Quindicinale, Numero 54 - 4 ottobre 2017

Sicuro di lavorare al sicuro?

Quello della sicurezza nei luoghi di lavoro è ancora un tema poco sentito. Eppure, in Italia le norme non mancano
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Quando si parla di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, il primo richiamo alla mente è generalmente di tipo giuridico-normativo. Un richiamo che credo non stupisca, tale e tanta è la disciplina in materia, nella quale tutti noi ci siamo imbattuti prima o poi nel nostro percorso, professionale e non. Difatti non sono le norme a mancare: ciò che spesso manca è la cultura della sicurezza e del benessere del lavoratore. Un’assenza, questa, che induce i titolari d’impresa ad ottemperare alla norma per adempimento e quindi, a mio avviso, con motivazioni ed obiettivi non adeguati; sono proprio queste premesse, infatti, che determinano nel lavoratore la convinzione che la sicurezza si risolva nella conoscenza annoiata di un elenco indefinito di articoli e commi spesso appresi in costosi corsi di formazione, il cui contributo, per quanto in astratto utile e prezioso, inizia e finisce nelle stesse obbligatorie e spesso risicate ore d’aula.

Partiamo dalle definizioni

Ma come è possibile diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro? In che modo si possono coinvolgere le persone affinché vivano la sicurezza come una buona abitudine e come pratica indispensabile del proprio agire nei luoghi di lavoro? Cultura è comunemente definibile come l’insieme delle cognizioni intellettuali che, acquisite attraverso lo studio, la lettura, l’esperienza, l’influenza dell’ambiente e rielaborate in modo soggettivo e autonomo diventano elemento costitutivo della personalità, contribuendo ad arricchire lo spirito, a sviluppare o migliorare le facoltà individuali, specialmente la capacità di giudizio. Citando il professor Carlo Galimberti, la cultura della sicurezza, non può essere ridotta ad un elenco di norme e principi astratti, ma deve essere considerata, invece, come l’insieme dei processi organizzativi e delle pratiche professionali, delle norme scritte e delle convenzioni informali, dei linguaggi, dei modi di pensare, di percepire e di rappresentare il rischio in azienda. 

Con questo intendo dire che la sicurezza diviene cultura, capace di regolare atteggiamenti e comportamenti nei luoghi di lavoro, quando è parte integrante dei valori d’impresa e quando è alla base del disegno dei processi di lavoro. In breve, diviene cultura quando la sicurezza è pensata e progettata in un’ottica di sistema.

Progettare un sistema per la sicurezza ed il benessere dei lavoratori

La formazione per la sicurezza e gli investimenti più ampi ad essa correlati vengono spesso considerati un costo, un onere cui far fronte col minore impatto possibile. Perché non considerarlo, invece che un costo, un investimento? E quando si può parlare di investimento?

A mio avviso occorre agire modificando le premesse, le finalità e gli obiettivi che ci si propone di raggiungere:

  • da adempiere ad un obbligo normativo a progettare un sistema organizzativo che agisca in sicurezza;
  • da trasferire insiemi nozionistici a modificare atteggiamenti e comportamenti, affinché divengano virtuosi e parte integrante dell’agire della persona nei luoghi di lavoro.

Le strade possibili e perseguibili sono diverse, elenco quelle che derivano dalla mia esperienza e dal mio pensiero, che sono traducibili in:

  • definire l’agire in sicurezza una priorità dell’organizzazione, da cui consegue l’elaborazione di policy organizzative e di organizzazione del lavoro commisurate agli assetti interni e ai rischi presenti in azienda. La sicurezza non è generale, ma è specifica e situazionale;
  • descrivere e chiarire i valori d’impresa connessi al tema del benessere nei luoghi di lavoro. Ciò in cui crediamo va comunicato;
  • definire ruoli, funzioni e relative responsabilità; ma soprattutto, creare nodi connettori in azienda che contribuiscano a diffondere le buone partiche e che agiscano, dunque, prima che come soggetti sanzionatori, come esempio concreto e motivante all’agire sicuro. La vera forza che governa l’agire non è tanto la norma, quanto l’esempio;
  • attivare un canale d’ascolto con i Rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza (RLS). La conoscenza, contatto e presenza che essi esprimono, dei luoghi di lavoro e nei luoghi di lavoro rappresenta un valore da cogliere;
  • favorire la generazione di comportamenti lavorativi corretti, a tutela della salute nei luoghi di lavoro, e questo è possibile a partire dalla diffusa consapevolezza sul significato del rischio. Occorre rendere consapevoli le persone degli atteggiamenti psicologici che regolano la predisposizione al rischio;
  • creare piani formativi centrati sulle abilità comportamentali. La formazione degli adulti, prima che nozionistica, deve essere in grado di rilevare e agire su atteggiamenti e comportamenti. Ancora di più su questo ambito specifico, la formazione è efficace quando ideata e progettata con l’intento di modificare le capacità esercitabili sul campo.

Infine credo sia essenziale dare evidenza e comunicare l’impegno della direzione nel creare e sostenere atteggiamenti sicuri. È richiesto alla direzione di agire in coerenza, pertanto il processo qui descritto non è sostenibile se non è supportato dall’evidente sensibilità dei vertici dell’azienda al tema del benessere dei lavoratori. La comunicazione e la diffusione dei valori guida, a regia del modo corretto di vivere la sicurezza nella sua dimensione più ampia, rappresenta un importante obiettivo cui tendere per trasformare il benessere del lavoratore da costo ad investimento, da pratica onerosa a buona pratica organizzativa, da adempimento normativo a cultura organizzativa.

Di recente la E.ON Energia ha affisso all’entrata della centrale di Ostiglia un cartello che recitava: «Arriva in sicurezza, lavora in sicurezza, torna a casa in sicurezza». Mi è parso un bel modo, chiaro ed efficace, per comunicare la cultura della sicurezza d’impresa. Un esempio semplice ma che può essere, forse altrettanto semplicemente, anche imitabile.

 

(Credits photo: http://persbaglio.ilcannocchiale.it).

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Autore
Dal 2008 Responsabile del Settore Formazione e Sviluppo Organizzativo all'Università di Bologna. Contestualmente collabora con Associazioni professionali per l'innovazione dei processi e sistemi formativi e svolge attività di docenza e consulenza sui temi dell'H.R. Fra i più recenti interessi e progetti ha approfondito lo studio e sviluppo delle capacità adattive nei contesti complessi e di autodiagnosi dei percorsi di carriera del middle management. Nel proprio percorso di studi, si è sempre dedicata ad approfondire la conoscenza dei sistemi organizzativi e i temi del lavoro, dal diritto alla psicologia.
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