Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

Tutto l’ottimismo di Expo 2015

Siamo pronti alla vita, ma vorremmo vedere qualcosa di più concreto
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Sono passati appena dieci giorni dall’inaugurazione dell’Esposizione Universale a Milano, ma sembra trascorso un tempo decisamente più lungo.

I temi posti all’opinione pubblica, attraverso i media, sono stati: l’inno italiano rivisitato, gli scontri a Milano dei black bloc, la gaffe del Premier Matteo Renzi sulla ROLEX nota casa di orologeria svizzera e infine le lunghe cose ai tornelli dei milanesi che scelgono di visitare l’Expo dopo, in serata con un biglietto al prezzo ridotto.

Ma quale tra questi aspetti è quello legato al tema di Expo2015, ovvero “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”?

Le polemiche di fatto hanno aumentato il distacco tra coloro che sollevano perplessità su Expo2015 e coloro che, arroccati come nel gioco degli scacchi, difendono la manifestazione a qualunque costo.
Expo2015 oggi viene percepita più come una fiera dell’edilizia, in cui lo scopo è apprezzare la visita di avveniristici padiglioni e spettacolari strutture, piuttosto che porsi ad un “tavolo francescano” e studiare come aumentare la produzione di cibo senza distruggere il Pianeta. Personalmente sono un promotore dell’Esposizione Universale, tuttavia per le modalità organizzative dell’edizione di Milano caratterizzate da corruzione, illegalità, presappochismo, disattenzione, arroganza e irriverenza verso il più debole, ho deciso di non visitare la mostra.

Inutile ricordare che la candidatura al BIE (Bureau of International Expositions – Ufficio internazionale delle esposizioni) poggiava su un ambizioso progetto che avrebbe visto la realizzazione della: Biblioteca Europea, della città dello Sport, della Città della Giustizia, del CERBA (Centro Europeo di Ricerca Biomedica Avanzata), della Città del Gusto e della Salute, delle Vie di Terra tutti progetti irrealizzati e che hanno di fatto indebolito l’empatia verso Expo2015.
Verso i delusi – che come nel mio caso non sono contro ma per un Expo diverso – si contrappone l’onda d’urto degli #Expottimisti, scritto con l’hashtag perché se li nomini devono poterti tracciare nei social network e rispondere alle tue eccezioni, rivendicando con orgoglio la manifestazione senza fermarsi a comprenderne le sue disfunzioni iniziali.

In realtà le opposte posizioni hanno lo scopo di esortare il Paese ad una maggiore responsabilità, facendo tesoro dell’esperienza maturata, lavorando affinché in futuro si possano raggiungere ambiziosi traguardi: senza spreco di denaro pubblico, senza corruzione e con una migliore macchina organizzativa che permetta di terminare i lavori prima del giorno dell’inaugurazione e non in prossimità della cerimonia di chiusura. Eppure se auspichi, attraverso la rete, una maggiore etica istituzionale viene tacciato strumentalmente per gufo, pessimista o peggio contro il Paese.

Sinceramente ho dei dubbi che l’Italia possa reggersi sulla mera comunicazione e non su azioni concrete poste in essere in modo trasparente e risolutorio; partiamo dalla rivisitazione dell’inno italiano in cui si è preferito esaltare l’individualismo piuttosto che la collettività. Aver sostituito la frase: “siam pronti alla morte” con “siam pronti alla vita”, per coloro che hanno nozioni storiche e culturali non significa aver dato un messaggio positivo ma aver rivendicato quell’egoismo individualista che guarda al proprio personale godimento, piuttosto che al sacrificio comune. Goffredo Mameli, morto all’età di ventidue anni, era pronto alla vita e proprio per questo, per un ideale più alto, pronto a morire. L’innovazione del testo ha diviso gli italiani tra favorevoli e contrari aprendo l’ennesima polemica.

Passiamo agli scontri di Milano, atti violenti da condannare senza appello, tuttavia occorre porsi una domanda: “dove si è sbagliato a tal punto da spingere centinaia di persone a distruggere una parte della città per essere ascoltati?” Perché i black bloc, lo ribadisco, hanno torto marcio ma dall’altra parte le politiche volte allo sfruttamento indiscriminato del Pianeta, alla cementificazione, alla finanza non equa e ai processi di scarsa partecipazione democratica non sono esenti da censure.

Poi la polemica tra ROLEX, marchio registrato e debitamente scritto in maiuscolo, verso il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro dell’Interno Angelino Alfano. L’azienda Svizzera lamenta di esser stata additata come brand usato da un black bloc o più semplicemente e in tono dispregiativo da “figli di papà con ROLEX”. Il prezioso orologio, nell’immaginario collettivo, da sempre viene accostato al lusso ma anche ai corrotti, alla criminalità, agli evasori. Quindi va bene accostare la ROLEX a tutto il mondo del lusso e del denaro ma assolutamente no ad un ‪‎black bloc che distrugge Milano, perché questo non risulterebbe etico e in linea con l’immagine dell’azienda.

Expo2015 durerà sei mesi, un tempo lunghissimo se consideriamo tutto quello che è accaduto in soli dieci giorni e che ha visto lunghe file ai tornelli, anche qui non saprei se per scarsa organizzazione nella gestione degli ingressi o per inaspettata affluenza dei visitatori, quindi prepariamo le tastiere per i prossimi mesi in modo realistico perché ci sarà tanto da comunicare ma soprattutto da riflettere.

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Autore
Nato due volte: la prima nel 1964 nel mondo analogico e la seconda nel 1990 nel pianeta digitale. In entrambi i mondi svolge la professione di avvocato cassazionista esperto di diritto applicato alle nuove tecnologie della comunicazione, si guadagna da vivere come managing partner dello Studio Melica | Scandelin | Partners e accumula punti premio nelle trasferte tra una sede e l'altra dello Studio. Docente di informatica giuridica, blogger, promuove la cultura digitale attraverso la razionalità, ossia la concretezza delle idee e delle proposte. Il suo peggior nemico è il fanatismo digitale, il voler credere che la tecnologia possa sostituirsi all'Uomo, il generare tra i giovani false aspettative legate al web.
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