Crowdfunding COVID-19: gli italiani che donano, le piattaforme che lucrano?

Le piattaforme di crowdfunding guadagnano da emergenze come quella del COVID-19? Il caso dei Ferragnez con GoFundMe spiegato da un esperto del settore.

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Il crowdfunding ha mandato in soffitta gli sms solidali, travolti dalle polemiche degli ultimi anni, in merito all’impiego dei 30 milioni di euro raccolti in occasione del terremoto del Centro Italia 2016.

Ai tempi del coronavirus, uno degli effetti collaterali della pandemia è una maratona di solidarietà che sta coinvolgendo migliaia e migliaia di italiani: “Perché il mare è fatto di gocce e noi vogliamo essere una di quelle. Uniti ce la faremo”, scrive uno dei donatori della raccolta organizzata sulla piattaforma americana GoFundMe, a sostegno del San Raffaele di Milano dai Ferragnez, Chiara Ferragni e Fedez, che vola spedita con il risultato record di quattro milioni e mezzo di euro.

Sono oltre tremila le campagne di raccolta fondi ospitate su GoFundMe, nel mondo, a sostegno di ospedali e associazioni che lottano contro il COVID-19. Oltre duecento quelle lanciate solo in Italia, che spuntano ogni giorno come funghi in ogni angolo del Belpaese. L’italiana Eppela contiene tanti piccoli grandi progetti da sostenere, dall’aiuto alle associazioni di volontariato che si occupano dei malati, agli ospedali, al supporto ai locali oggi chiusi per l’emergenza sanitaria, con la speranza di tornare a brindare insieme. Sul sito di ASSIF (Associazione Italiana Fundraiser) si registrano 85 donazioni dirette agli ospedali e 53 campagne verificate di raccolta fondi, dirette alle strutture sanitarie, per contrastare il COVID-19, garantite per i donatori.

Una gara di solidarietà senza precedenti, che sta mobilitando milioni di euro per un’emergenza globale che può comportare, per i portali online, commissioni variabili dal 4% al 7% sul capitale raccolto: circa 15 milioni di euro, in questa prima fase, solo per le strutture ospedaliere del Nord Italia.

 

L’evoluzione del crowdfunding dagli sms solidali al pagamento digitale

Racconta l’evoluzione degli strumenti di crowdfunding Claudio Bedino, fondatore nel 2011 di Starteed, che fornisce chiavi in mano l’infrastruttura digitale per campagne di raccolta fondi: “Lo strumento di crowdfunding sta evolvendo nel tempo, rispetto all’adozione degli sms solidali. Lo abbiamo sperimentato come azienda quando facemmo una grande raccolta per il terremoto in Centro Italia. Il driver che ci spinse ad attivare una raccolta fondi molto ampia già ai tempi con LA7, Corriere della Sera e Tim, che raggiunse oltre un milione e mezzo di raccolta con più di 20.000 persone, fu che sui social, soprattutto su Twitter, intercettammo subito la volontà degli italiani residenti all’estero che volevano fare delle donazioni, ma che non potevano farle attraverso il numero solidale, che è raggiungibile solo in Italia. Questo è l’esempio di come lo strumento abbatte certe barriere: oggi il pagamento digitale è decisamente più evoluto”.

Uno dei limiti degli sms solidali sta nella quantità di denaro da donare, mentre il crowdfunding permette maggiore libertà, spiega Bedino: “Lo strumento tecnologico si è evoluto negli ultimi anni, e il crowdfunding permette di compiere un gesto liberale in maniera molto semplice, introducendo l’aumento della donazione media. Qualsiasi foundraiser dice che l’sms è stato fantastico, ma ha massacrato completamente la donazione media delle persone, perché lo scarico di coscienza dei due euro per dire ‘ho fatto del bene’ è stato un fattore devastante per chi raccoglie fondi. In questo senso il crowdfunding consente una certa libertà sulle somme da donare, per la raccolta per emergenze come quella che stiamo vivendo”.

Nel 2019 la cifra complessiva raccolta in Italia è stata quasi di 164 milioni di euro, con un aumento del 59% rispetto all’anno precedente, secondo il rapporto sul crowdfunding in Italia di Starteed. A fare la parte del leone l’equity crowdfunding, che permette di investire in piccole-medie imprese e startup in cambio di quote societarie, mentre il donation e reward crowdfunding, che si occupa di donazioni liberali, si è fermato nel 2019 a quota 16 milioni di euro di raccolta.

“Questo tipo di pratica si è andata sempre più diffondendo negli ultimi anni, perché è diventata più strutturale. Se ne parla meno – rileva l’imprenditore – ma i numeri del report dicono che c’è un consolidamento, una presa di coscienza. Il crowdfunding non è la panacea di tutti i mali, non è che qualsiasi cosa si può risolvere con le donazioni, con la rete e le persone; ma nel momento del bisogno, quando dietro c’è una comunità forte, un argomento sensibile che tocca tante persone, questo è uno strumento assolutamente importante. Uno dei fattori di criticità di quando si approccia questo tipo di piattaforma è che vincola a progettualità ben definite, molto chiare, a volte iperlocali o destinate a una cerchia ristretta di comunità intorno a un argomento, perché nell’ideale collettivo, sostituirsi a quello che lo Stato dovrebbe fare, a meno che non siano grandi catastrofi, sotto certi punti di vista porta sempre polemica. Il crowdfunding non è uno strumento di tassazione 2.0.”

 

L’Antitrust contro GoFundMe e i Ferragnez: eliminare le commissioni dalle donazioni

Non è tutto oro quello che luccica. Ogni piattaforma trattiene dal 4% al 7% per cento di commissioni sulle transazioni effettuate, sia come percentuale sulle somme effettivamente raggiunte tramite donazioni, sia per le commissioni applicate per le transazioni con carte di credito.

Risale al 22 marzo scorso la pronuncia dell’Antitrust, che ha disposto un intervento in via cautelare nei confronti di GoFundMe relativamente alla donazione aperta dai Ferragnez per le strutture ospedaliere dedicate al COVID-19, per il fatto che spinge a “effettuare donazioni sul presupposto che sia un servizio gratuito, quando invece condiziona nella scelta delle commissioni attraverso la preimpostazione” con valore dal cinque al dieci per cento, si legge nel documento dell’Agcm. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha imposto di togliere il valore preimpostato in piattaforma, per non condizionare il donatore.

Su questo punto da giorni si è innescata una polemica tra il Codacons e i Ferragnez, che si sta concludendo a suon di querele. Spiega Bedino: “Riguardo a GoFundMe, spezzo una lancia a favore e una contro. Sicuramente il crowdfunding ha tra gli ingredienti fondamentali la trasparenza, che si esprime nella visibilità dei fondi raccolti, nella loro destinazione. Anche per piccole cifre è importante la trasparenza, che poi è alla base di uno dei pilastri del crowdfunding: la fiducia. GoFundMe non pecca nella destinazione dei fondi, come altre raccolte; pecca in un modello un po’ più americano, anglosassone, l’applicazione delle commissioni per le piattaforme digitali. Dove loro dicono ‘non applichiamo commissioni’, fanno leva sulla base volontaria della persona che sta donando; giocano sulla leggerezza, non dico futilità, di chi fa un gesto senza badare troppo al contenuto. Sulla piattaforma in fase di check out era possibile eliminare la commissione e donare addirittura a commissione zero, cosa che su altre piattaforme non succede”.

“Non mi permetto di giudicare questo comportamento, ma dal punto di vista personale non lo reputo corretto. Noi sulla nostra piattaforma siamo sempre stati più trasparenti: non siamo un operatore, ma forniamo l’infrastruttura agli operatori. In questo frangente abbiamo scelto di non applicare le commissioni, di non avere forme di lucro, se non quelle di recupero dei costi direttamente agli operatori che ci hanno chiesto di fornirgli l’infrastruttura tecnologica. Capisco che il settore, soprattutto per chi vive di questo mestiere, deve avere un ritorno economico, che non è sempre facile giustificare”.

 

Le polemiche non fermano la solidarietà. Dopo il COVID-19, quale futuro per il crowdfunding?

La presa di posizione di Agcm evidenzia secondo Bedino, la necessità che gli operatori si accordino su regole etiche condivise: “L’authority ha fatto un’azione da un lato significativa, dall’altro lato esagerata. Solleva un problema mai risolto, cioè un accordo tra piattaforme in cui si condividono le buone pratiche entro cui bisognerebbe operare, al netto di stabilire quella che potrebbe essere la forchetta standard di commissioni, oltre al modo in cui effettivamente possono essere somministrate a chi utilizza queste piattaforme. Perché non è che tutte le volte come utente devo leggere le condizioni in cui vado a donare. Potrebbe essere questo, visto lo stadio evolutivo del settore, qualcosa da fare e che non è stato fatto, per evitare al fruitore di queste piattaforme e ai donatori di doversi preoccupare e di avere una preliminare sfiducia verso lo strumento. Sarebbe un peccato che, per un caso come quello di GoFundMe, non ci fossero più persone che usufruiscono di piattaforme di crowdfunding per fare delle donazioni”.

Al momento non sembrano esserci conseguenze di rilievo nella raccolta fondi tramite piattaforme digitali: prosegue la corsa benefica alla solidarietà. Conclude Bedino: “Eventi come la pandemia trascinano in un vortice critico di conseguenze negli anni, sono punti di svolta sotto certi aspetti. Riguardo alla parte dell’adozione delle transazioni digitali, sarà rilevante, e di questo beneficerà ulteriormente la raccolta fondi con la modalità di crowdfunding. Il crowdfunding ha bisogno comunque di uno storytelling che passa attraverso un certo tipo di fisicità, che non vuol dire incontrarsi, quanto piuttosto una storia tangibile e reale. È uno strumento che abilita una pratica che si basa su un concetto vecchio di secoli, lanciato in un momento importante, con l’avvento dei social network. Non è solo l’abbattimento delle barriere grazie alla rete, ma il ricreare relazioni, fattore alla base di un’iniziativa di crowdfunding, che dà impulso al tutto e lo rende uno strumento non etereo, ma radicato su basi molto concrete”.

Photo by Perry Grone on Unsplash

Classe 1976, è una giornalista freelance che vive e lavora nelle Marche dove approfondisce temi di attualità imprenditoriale legati alle dinamiche economiche e ambientali del territorio di riferimento. Collabora con Corriere Adriatico e Cronache Maceratesi. Il suo motto è "memento audere semper". [ Guarda tutti gli articoli ]

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