Editoriale 09. Punto e a capo.

Supera il milione il numero dei genitori italiani in cerca di occupazione, in aumento di oltre il 6% rispetto a due anni fa. Hanno tra i 24 e i 65 anni e forse sono anche i nostri, quei genitori. Ci eravamo abituati all’idea che sì, la crisi attanagliava anche l’Italia, ma tutto sommato il modello […]

Supera il milione il numero dei genitori italiani in cerca di occupazione, in aumento di oltre il 6% rispetto a due anni fa. Hanno tra i 24 e i 65 anni e forse sono anche i nostri, quei genitori.

Ci eravamo abituati all’idea che sì, la crisi attanagliava anche l’Italia, ma tutto sommato il modello famiglia arginava i danni. Ora, invece, è come se l’Istat ci dicesse che bisogna ripartire pur non avendo le protezioni di prima. Senza l’ombrello abbiamo sempre l’impressione che piova un po’ più forte. I modelli cambiano perché la società si trova a fare i conti coi numeri e la faccia della famiglia italiana somiglierà sempre meno a quella dei suoi nonni. Tutto sommato, sembra quasi un bene.
I passi indietro, nel lavoro, ci arrivano spesso come passi falsi semplicemente perché ci hanno cresciuti con l’idea che per migliorare persona e carriera si potesse andare solo avanti. Le decisioni sono invece un movimento senza direzione di marcia obbligatoria. Le eccezioni certo non mancano e guarda caso hanno riflessi negativi: dalla fusione Whirlpool-Indesit ai call center di Seat Pagine gialle, andare a fondo su questo tema ci ha permesso di sdoganare la sottile ipocrisia del dietro front.

Il mondo delle imprese sta confermando questo quadro: prima delocalizzazione e poi reshoring, prima diversificazione e poi core business, è sempre più evidente la necessità del punto e a capo. Nella libertà del fermarsi c’è del resto tutta la potenza delle scelte. Gli stessi grandi manager colpiti da dislessia ci ricordano quanto sia preziosa la calma: abbiamo dedicato un articolo anche a loro.
Il difficile è subirlo, però, quel punto e a capo. Licenziamenti fatti male e comunicati peggio ma anche brutte notizie da far circolare in azienda. In un confronto Italia-Usa, abbiamo evidenziato impostazioni culturali agli opposti prima ancora che attitudini manageriali differenti.

È di poche ore fa la notizia che Ryanair ha avviato in Italia un roadshow declinato per il trade, in modo da consolidare il legame con le agenzie dei viaggi e avviare addirittura, pare, una divisione Gruppi per gestire prenotazioni collettive. A parlare è proprio quello stesso vettore irlandese che anni fa sbandierava di non volersi aprire al canale intermedio e di puntare soltanto all’acquirente singolo on line.
A volte c’è bisogno di apparenti passi indietro per rilanciare immagine e fatturati. Già nel 2013 Ryanair aveva ritrattato il ferreo divieto del secondo bagaglio a mano, seppur piccolo e prima bandito senza deroga. Era da poco stata pubblicata la classifica del gradimento delle principali compagnie aeree e la posizione di Michael O’Leary era a dir poco sfavorevole.
A volte basta poco, persino una borsetta a portata di mano in cabina, per riposizionare i mercati e legittimare il punto e a capo.

CONDIVIDI

Leggi anche

Editoriale 27. Conflitti

Il contrario di pace non è guerra, anche se da Tolstoj in giù lo abbiamo sempre pensato. La parola giusta è conflitto, più intensa perché più sfumata. La guerra si immagina e si evoca, anche se le forme sono in costante evoluzione: resta il fatto che dire guerra presuppone un’arma. Nel conflitto entrano in gioco […]

Editoriale 106. Un palco per il lavoro

Nel giorno in cui l’Italia si continua a fratturare tra i sì e i no del Green Pass, tra le sigle violente con cui ormai qualsiasi gesto viene ricondotto ad appartenenze generaliste e, soprattutto, nel giorno in cui scioperi annunciati riempiono la legittimità delle strade, l’editoriale che sto iniziando a scrivere racconta, piuttosto, qualcosa che […]

Editoriale 42. Dopolavoro

Quando la filosofia scende in campo con uno dei suoi cavalli di battaglia, il tempo, a Orazio ho sempre preferito Seneca. Non che il primo sbagli il tiro ma il secondo alza meglio la palla. Cogli il giorno fidandoti il meno possibile del domani, sostiene Orazio. Non abbiamo ricevuto una vita breve ma l’abbiamo resa […]