Al Nord si leggono i libri del Sud

Eccoli lì, i dati ISTAT 2014 su produzione e lettura in Italia, anche quest’anno ci sbattono in faccia la solita storia: al sud (e isole) meno di un italiano su tre ha letto almeno un libro. Sì, perché poi, alla fine, è sempre il dato negativo che crea dibattito e io, da uomo del sud […]

Eccoli lì, i dati ISTAT 2014 su produzione e lettura in Italia, anche quest’anno ci sbattono in faccia la solita storia: al sud (e isole) meno di un italiano su tre ha letto almeno un libro. Sì, perché poi, alla fine, è sempre il dato negativo che crea dibattito e io, da uomo del sud – nonché editore – mi sento scottare ogni volta.

Ecco, proprio “scottare” è la parola che mi serviva, perché avete presente il luogo comune sugli effetti del clima nella gente del Sud? Ebbene, si tratta esattamente di questo. Delle giornate fantastiche che ci sono giù fino alla fine dell’autunno. E dei colori meravigliosi dell’inverno, quei colori che fanno brillare ogni cosa perché il sole ha una luce così viva e invitante che di starsene comodi in poltrona col plaid sulle gambe a fantasticare di storie d’amore, draghi, agenti segreti o amanti sadomaso non se ne parla proprio. Allora tutti fuori, a sentirsi scottare per davvero la faccia dal sole, a parlare con gli amici, a tenere per mano una ragazza sul lungomare e a lasciar correre i bambini. Provate a guardare una piazza di Salerno, di Cagliari o di Palermo il 20 dicembre o il 16 marzo: fatelo. Gente, folla, vita. Perché al sud, le giornate cupe e piovose sono argomento di discussione come al nord, a gennaio, lo è una giornata di sole.
Forse sto esagerando, ma ci siamo capiti.

Che poi il Nord è pieno zeppo di gente del sud che lì ci vive, studia, lavora e ci compra i libri, libri fatturati da librerie del nord che a volerseli comprare al sud e portarli su in valigia prendono l’odore dei cibi di mammà.
E poi, diciamolo, leggere è una passione, un piacere, una scelta che si fa o non si fa, come fare sport, come abbandonarsi alla passione per il campeggio o passare ore in cucina invece di scongelare per cena una qualsiasi schifezza. E se leggere è senz’altro una delle migliori espressioni culturali, anche viaggiare, per fare solo un esempio, è cultura, eppure non leggo fiumi di parole sulle classifiche di chi viaggia.

Aggiungo che il libro è un mezzo faticoso – ve lo dice chi i libri li crea, li vende e ci campa – una passione che richiede un impegno che non tutti sono disposti ad assumere in un’epoca in cui il video la fa da padrone. Film, serie tv, videogames e altro ancora sono tutte forme di intrattenimento semplici, che chiedono solo di tenere occhi e orecchie aperte e godere della fantasia e dell’impegno di altri. Il tutto, spesso, a costo zero.

Continuano ad aprire negozi di videogames e a chiudere le librerie, sto parlando ad esempio di Roma, non dei centri con meno di duemila abitanti dove diventa sempre più un miraggio trovare una libreria fornita nella quale perdersi. Sono i trend commerciali della nostra epoca, facciamocene una ragione.
E ora basta scrivere, fa caldo e con questo sole a malapena leggo il display del portatile, vado a tuffarmi.

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