Quindicinale n.49, 17 maggio 2017

Industrianato Digitale 4.0

La chiave di lettura sarà sempre più il passaggio dalla produzione di massa alla personalizzazione di massa
indistry_giovannire
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Immaginate di dover fare un foro per un tassello senza usare un trapano o di dover parlare con un vostro cliente lontano senza usare un telefono. L’evoluzione tecnologica ha semplificato e velocizzato qualsiasi operazione analogica. Oggi il digitale sta semplificando i processi legati a ideazione, progettazione, produzione o commercializzazione di ogni prodotto o servizio. In quest’ultimo periodo ci si sta focalizzando sempre di più nel comprendere come il digitale possa portare benefici nella produzione industriale. I temi legati alla fabbricazione digitale, i fablab, l’industria 4.0, gli artigiani tecnologici sono sulla bocca di tutti ma non è ancora chiaro come questo movimento porterà miglioramenti non solo alle industrie ma alle nostre piccole e medie imprese.

Se analizziamo l’evoluzione del valore dal punto di vista economico, ci accorgiamo che il passaggio da commodity a bene e quello successivo che porta il bene a servizio hanno fatto nascere un’altra evoluzione, che sta trasformando il servizio in esperienza. Questa premessa sembra lontana dall’analizzare i processi digitali legati a questa terza rivoluzione industriale ma è più vicina di quanto crediate. Il cambiamento di stato, l’incremento di valore, quello che rende ogni azienda competitiva nel suo mercato è dato da un qualcosa che possiamo riassumere in una sola parola: personalizzazione. La personalizzazione è la chiave di tutto. Stiamo passando dalla produzione di massa alla personalizzazione di massa. Il digitale sta rendendo concreto questo spostamento di stato. In questo momento stiamo analizzando i processi produttivi che vanno sempre di più a compenetrarsi con altre dinamiche che prima erano lontane dalle sale macchine, dai laboratori produttivi che seguono delle regole ben diverse da ciò che ci sta prospettando questo futuro già presente. Tante scuole di design industriale continuano a formare ragazzi, che hanno in testa processi legati alla produzione di massa ma fortunatamente alcuni professori illuminati stanno portando in classe la cultura della personalizzazione di massa, l’uso di stampa 3D, laser, frese a controllo numerico, plotter digitali, strumenti indispensabili per mettere in atto nuovi modelli di produzione.

La tecnologia ispirata al vero 4.0 segna la fine dei cataloghi

Nella fase iniziale del mio lavoro di formatore nell’ azienda in cui tuttora lavoro e che produce periferiche desktop per la fabbricazione digitale, ho avuto a che fare con i primi precursori, con chi cioé aveva deciso di adottare una tecnologia digitale per la propria produzione artigianale. Era gente che non avrebbe mai letto un manuale, gente abituata alla produzione manuale, al contatto con il committente, molto orgogliosa e gelosa dei propri segreti legati al proprio prodotto. Il primo passo fu di invitare queste persone a partecipare a un corso di formazione dove offriamo tuttora vitto e alloggio compreso. La parte culturale è legata a illustrare non solo processi di lavoro ma visioni di marketing, di modelli di business, un corso forniva un aiuto concreto a questi nuovi “artigiani tecnologici”, nome che abbiamo iniziato a usare per contraddistinguere questi nuovi precursori. L’altro aspetto che porta valore a questa modalità di connessione è la condivisione delle esperienze, il fare rete e usare il web per proseguire la conversazione nata in aula.

Guarda caso, le periferiche desktop, le community e l’uso di file standard, sono le tre voci che Chris Anderson, nel suo libro Makers, ha declinato come essenziali per far partire questa quarta rivoluzione industriale. Senza di queste non c’è evoluzione. Se la tecnologia è semplicemente inserita nel ciclo di produzione non potrà beneficiare di tutto quello che serve per andar dietro alla velocità che è richiesta dal mercato. Questi elementi si adattano molto bene al ciclo di produzione artigianale e meno a quello legato alla produzione industriale che sta cercando di comprendere questo cambiamento, ma per il momento continua ad adottare tecnologie chiuse non connesse con il mondo esterno. Il tipico ciclo produttivo industriale prevede di produrre e distribuire ai punti vendita assortimenti di prodotti, nella speranza che qualche cliente li acquisterà. Come abbiamo già compreso, il cambio di paradigma è dovuto alla personalizzazione dello stesso prodotto, ossia rispondere ai desideri di un cliente particolare in quanto le persone non vogliono più scegliere da un catalogo ma hanno le idee molto chiare su ciò che vogliono. Occorre trasformare la vecchia catena d’offerta in una catena a richiesta. Oggi il cliente si accontenta di quello che trova a catalogo ma appena scopre che qualsiasi manufatto può essere personalizzato questa possibilità farà scatenare la sua voglia di unicità.

In questo momento storico l’esecuzione della personalizzazione è declinata ai nostri artigiani che si ritrovano a elaborare singolarmente esigenze di clienti particolari. Ogni cliente è unico e tutti hanno diritto ad avere esattamente ciò che vogliono al prezzo che sono disposti a pagare. Per il resto, il prodotto standard diventa ordinario, meno appetibile, e i produttori si sono accorti di questo. Nelle modalità di creazione di un prodotto personalizzato ci sono degli elementi che integreranno i processi digitali nel flusso di lavorazione.

Per far questo bisogna che ci sia un cambio di mentalità. Innanzi tutto serve un processo attraverso cui un’impresa interagisce direttamente con i clienti per determinare ciò di cui hanno bisogno e poi passare alla produzione. Parlo di configuratori con interfacce semplici e a portata di smartphone. Nell’ambito produttivo, non basta produrre grandi quantità, questa sarà fatta nella stessa aziende con le tecniche standard che stanno integrando sistemi robotici o altre tecnologie alla ricerca di velocità per produzione estreme, molto difficili da eguagliare dai nostri piccoli artigiani. Il “trucco” potrebbe essere quello di usare i negozi di vendita come piccoli sistemi produttivi. Usare piccole tecnologie, quelle declinate da Chris Anderson, che consentono la personalizzazione dove ogni cliente ricava il proprio valore personale in modo indipendente. Lo stesso negozio può preparare e presentare in modo diverso, a clienti diversi, beni standardizzati arrivati dall’industria.

In un futuro non tanto lontano vedo le nostre PMI molto connesse alle grosse aziende industriali. Un matrimonio importante per far sì che questo Industrianato Digitale 4.0 sia adottato e messo in atto nella maniera meno indolore per tutti.

 

(Photo credits: https://i.ytimg.com)

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Autore
Giovanni Re, Digital Champion, Artigiano Tecnologico, cultore del wow, ama tutte le forme di comunicazione cercando di mischiare la manualità con il digitale per creare cose sempre nuove. il suo motto è: sapere, fare, saper fare, far sapere.
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