Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Tre giochi per affrontare il conflitto in azienda

Come i concetti di faccia, gerarchia e relazione influenzano il business
Tre giochi per affrontare il conflitto in azienda
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Il concetto di conflitto, la versione ultima del confronto di idee, ha connotato l’evoluzione di ogni specie vivente. Difficile quindi pensare che nella razza umana tale tendenza non si manifesti in ogni settore. Il conflitto corporativo, tuttavia, non è affrontato egualmente in ogni parte del mondo. Vi sono due macro aspetti, potremmo dire. Uno occidentale e uno orientale.

Quello più familiare a ogni lettore è quello occidentale, di confronto diretto del problema, del bersaglio. Tuttavia anche in questo caso la semplice eliminazione del bersaglio non è l’oggetto ultimo in molte società. Una prima chiave di lettura delle strategie per affrontare il conflitto in scenari aziendali può essere mutuato dai 3 grandi giochi che connotano i tre grandi fratelli.

1. Il Giogo del Go, ovvero il mantenimento della relazione

Nella cultura cinese, per esempio nel più famoso gioco del Go, l’avversario viene battuto circondandolo e assorbendone le risorse. In egual modo, con le traduzioni corrette, l’uomo di affari cinese, poniamo nell’ambito di una trattativa, non vedrà mai una soluzione ad ogni singola questione. La visione cinese è piuttosto olistica, e dove un europeo andrebbe a risolvere punto per punto, talvolta considerando i singoli elementi come indipendenti, il cinese invece ha una visione del tutto.
Al lato pratico, di fronte ad un conflitto con un cinese, pensare di “chiudere” un punto e passare al successivo è un errore che, in un ambito di conflitto (sia esso con un fornitore, un partner o un cliente) porta a sottovalutare lo scontro. Il concetto stesso di contratto in Cina è più un punto di partenza che un punto di arrivo. In Cina, quando “un contratto è perfettibile” vuol dire che è in perenne evoluzione.

Nelle relazioni con i cinesi il concetto di “guanxi” può essere invocato più volte durante un conflitto su un contratto. Il guanxi è il “mantenimento della relazione”, concetto temporale molto lungo che un cinese abile utilizzerà quasi subito per definire un rapporto di risoluzione del conflitto sul lungo periodo. Per un occidentale questo concetto è poco pratico, specie se parliamo delle culture nord europee, di stampo calvinista e protestante.

Un altro aspetto fondamentale in un conflitto o confronto è la faccia (manzi): nella cultura cinese si affrontano pari livello (diciamo senior) mentre i junior risolvono i dettagli. La faccia e il rispetto della gerarchia definiscono come un conflitto possa o meno stemperarsi.
Muovendosi dalla Cina verso l’Europa questi concetti di faccia, relazioni e gerarchia assumono connotati differenti. In Centro Asia il concetto di gerarchia resta significativo e fondamentale nella gestione di un conflitto aziendale, dove al giovane di rado si riconosce una competenza acquisita su base meritocratica.

2. Il gioco della danza, ovvero il riconoscimento del potere

Nel blocco medio orientale (come Iran, Turchia o penisola arabica) il concetto di faccia diventa più spregiudicato, e si arriva tranquillamente a situazioni di conflitto che possono insorgere anche solo per tenere una posizione e non perdere la faccia. In questo caso la gestione del conflitto tra un occidentale e un locale deve assumere il ruolo di una danza. Un esempio di sfregio può essere visto quando, in un ambiente medio orientale, il rappresentate occidentale si trova a trattare con un giovane (una definizione ampia che per loro oscilla dai 30 ai 40 anni).

In queste culture, di rado i giovani possono rappresentare veramente qualcuno: di norma sono pedine degli anziani. Nel caso migliore sono figli di un senior con potere decisionale. Ma l’esser figli non assicura loro lo stesso potere, che resta nelle mani del padre. In tal senso un approccio occidentale troppo aggressivo nei confronti del conflitto porterà solo ad una sterile discussione.

3. Il gioco degli scacchi, ovvero l’eliminazione dell’avversario

In ambito russo e russofilo, il concetto di faccia rimane importante e si mischia con una marcata manifestazione di forza effettiva. L’approccio russo, figlio di una storia di conquiste e privazioni, è portato al conflitto con un approccio diretto e, per quanto all’apparenza pacifico, pronto allo scontro immediato e manifesto.
Il gioco degli scacchi descrive a pieno il concetto di conflitto e di risoluzione secondo i canoni di quella cultura: l’eliminazione totale dell’avversario, l’utilizzo di pedine da sacrificare.

Il conflitto in Europa e in America, un poker tra gerarchia e meritocrazia

L’ambito europeo della risoluzione del conflitto in ambito corporativo è piuttosto sfaccettato. Il sud Europa, di stampo mediterraneo e con un’influenza manifesta della cultura medio orientale, porta ad un’accezione importante della faccia. In minor parte anche del concetto di relazione che viene stabilita attraverso lunghe discussioni. Il conflitto in questo caso ha una valenza e interessa sia la faccia che la relazione e, a seconda dell’area, la gerarchia può essere più importante della meritocrazia.

Un iniziale sganciamento dal concetto di faccia, gerarchia e relazione lo si ritrova nella cultura nord europea. Di stampo calvinista, protestante, con influenze economiche della religione ebraica, questa società, che ha messo le fondamenta alla società americana, appare più orientata alla meritocrazia. La gerarchia in un’azienda è funzionale. La risoluzione di un conflitto sembra avere linee guida e i soggetti si ingaggiano reciprocamente in una danza usando strumenti formali. Tuttavia, specialmente nello scenario americano, tutte queste regole suonano come uno strumento per definire l’arena dello scontro piuttosto che legiferare lo scontro stesso. Il gioco per antonomasia americano è il poker, dove la finzione regna sovrana. Allo stesso modo, nel conflitto gli occidentali filo-americani tendono a manifestare subito forza e aggressività, a prescindere dalla loro reale esistenza, mirando ad un impatto rapido e supportati da un robusto regolamento sociale e corporativo.

Il concetto di conflitto in ambito corporativo è piuttosto mutevole. Con una rapida evoluzione dei trasporti e con la crescita oltre confine di differenti corporazioni nazionali, i differenti stili per affrontare un conflitto si stanno scontrando. Definire quale sia il vincente è piuttosto difficile, ma essere abituati a una trattativa che implica differenti strati di dialogo può essere una posizione vincente.

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Autore
1976. Milanese, laureato in scienze politiche internazionali alla Università Cattolica del Sacro Cuore. Fondatore del quotidiano International Dream Job con annunci di lavoro internazionali. Consulente strategico e istituzionale per aziende (italiane e straniere) che vogliono sviluppare il loro business in mercati esteri. Analista pubblicato su Libero, il Sole 24 Ore, Capo Horn, Longitude, Youmark il Fatto Quotidiano. Think tank con le quali ha avuto collaborazioni: Isag, Nodo di Gordio, Equilibri. Governi con i quali ha collaborato: Italia, Usa, Uzbekstan, Kazakstan, Iran, Vaticano, Sud Africa. Organizzazioni internazionali con le quali ha collaborato: Ifad, Fao, Nato, Wfp, Medici senza Frontiere.
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