Vaccinazione a scuola: diciamole tutte

Tra dubbi di incostituzionalità, buone pratiche italiane e sospetti di interessi farmaceutici, intervista esclusiva ai diversi professionisti coinvolti.

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E’ entrata in vigore la legge che prevede per le famiglie l’obbligo di vaccinazione per i figli in età prescolare e scolare. Le famiglie dovranno presentare a scuola una copia del libretto dei vaccini oppure dovranno consegnare agli Istituti scolastici l’idonea certificazione attestante la regolarità dei cicli vaccinali per le 10 patologie indicate dalla legge 119/2017 recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione dei farmaci”.

Sempre per le scuole dell’Infanzia, è prevista la possibilità di presentare la documentazione contenente l’esonero dei bambini dalla somministrazione dei vaccini per le diverse ragioni da validare opportunamente tramite certificato medico. Le famiglie che presenteranno a scuola l’autodichiarazione dovranno consegnare in allegato anche la “formale richiesta di vaccinazione o prenotazione di appuntamento all’Azienda sanitaria locale territorialmente competente”.

Nel primo caso, i bambini rimarranno iscritti negli elenchi scolastici, ma potranno tornare a scuola se e quando i genitori provvederanno a regolarizzare la situazione vaccinale dei figli. Nel secondo caso, per le famiglie dei ragazzi di età compresa tra i 7 e i 17 anni, i genitori che per diverse ragioni saranno inadempienti dovranno pagare una sanzione amministrativa, che prevede multe da 100 a 500 euro.

Un quadro legislativo che è stato reso esecutivo nella sua fase transitoria a partire dall’imminente inizio dell’anno scolastico e che ha generato negli ultimi mesi molta confusione, sia per i tempi ristrettissimi con cui le scuole hanno dovuto organizzarsi, sia nel merito del contenuto legislativo. L’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna ha diramato un documento molto utile sia per il personale scolastico che per le famiglie: contiene note informative dettagliate sulla documentazione da presentare alle segreterie delle scuole, di ogni ordine e grado, in base alle fasce di età previste dalla legge.

Perché l’obbligo vaccinale è anticostituzionale: parola ai giuristi

Inizialmente il decreto legislativo n.73 /2017, convertito in legge nel mese di luglio, avrebbe dovuto prevedere misure ben più drastiche di quelle poi smussate sia dalla legge n.119/2017 che dalle circolari successive. I servizi sanitari, infatti, avrebbero potuto rivolgersi al Tribunale dei minorenni competenti per territorio, che avrebbe potuto prendere seri provvedimenti per quei i genitori inadempienti. Nelle prime bozze, ad esempio, si parlava di possibile perdita della responsabilità genitoriale per le famiglie che non avessero ottemperato all’obbligo di legge.

Una soluzione estrema che ha destato una mobilitazione tale da far insorgere una parte del mondo professionale, giuridico e scientifico. L’oggetto del contendere è stata la difesa delle “libertà di coscienza” in merito alla somministrazione dei trattamenti sanitari. Questa possibile deliberazione è stata definitivamente scongiurata in quanto a seguito di queste rivolte dei movimenti per la tutela delle libertà personali è stata tolta dal testo definitivo della legge. Eppure ancora oggi continuano ad imperversare, in una parte del mondo giuridico, alcune perplessità sulla costituzionalità di questa legge e sulle condizioni di necessità e urgenza del provvedimento.

Tra gli esperti più dubbiosi vi è l’avvocato Roberto Mastalia che da anni conduce una battaglia giuridica contro l’istituzione dell’obbligo vaccinale. «Il decreto è stato approvato nella più completa assenza dei presupposti previsti dall’art. 77 della Costituzione, ovvero quei casi straordinari di necessità ed urgenza che rendono necessaria l’applicazione della legge. L’epidemiologia dice che non ci sono epidemie in corso e che, dal punto di vista igienico-sanitario ed alimentare, il nostro paese è assolutamente all’avanguardia a livello internazionale. Il decreto, inoltre, è contrario al comma 2 dell’articolo 32 della Costituzione, dove è previsto che nessuno possa essere sottoposto ad una prestazione sanitaria obbligatoria contro la sua volontà. Va a ledere anche l’art. 34 del testo costituzionale che tutela il diritto allo studio e tutta una serie di precetti riguardanti le libertà personali e i diritti fondamentali. Inoltre, è contrario all’art.117 per quanto riguarda i conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni, come è stato sollevato dalla Regione Veneto che è ricorsa alla Corte Costituzionale. Infine il provvedimento contrasta con  una serie di norme internazionali, come Trattati, Convenzioni e Patti, che hanno una valenza parificata e sovraordinata rispetto alla legge ordinaria: basti pensare alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia o alla Convenzione per i Diritti del Bambino e del Fanciullo».

Molto scettica è anche la posizione di Dario Miedico, medico legale e fondatore del Movimento “Medicina Democratica”.  Alcuni mesi fa è stato chiamato dall’Ordine dei Medici di Milano per rispondere delle sue argomentazioni, dove peraltro ha sempre dichiarato di non essere contrario al vaccino in sé, ma all’obbligo vaccinale.  Un ragionamento che, peraltro, porta avanti da decenni «e di cui –  dice il medico – l’Ordine era già a conoscenza da molti anni», ma soltanto negli ultimi mesi è iniziato contro di lui un procedimento di radiazione «fatto coincidere – fa notare il medico legale – con l’approvazione di questa legge». Un procedimento che si è concluso a suo sfavore, ma verso cui Miedico ha presentato ricorso.

«Ognuno è libero di fare le sue scelte – spiega il dottore – Se una persona ritiene che i vaccini siano efficaci ed utili in un determinato momento perché magari ha paura di una determinata patologia, è giusto che abbracci la sua scelta. I vaccini hanno la loro storia e il loro significato, né più e né meno degli antibiotici. Purtroppo, però, sono un medico legale e ho dovuto recepire le istanze di centinaia di famiglie che sono state danneggiate dal vaccino. La legge 210/1992 prevede che sia sufficiente la ragionevole probabilità che sia stato il vaccino a provocare danni alla persona per riconoscere l’indennizzo. La scienza ha bisogno di certezze, la giurisprudenza di ragionevole probabilità. E se un bambino, prima di assumere un vaccino, stava benissimo e, dose dopo dose, sta sempre peggio, un giudice non può che riconoscere la ragionevole probabilità. Uno dei maggiori paradossi? Dopo la mia radiazione nessun medico oserà avere dei dubbi e nessuno scriverà più un esonero, con il rischio di vedersi saltare addosso l’Ordine dei Medici» conclude Dario Miedico. Il medico legale, inoltre, definisce questa legge sui vaccini un controsenso e una delle contraddizioni più stridenti «per il fatto che preveda l’obbligo vaccinale per i bambini ma non per gli adulti che, ad esempio, lavorano a stretto contatto con i bambini» chiarisce Miedico.

Le case farmaceutiche non stanno a guardare

L’avvocato Mastalia nella sua carriera ha seguito personalmente centinaia di richieste di indennizzo di familiari i cui figli hanno subito presunti danni a seguito della somministrazione dei vaccini. Secondo l’esperto giuridico, quella della esplosione improvvisa delle malattie infettive è un pretesto che nasconde altri interessi.

«Tutti i casi di patologie – argomenta Mastalia – sono regrediti negli ultimi anni. Certo, se prendiamo come unico esempio quello del morbillo, quest’anno abbiamo avuto 4.000 casi in più rispetto allo scorso anno, ma negli ultimi nove anni la tendenza è stata altalenante, in costante aumento e in costante diminuzione. E addirittura, tornando indietro di 15 anni, abbiamo avuto fino a 50.000 casi di morbillo, ma nessuno aveva mai gridato all’epidemia o alla necessità di introdurre come obbligo anche la vaccinazione. In questo Paese si inventano epidemie a seconda della convenienza».

«Abbiamo sentito parlare di una finta epidemia di meningite. Per due anni abbiamo scritto e ripetuto che non c’era nessuna emergenza perché il numero dei casi era assolutamente in linea o addirittura inferiore alla media. Ecco spiegato il motivo di questa finta emergenza. Nel 2014, l’allora Presidente del Consiglio chiamò a Roma i rappresentanti delle dieci case farmaceutiche più importanti a livello internazionale e disse loro di investire in questo Paese perché i loro investimenti avrebbero fruttato. E nello stesso periodo, la Ministra alla Salute partecipò nel Nord America ad un incontro con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, durante il quale l’Italia fu incaricata di fare da apripista e portavoce per quanto riguarda l’introduzione di vaccinazioni obbligatorie a livello mondiale». Ecco spiegato – secondo l’avvocato Mastalia – il particolare zelo con cui è stata approvata, anche in tempi molto ristretti, la legge che introduce l’obbligo vaccinale.

I grandi paradossi dell’approssimazione

Di qui le contraddizioni che derivano dall’approssimazione con cui la norma è stata approvata. Dalla presentazione del termine ultimo per la consegna alle scuole delle certificazioni per i bambini fino a 6 anni, che cade di domenica, creando confusione nelle famiglie e nel personale scolastico, fino alla mancata estensione dell’obbligo vaccinale anche al personale docente e non docente. «Tentativo quest’ultimo naufragato per la mancanza di copertura finanziaria – chiosa l’avvocato Mastalia – per non parlare della sollevazione popolare dei medici e paramedici che dicono agli altri di vaccinarsi, ma la categoria non raggiunge mai la soglia del 10% dei  vaccinati».

Le difficoltà burocratiche dei dirigenti e del personale scolastico

Altra questione spinosa, non affatto slegata ai correlati giurisdizionali, è quella relativa alle difficoltà burocratiche vissute dai dirigenti degli istituti scolastici. Questi ultimi, oltre ai problemi di organico in DSGA, hanno dovuto affrontare l’aggravio di una situazione del tutto nuova e per certi versi inaspettata. L’incombente inizio dell’anno scolastico, infatti, ha rivelato alcuni nodi irrisolti e talune controversie di una legge che tra continui rimbalzi di note e circolari ministeriali, in alcuni casi, ha reso ancora più complicato il lavoro delle professionalità coinvolte. Per esempio, alcuni dirigenti scolastici, assieme al personale ATA, hanno avuto difficoltà nell’organizzazione del lavoro.

E’ il caso di Rita Guadagni, Dirigente scolastico dell’istituto comprensivo “Settimo 1” a Settimo Torinese e di un altro in reggenza, l’I.C. “Gianni Rodari” a Brandizzo, sempre in provincia di Torino. In più Guadagni è anche Dirigente sindacale di DIRIGENTISCUOLA Di.S.Conf. l’associazione professionale e sindacale dirigenti del MIUR, che accoglie solo dirigenti scolastici.

Le difficoltà riscontrate dalla dirigente riguardano i tempi ristrettissimi per la messa a regime di un sistema complesso, la mancanza di personale amministrativo nelle scuole, complice il periodo estivo che ha reso ancora più difficile e concitata la messa a regime del sistema di controlli incrociati introdotto dal nuovo obbligo di legge ed ha reso difficile il passaggio di informazioni alle famiglie.

Alle scuole, infatti, è spettato il compito non solo di raccogliere le autodichiarazioni dei genitori attestanti la regolare immunizzazione dei loro figli e le altre certificazioni previste per legge. In attesa che le ASL possano verificare che le certificazioni presentate alle scuole siano conformi alla situazione presente nei libretti vaccinali. La legge è stata rispettata in pieno ma con grandi difficoltà.

Rita Guadagni: “In qualità di Dirigente Sindacale devo sottolineare che nel pieno di una battaglia contro le molestie burocratiche ne arriva una anche peggiore”

«Siamo stati investiti di compiti e responsabilità che non ci competevano in un periodo, quello precedente all’inizio del nuovo anno scolastico, in cui oltre ad essere sovraccarichi di lavoro, operiamo con organici ridotti» spiega la dirigente. «Il  vero paradosso è attribuire alle scuole una competenza di tipo sanitario che spetterebbe ad altri organi ed enti. Alla scuola competono responsabilità nell’organizzazione scolastica e invece durante l’estate abbiamo dovuto fare una campagna informativa nei confronti dei genitori che, preoccupati, si sono rivolti alle scuole per essere tranquillizzati. Abbiamo dovuto persino dare informazioni sui tipi di vaccini obbligatori e sulla quantità delle dosi da somministrare, compito che invece spetterebbe ad altri enti e figure professionali», commenta Guadagni.

«La scadenza più pressante è proprio quella del 10 settembre, quella che inibisce l’accesso alle scuole per i bambini da o a 6 anni che non presenteranno la regolare documentazione». Per loro, infatti, a differenza di quanto accade per la fascia dai 7 ai 17 anni, non ci saranno deroghe. Se non hanno la documentazione in regola non potranno frequentare le scuole. «Abbiamo quindi il lasso minore di tempo per raccogliere tutta la documentazione relativa alla fascia più delicata. Altro paradosso. Se questi genitori non presenteranno né la certificazione idonea né l’autocertificazione, specialmente negli Asili Nidi e nelle Scuole dell’infanzia, è difficile capire chi dovrà impedire fisicamente l’accesso dei bambini non vaccinati a scuola. Su questo non c’è proprio chiarezza. Alla fine questo compito potrebbe ricadere ancora una volta sul dirigente scolastico che però non appartiene alle forze dell’ordine e ancora una volta dovrà accollarsi responsabilità che non gli competono», chiosa la dirigente scolastica.

Cicero (Ancodis): “Nella mia scuola non ci siamo trovati in una situazione emergenziale”

La tempistica breve, la mancanza di una campagna informativa e la difficoltà di comunicazione su un argomento così delicato e di stretto interesse per i genitori sono stati i fattori determinanti per una fase di transizione che in alcuni casi è stata alquanto frenetica e convulsa.

Non è il caso dell’esperienza vissuta da Rosolino Cicero, Vicepreside dell’Istituto ComprensivoGiuliana Saladino” di Palermo. La sua è una testimonianza positiva che rivela come nel suo Istituto non ci siano stati problemi gestionali per la messa a regime della fase di transizione, che comunque resta delicata e complessa. «Nella mia scuola abbiamo organizzato bene il lavoro nelle due ultime settimane di agosto con una circolare per famiglie e personale già il 24 agosto. Non ci siamo quindi trovati in una situazione emergenziale. Abbiamo programmato per tempo tutte le procedure, come del resto hanno fatto altre scuole, con la predisposizione del modello di autocertificazione per gli alunni dell’infanzia, della scuola primaria e secondaria e del personale, ed anticipando l’emanazione della circolare da parte dell’ufficio scolastico regionale del 31 agosto». «L’ufficio scolastico, infatti, ci ha indicato solo nei primissimi giorni di settembre una modalità che è quella utilizzata in molte altre Regioni, ovvero di inviare alle ASL gli elenchi degli alunni e le ASL poi manderanno il riscontro per gli alunni che sono regolari con i vaccini», spiega il collaboratore vicario del dirigente scolastico, che è anche rappresentante di ANCo.DI.S. – Associazione Nazionale Collaboratori Dirigenti Scolastici.

«Per accelerare i tempi stiamo già chiedendo alle famiglie degli alunni della Scuola dell’Infanzia di portare entro il 10 settembre le autocertificazioni o idonea documentazione, in attesa che le ASL ci comunichino gli elenchi con i bambini regolari. In questa fase confidiamo nella sollecita collaborazione dei genitori nell’interesse dei bambini che potranno così frequentare regolarmente», conclude il collaboratore del ds.

 

Paolo Biasci (Fimp): “L’obbligo vaccinale è necessario e i pediatri devono operare nell’interesse del bambino”

Paolo Biasci, Vicepresidente della Federazione Nazionale Medici Pediatri, esprime il punto di vista positivo della categoria pediatrica nei riguardi di una legge ritenuta necessaria, anche alla luce dei recenti casi di morbillo, più di 4.000, che si sono registrati quest’anno. Egli ha inoltre evidenziato i riscontri dei dati scientifici ufficiali, diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che attestano «un trend in diminuzione per quanto riguarda alcune coperture vaccinali come, ad esempio, il vaccino antimorbillo». «L’Italia – annota Biasci – è stata messa sotto osservazione anche da altri Stati e la situazione ha raggiunto dei livelli inimmaginabili fino a pochi anni fa. L’aumento dei casi di morbillo, con alcuni decessi, dimostrano che se cala la copertura vaccinale purtroppo possono riprendere a circolare  malattie anche molto pericolose».

Le difficoltà derivanti dall’introduzione di una nuova legge sono quasi fisiologiche e serve una fase di rodaggio per mettere a regime un sistema da cui i bambini e i soggetti maggiormente bisognosi di protezione immunitaria ne trarranno vantaggi in termini di sicurezza sanitaria e di tutela della loro salute. «Le Istituzioni chiamate in causa per mettere in atto tutti gli adempimenti sono soprattutto le scuole che, assieme alle ASL, hanno il dovere di controllare le certificazioni di avvenuto assorbimento dell’obbligo vaccinale. Il dovere dei medici di famiglia e dei pediatri è quello di consigliare, spiegare ed informare in merito alle vaccinazioni» chiosa Biasci. Ma sono anche chiamati a collaborare con i distretti sanitari nell’interesse primario della salute del bambino. «Nella Regione dove opero, in Toscana, vige un accordo con la Regione che prevede che i pediatri di famiglia siano allocati in parallelo ai distretti familiari delle ASL in modo da agevolare i genitori negli adempimenti vaccinali» postilla il presidente della Fimp.

Montù (Asl 1 Cuneo):  “Nel nostro distretto tutto è stato organizzato per tempo”

Per Domenico Montù, Direttore del S.I.S.P. (Servizio Igiene e Sanità Pubblica) dell’ASL CN1 locale di Cuneo la situazione è sotto controllo e le procedure di consegna delle certificazioni vaccinali non sono particolarmente complicate. Peraltro anche l’Ufficio Scolastico provinciale di Cuneo, in accordo con le ASL, ha mandato una nota dettagliata a tutte le scuole in cui sono descritte dettagliatamente tutte le disposizioni e le procedure da attuare. «Al momento non abbiamo incontrato difficoltà per questi controlli incrociati – sostiene Montù – Utilizzando i nostri sistemi informatizzati di registrazione delle informazioni abbiamo potuto estrarre tutti gli elenchi dei bambini e dei ragazzi che devono essere regolarizzati per le vaccinazioni dell’obbligo. Per le famiglie di questi bambini la Regione Piemonte ha previsto che venga inviata una nota di invito alla vaccinazione con appuntamento (ora e giorno) per regolarizzare la situazione. Contestualmente è stata inviata una copia di un modello di autodichiarazione da presentare alle scuole. I genitori devono semplicemente produrre a scuola l’autocertificazione che sono in regola. Con questa potranno frequentare le scuole. D’ora in avanti comincerà l’attività di vaccinazione vera e propria che continuerà fino a marzo», conclude il dirigente medico.

Montù assicura che l’unico nodo che va chiarito ancora con il Garante della Privacy è il ruolo delle ASL nella fase successiva alla raccolta delle certificazioni, ossia le modalità di invio delle informazioni sanitarie, nel rispetto del diritto alla protezione e riservatezza dei dati personali. Si dovrà chiarire se queste ultime dovranno essere inviate direttamente a scuola oppure alla famiglia, che deve a sua volta trasmetterli alle istituzioni scolastiche. E, infine, emerge il ruolo fondamentale dei pediatri e dei medici di famiglia perché dovranno dare indicazioni corrette alle famiglie.

Montù: “Un medico deve agire nel rispetto delle conoscenze scientifiche”

«Alcuni Ordini dei Medici hanno ritenuto che le posizioni assunte da alcuni di questi medici “no vax” o “antivaccini” non fossero in linea con i doveri deontologici del medico e hanno adottato in questi casi provvedimenti di radiazione. Il medico quando comincia la sua attività professionale fa un giuramento, ovvero quello di agire secondo scienza e coscienza, ma nel rispetto delle conoscenze scientifiche. Nessuno di noi può operare secondo il suo pensiero personale», chiosa il dirigente Montù.

Amedeo Sbriccoli: “Il medico non può dichiararsi, per principio, contrario alla vaccinazione”

Considerazione condivisa anche da Americo Sbriccoli, Presidente dell’Ordine dei Medici di Macerata. L’Ordine dei medici ha riunito recentemente un consiglio nazionale, nel quale il problema è stato posto ed è stato redatto un documento in cui si accetta la prescrizione di considerare come azione disciplinare il dichiararsi contrario per principio all’imposizione vaccinale; mentre l’Ordine s dichiara aperto a qualsiasi altra valutazione che sarà considerata in relazione alla presenza di determinate variabili scientifiche. «Il medico ha tutto il potere di valutare, caso per caso, l’opportunità o meno di esonerare dall’obbligo i pazienti che ritiene a rischio. Ma non può dichiararsi per principio contrario alla vaccinazione. Deve sempre operare nel rispetto dei principi deontologici. Se la scienza stabilisce che la vaccinazione è un fatto acquisito e dimostrato, allinearsi a scienza significa accettare quanto previsto da essa prevista. Chi non lo accetta è una persona che ha tutti i diritti di esprimersi, ma non è un medico» conclude il Presidente dell’Ordine dei Medici della provincia marchigiana.

Tommasa Maio (FIMMG -CA): “I vaccini sono un presidio della salute”

Anche secondo Tommasa Maio, Segretaria Nazionale FIMMG- CA Federazione Italiana Medici di Famiglia  -Continuità Assistenziale, l’obbligo vaccinale è necessario in una situazione complessa come quella che stiamo vivendo oggi, il cui vi è una minore copertura vaccinale. «La vaccinazione è un presidio di salute il cui valore è abbondantemente dimostrato da due secoli di letteratura scientifica e rappresenta un dovere etico per ogni medico che, sulla base delle esigenze dei pazienti, provvederà a personalizzare l’intervento vaccinale. Non si può quindi avere un parere ostativo a priori verso l’atto in se stesso; per i medici convenzionati, in più, la partecipazione alla campagna vaccinale oltre che un dovere etico rappresenta un obbligo contrattuale» afferma Tommasa Maio. Di qui la necessità improcrastinabile di invogliare i cittadini ad affidarsi alle immunizzazioni, la cui importanza è validata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

«Il Ministero della Salute ha aperto con questo provvedimento una nuova fase storica nelle strategie di sanità pubblica che nel tempo porterà a un aumento delle coperture vaccinali e a risultati positivi in termini di tutela della salute della popolazione come già accaduto dove sono stati introdotti nuovi obblighi e regole più restrittive per l’ammissione scolastica».

«Rispetto all’obbligo vaccinale – aggiunge Tommasa Maio – i Medici di Famiglia come sempre sono pronti ad accompagnare i cittadini nel percorso di consapevolezza, ad informare, risolvere i dubbi e ad assumere una presa in carico complessiva di tutto il percorso pre e post vaccinale dei propri pazienti basata sulla conoscenza della storia clinica, sul rapporto di fiducia prolungato nel tempo, creando così il giusto equilibrio tra gli interessi collettivi e quelli individuali» chiude la Segretaria Nazionale FIMMG -CA.

Giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ha allargato i propri orizzonti, affacciandosi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ha iniziato ad acquisire sempre nuove competenze partecipando a diversi progetti nel Giornalismo 2.0. Co-fondatrice della Start-Up L’Indro, dove si occupa della redazione e diffusione di approfondimenti di attualità e politica nazionale in Italia. Collabora occasionalmente con progetti internazionali di giornalismo partecipativo come Blasting News Italia e Lettera43, con un’impronta verso argomenti di società e verso la comparazione con modelli di sviluppo in altri paesi dell’UE. [ Guarda tutti gli articoli ]

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