Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Italia – Cina in scena, l’economia gira a colpi di teatro

Cultura, arte e creatività possono essere i deus ex machina che generano risorse, investimenti e lavoro
Opera Turandot - at the "Birds Nest" (National Olympic Stadium) Beijing, China
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Grazie alla Winter School “Cultura, Arte, Creatività. Imprese innovative, servizi e prodotti per il mercato cinese”,  organizzata dall’Istituto Confucio di Macerata in collaborazione con il China Center, c’è stata l’opportunità per guardare ai rapporti Italia – Cina da un punto di vista insolito: quello della cultura che genera introito. Se fino a qualche anno fa la Cina era considerata esclusivamente una fucina produttiva di scarsa creatività, più recentemente è diventa nella considerazione comune un mercato da aggredire per ovviare al calo dei consumi in Occidente. Raramente, però, si valuta l’impatto economico che gli scambi culturali Italia – Cina possono avere nell’uno e nell’altro Paese.

L’impatto economico degli scambi culturali Italia – Cina

Esempio concreto del valore attribuito dai cinesi alla cultura italiana è il viaggio pechinese di Francesco Micheli, regista internazionale e direttore artistico del Macerata Opera Festival. Sull’onda dei suoi ripetuti successi, Micheli è stato ingaggiato dal National Centre for the Performing Arts (Ncpa) di Pechino per dirigere una maestosa Aida costata 5 milioni di dollari per il solo allestimento scenografico. Le trombe egizie, che ne hanno costituito una piccola parte, sono state fornite proprio dallo Sferisterio di Macerata, attraverso l’orchestra Salvadei Brass, coinvolta anch’essa nell’evento con alcuni dei suoi musicisti. Micheli ha toccato con mano come il teatro cinese, carico di una lunga e raffinata tradizione operistica, sia estremamente attratto dall’Opera italiana. La curiosità dei cinesi non è tanto per la novità o per l’esotismo quanto per la scoperta culturale, talvolta addirittura filologica, del teatro italiano. Un atteggiamento che fa intravedere una grande possibilità di introito per l’incoming turistico. Da questa esperienza di scambio Italia – Cina stanno nascendo accordi di collaborazione che presto porteranno artisti cinesi ad esibirsi proprio a Macerata.

Altri protagonisti dell’asse economico-culturale Italia – Cina sono la Fondazione del Teatro Regio di Torino, il National Centre for the Performing Arts e l’Opera di Pechino che hanno stretto un accordo di scambi e coproduzioni. L’accordo prevede la prima coproduzione italo-cinese di un’opera, “Samson et Dalila” di Saint-Saëns, con la regia di Hugo de Ana. Nel settembre 2015 sarà inoltre possibile assistere a Torino alla prima europea dell’opera di Guo Wenjing “Il tiratore di risciò” (骆驼祥子 Luotuo Xiangzi) tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore Lao She (1899-1966), uno dei padri della letteratura cinese contemporanea. Il protocollo d’intesa fra il Regio e l’Ncpa è stato siglato a giugno 2014 dal presidente della massima istituzione musicale cinese Chen Ping e dal Sovrintendente Walter Vergnano, che è anche Presidente dell’Anfols (Associazione Fondazioni lirico-sinfoniche). Vergnano è stato incaricato del discorso d’apertura al “2014 Ncpa World Opera Forum”, convegno dedicato alle influenze di culture diverse nella produzione operistica e alle diverse esigenze, in materia d’opera, del pubblico occidentale e di quello orientale. Oltre alla prima coproduzione di un’opera, l’accordo prevede scambi di conoscenze, workshop, corsi di formazione e stage.

The Museification of China vista dall’italiana Guzzini

L’espressione “The Museification of China” è stata coniata da Jeffrey Johnson e sta ad indicare il fenomeno legato alla rapida urbanizzazione della Cina che, negli ultimi tre decenni, ha visto anche un boom edilizio museale senza precedenti. In media, vengono costruiti ogni anno quasi 100 nuovi musei. Nel corso del 2011, la “museificazione” ha raggiunto l’incredibile cifra di 386 nuovi musei – più di uno al giorno. Per farsi un’idea della portata del fenomeno basti pensare che nel periodo del boom museale americano (da metà anni ‘90 a fine anni 2000) sono stati costruiti “solo” tra i 20 e i 40 musei all’anno. Nel 2014 Guo Xiaoling, Director of The Capital Museum, ha dichiarato che la Cina avrebbe bisogno, in futuro, di almeno 43.000 musei, più del doppio di quelli presenti negli Stati Uniti. Segno evidente della volontà del Paese di diventare punto di riferimento culturale nel mondo. Nel corso della Winter School organizzata dal China Center, l’espressione di Johnson è stata citata dall’ing. Francesco Ghergo – Operation Director di Guzzini per raccontare l’esperienza cinese dell’azienda recanatese impegnata da anni
nell’illuminazione di importanti strutture edilizie in Cina: il Museo nazionale di Pechino, l’Opera di Pechino (“Il grande uovo”), l’Oriental Art Center di Shanghai, il Nanjing Museum e, infine, della grandiosa Opera di Chen Yifei “Nessun dorma”, una lacca di 600 mq ispirata alla Turandot di Puccini, l’opera ambientata nel Celeste Impero.

La creatività italiana si fa strada in Cina producendo cultura

Caso di successo della creatività italiana in Cina è quello della Rainbow, azienda di produzioni animate e multimediali, tra cui le famose Winx, che è riuscita nella difficilissima impresa di conquistare uno spazio nei palinsesti televisivi cinesi. Nel 2014 Rainbow è arrivata a firmare un accordo con Cctv, l’emittente televisiva nazionale, anche per la realizzazione di un parco divertimenti a tema per famiglie e bambini dedicato alle amatissime fatine. Uno dei servizi che ha permesso all’azienda di superare i numerosi step burocratici imposti ai produttori stranieri è stato la sottotitolazione dei cartoni animati in lingua inglese e in pinyin (il sistema di traslitterazione del mandarino) entrambi utilissimi per l’apprendimento dei bambini.

Attualmente l’azienda è impegnata anche in attività di promozione della cultura dell’entertainment italiano e sta contribuendo a porre le basi per l’eventuale creazione di una property di animazione di proprietà cinese. Si fa strada l’idea di poter dar nuova vita ad un personaggio della tradizione cinese attraverso un’animazione all’occidentale. Così le due culture potrebbero confluiscono in un prodotto originale. Inoltre, sono in fase di sviluppo nuovi progetti per lanciare in Cina anche i tre film Winx Club prodotti per il mercato cinematografico. Parallelamente la filiale Rainbow International di Hong Kong lancerà un programma di licensing che coprirà una vasta gamma di settori merceologici tra cui abbigliamento, editoria, fashion doll e molto altro. La creatività e la cultura, in Cina, possono generare business.

È così anche per la Clementoni, leader nel mercato dei giocattoli che ha trasformato il “pericolo cinese” (l’80% dei giocattoli del mondo viene prodotto in Cina) in una grande opportunità. L’apertura di una filiale ad Hong Kong ha permesso all’azienda di sfruttare tutto il potenziale produttivo del mercato cinese: una logistica integrata all’avanguardia, un’ineguagliabile disponibilità di tutte le componenti necessarie e rapidità delle consegna. Tutto ciò in cambio di fabbriche che consentono ai lavoratori di vivere bene anche grazie a spettacoli teatrali, spazi per lo sport e l’amatissimo karaoke.

Forse sarà proprio l’interesse culturale uno dei motori delle relazioni commerciale Italia – Cina nei prossimi anni e anche una fetta significativa del mercato cinese del Travel Business. Sembra che entro il 2017 la Cina sorpasserà gli USA come volume di spesa nei viaggi d’affari. Secondo Michael McCormick, direttore esecutivo della GBTA (Global Business Travel Association) non c’è nessun altro mercato paragonabile alla Cina in questo settore tanto più che le politiche del Paese ne stanno sostenendo lo sviluppo. Ci sono buone premesse affinché si viaggi anche per il teatro, per l’opera, il cinema e la creatività.

[Credits immagine: Philip McMaster, Image from the Opera Turandot  at the “Birds Nest” – National Olympic Stadium- Beijing]

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Autore
Si laurea in Filosofia e trascorre un anno a Parigi. Lì decide di intraprendere un PhD sul rapporto tra pensiero occidentale ed asiatico nel ‘900. Dopo il dottorato si specializza in web-marketing e lavora in ambito marketing e comunicazione. Nel 2013 si trasferisce per un anno a Shanghai e inizia a parlare la lingua cinese. Il Paese del Dragone la conquista con le sue incredibili contraddizioni e lei inizia a raccontarle in diverse testate digitali. Rientrata in Italia, lavora come consulente digitale e Content Manager.
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