviamente non è solo questione di rendere noto, meglio, quanto di buono sappiamo fare. Resta il fatto che rispetto a ciò che accade anche solo oltralpe i finanziamenti al mondo della ricerca in Italia sono davvero ridotti. Anche se la vera verità probabilmente è un’altra.

“Dobbiamo essere onesti. I finanziamenti potrebbero anche andare bene se fossero distribuiti in modo virtuoso, ovvero in base al merito. Non possiamo continuare a dare contributi a tutti i centri di ricerca, indipendentemente dai risultati. La suddivisione dei fondi a pioggia, infatti, determina insoddisfazione collettiva. E soprattutto nei talenti che meritano di essere opportunamente valorizzati. – conclude Barbara Mazzolai – L’inevitabile conseguenza di ciò non è soltanto la fuga dei nostri cervelli ma anche, e forse soprattutto, l’assenza di attrattività dei nostri centri di ricerca nei confronti di studiosi stranieri. Se proseguiamo su tale strada mai potremo diventare interessanti”.

Qualcosa – per fortuna – sta cambiando. Oggi infatti anche in questo ambito sta arrivando la tanto agognata meritocrazia e iniziano ad essere applicati parametri di valutazione dei risultati. Si pensi ad esempio all’operato sempre più presente dell’ANVUR – Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca.

Pensare che in un attimo la nostra cara Italia possa arrivare a strutture d’eccellenza quali alla Max Planck Society (con oltre 80 istituti di ricerca, 12.300 impiegati permanenti, inclusi 4.200 scienziati) o il Fraunhofer Institute (che in Germania sta segnando il passo grazie alla stretta collaborazione con il mondo dell’impresa) non è cosa credibile.

Per una volta proviamo a fare un passo avanti facendone uno di lato. Apprezzando quello che siamo, spiegando ciò che sappiamo fare bene, valorizzando i veri talenti, semplificando procedure farraginose e magari andando oltre la polverosa gazzetta ufficiale. E magari, perché no, coinvolgendo sempre di più il mondo delle aziende italiche che tanto hanno bisogno di fare un passo avanti e che potrebbero trarre davvero benefici concreti dalla ricerca applicata. Soprattutto oggi, in un contesto macro-economico che vede le imprese ridurre progressivamente la capacità di investire nell’innovazione, puntando piuttosto su azioni di standardizzazione dei propri prodotti e sulla mera riduzione dei costi.

Non sarà una formula scientifica, ma le evidenze empiriche di altre nazioni dimostrano che tutto ciò può funzionare. A noi dunque non resta che mettere insieme gli ingredienti. Alla ricerca della Ricerca.

 

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Autore
Da oltre 15 anni si occupa di comunicazione d'impresa in realtà multinazionali. Dopo la laurea in lettere moderne all'Università di Padova, la specializzazione in Comunicazione al CUOA (Altavilla Vicentina) ed in Marketing all'Istituto Superiore del Marketing (Roma), ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in aziende quali Carraro SpA, Uniflair SpA, Viabizzuno Srl. Oggi è Head of Communication per Carraro Group e coordina l'insieme delle attività di comunicazione interna ed esterna del Gruppo. Da novembre 2014 è anche Marketing & Communication Manager del brand di trattori Carraro Tre Cavallini. È inoltre fondatore e senior trainer di Talent Partners Srl, società che si occupa di formazione, motivazione e comunicazione d'impresa. Nel maggio 2015 è stato speaker a TEDx Padova, evento nel corso del quale ha focalizzato la propria "idea che vale la pena condividere" su quanto sia fondamentale oggi valorizzare il capitale umano.
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