Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

“Great Place to Work”: le aziende italiane potranno mai diventare luoghi ideali dove poter lavorare?

Google creative commons
Shares

Questo è lo spazio dedicato al nostro contest. L’appuntamento è ogni quindici giorni: il vincitore del contest precedente darà il tema per quello successivo. Inoltre, l’autore dell’articolo vincitore sarà invitato a partecipare alla successiva riunione di redazione.

Non resta che tirare fuori le vostre opinioni, commentate in massimo 2.000 battute e speditele entro lunedì 26 ottobre alla mail: senzafiltro@fiordirisorse.eu.

Per il terzo anno di fila è Google l’azienda che si aggiudica il podio del “Great Place to Work” , la classifica mondiale elaborata dalla società di consulenza che ogni anno stila il ranking dei migliori luoghi di lavoro in tutto il mondo. Al secondo posto, subito dopo l’azienda di Montain View, si trova la Sas Institute, mentre la medaglia di bronzo va a W.L.Gore, azienda manifatturiera americana.

Dipendenti felici, soddisfatti e fieri di svolgere un buon lavoro in azienda, rappresentano il carburante necessario a spingere in cima a questa classifica le grandi aziende. Purtoppo non c’è traccia di imprese italiane nella top 25 e per arrivare ad una multinazionale europea bisogna scorrere fino al quinto posto, dove c’è Telefonica, impresa di telecomunicazioni spagnola.

Il Bel Paese deve ancora lavorare molto sullo sviluppo e sulla cooperazione aziendale, anche se non mancano occasioni di riflessione importanti come, ad esempio, durante il Festival di Internazionale 2015, dove la business community di Fior di Risorse, insieme a Cir-Food, ha elaborato il “Manifesto dell’azienda che Vorrei”: undici punti utilissimi per migliorare la vita in azienda.

Alla luce di questi fatti chiediamo a voi, imprenditori, manager e lavoratori tutti, di rispondere a una sola o ad entrambe le seguenti domande e di farlo inviandoci un breve articolo:
– Come possono le aziende italiane entrare a far parte della prossima classifica “Great Place to Work”? Quali sono le condizioni affinché i lavoratori possano sentirsi davvero appagati durante l’orario di lavoro?

– Avete mai avuto l’impressione di trovarvi nell’azienda più bella (o magari più brutta) del mondo?

Raccontateci la vostra esperienza.

 

Shares

Tags: , , , , , , ,



Autore
Giornalista professionista. Ex allieva della Scuola di giornalismo di Urbino (biennio 2012/2014). Dallo sport alla cultura, il ruolo di ufficio stampa e di giornalista "dietro le quinte" le si addice. Ha conseguito una laurea magistrale in Editoria, informazione e sistemi documentari presso l'Università di Urbino e una triennale in Scienze della Comunicazione presso l'Università di Macerata. Da sempre è appassionata di arte, cinema e moda.
Commenta questo articolo
  • Massimiliano Nucci

    Sono poche le aziende italiane che partecipano a GPTW. Quelle che partecipano hanno spesso obiettivi di employer branding. Molte hanno già indagini di clima alternativi a GPTW e quindi scelgono di non sostenere altri costi. In sintesi penso sia un buono strumento per le aziende che non hanno una propria indagine sulla soddisfazione dei collaboratori e per coloro che vogliono confrontarsi con altre aziende; oltre naturalmente ad essere un bel mezzo per farsi conoscere nel mercato del lavoro. Ma credo in Italia partecipino ogni anno solo un centinaio di aziende grandi e poche centinaia di medie. Questo significa che in Italia ci sono migliaia e migliaia di “gioielli” nascosti, non che in Italia non ci siano splendidi posti in cui lavorare!

  • Mi associo a quanto scritto da Massimiliano. I ranking come great place to work, top employers o employer of choice spopolano oltre misura. Producono un effetto mediatico straordinario e stimolano l’attenzione sulle buone practice dell’employer branding. Attenzione però a saperli leggere, interpretarli e soprattutto a verificarne la loro attendibilità da un punto di vista statistico. Le analisi interne insite in questi processi sono spesso proposte a pagamento a molte aziende ma solo alcune vi partecipano e da quelle viene stilato il ranking….e le altre che non hanno partecipato? sono aziende internamente malfatte, deboli o not great place to work?