Quindicinale n.39, 30 novembre 2016

ParteAttiva, l’associazione delle partite IVA

Una rete per difendere i diritti e per creare opportunità
ParteAttiva, l’associazione delle partite IVA
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Un universo ampio ma informe, una realtà vasta e articolata, un mondo di oltre cinque milioni di persone che, con gli addetti, supera i dieci e che rappresenta, con questi numeri e un’incidenza sul Pil del 70 per cento, la vera spina dorsale dell’economia italiana. È il cosiddetto “popolo delle partite iva”, vale a dire l’insieme di tutte le forme esistenti di lavoro indipendente, dal piccolo e medio imprenditore al professionista, dal commerciante ed artigiano al lavoratore autonomo. Un mondo che, per definizione, è fatto di figure autonome poco propense  a legarsi, a fare rete. ParteAttiva nasce per volontà di un gruppo di “partite iva” mosso dalla convinzione che i mutamenti intervenuti nella nostra società e l’attuale e perdurante situazione di crisi economico-finanziaria impongano a questo mondo un nuovo e vigoroso protagonismo politico e sociale. Questa realtà intende mettere a disposizione un modello di rappresentanza moderno ed innovativo basato innanzitutto su una visione unitaria ed organica del proprio mondo di riferimento.

L’approccio “categoriale” deve lasciare il passo ad una considerazione di insieme di una realtà  ormai caratterizzata dalla  presenza crescente di elementi strutturali e di problemi comuni,  nettamente prevalenti sulle differenziazioni in termini di interessi ed obiettivi. In altre parole c’è quindi l’ambizione di mettere in moto un processo di profonda ristrutturazione della rappresentanza del lavoro indipendente per costruire, anche assieme ad altri soggetti interessati, un organismo espressione di questo mondo con pari dignità rispetto alle organizzazioni di tutela degli interessi del lavoro dipendente e della grande impresa. ParteAttiva intende organizzare – intorno a temi ed obiettivi comuni – gli interessi dei propri associati rivolgendo la sua azione da un lato a tutela delle aspettative e, dall’altro, al superamento delle grandi e quotidiane sofferenze della piccola e media impresa e del lavoro autonomo. Indispensabile appare quindi, proporre e battersi per la costituzione di un grande soggetto pubblico nazionale – sull’esempio della SBA americana – al quale affidare risorse finanziarie e la funzione di elaborare ed imporre politiche di favore e di sostegno alle piccole e medie imprese e al lavoro autonomo.

La tanto auspicata è attesa ripresa dell’economia, una migliore diffusione del benessere, una maggiore protezione del consumatore e il futuro delle nuove generazioni dipendono molto dal grado di sostegno, di tutela  e di riconoscimento che una società ritiene di assegnare al mondo delle imprese e del lavoro autonomo. Ma in un Paese come il nostro –in cui il dibattito è troppo spesso caratterizzato da una vuota retorica e nel quale la classe politica, nel suo complesso, sembra storicamente incapace di realizzare interventi organici e credibili-  servono, nell’interesse di tutti, nuove forme di organizzazione e rappresentanza di quella parte del tessuto produttivo che può, davvero, definirsi la grande forza propulsiva dell’economia italiana. E occorre in sintesi fare rete, superare lo scetticismo di fare “categoria” a se, comprendendo fino in fondo che la strada è tracciata e che da soli risulta difficile, oggi, far sentire la propria voce. Una voce che invece esiste e borbotta, ma che per bucare la membrana dell’interesse istituzionale deve farsi compatta, reale, pesante; come i numeri che porta con se e che le permettono di farsi sentire. Davvero.

[Per approfondimenti sul tema, vi consigliamo anche la lettura di: Partite IVA: dal 2015 il nuovo regime forfetario e una grande occasione persa (o rimandata?)]

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