Il Lato A di Maurizia Cacciatori

In questa uscita del Lato A scopriamo le preferenze musicali di Maurizia Cacciatori, campionessa di volley oggi testimonial all'interno delle aziende.

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Maurizia Cacciatori è tanti piani sovrapposti.

È certamente la grande campionessa che ha vinto tanto nei club, sia in Italia che in Spagna, e che ai Mondiali del 1998 è stata premiata come miglior palleggiatrice del torneo. Poi è colei che, con il suo stile e la sua immagine, è riuscita ad avvicinare ancora di più il volley alla gente.

Oggi, lasciato lo sport professionistico, è soprattutto testimonial nelle aziende, dove racconta la sua esperienza di sportiva di successo e di come tante dinamiche si ritrovino sia nello sport che nel lavoro.

A me, però, piace presentarla come lei stessa ama definirsi: una toscana schietta e diretta, con il marmo della sua Carrara che le scorre nelle vene.

Nel contempo, però, si sente un po’ Amélie Poulain nel suo favoloso mondo. In lei c’è molto della protagonista del film, che affonda le mani nei semi al mercato o che porta un cieco in giro per la città raccontandogli quello che sta succedendo intorno a loro.

Ma è giusto cominciare da un momento preciso: quello in cui ci porta la sua prima canzone, Papa don’t Preach. Maurizia era un’adolescente che ascoltava Madonna con grande passione. Proprio in quel periodo era stato annunciato il suo tour mondiale, con un’unica data italiana allo stadio Delle Alpi di Torino. Naturalmente Maurizia voleva andarci a tutti i costi, ma i suoi genitori, considerato che era ancora troppo giovane, opposero un no senza troppi margini di trattativa. Se oggi, da genitore, capisce il perché del no, allora fu una delusione cocente che sentì come una privazione fortissima. In quel momento, infatti, si sentiva già pronta a mettersi in gioco, alla prova; soprattutto, pronta a dire quello che pensava.

Maurizia è sempre stata una persona molto autoironica, e quando ascoltò per la prima volta Ridere di Te di Vasco Rossi capì che era esattamente il modo in cui voleva vivere la sua vita: con una leggerezza estrema che però non diventava mai superficialità. Era cercare e trovare il bello in ogni cosa.

Tu sì che sei speciale

Ti invidio sempre un po’

Sai sempre cosa fare

e che cosa è giusto o no

Questa canzone, anche dopo tanti anni, mantiene inalterato il dono di farla sorridere mentre la riporta indietro alla sua adolescenza. Bastano poche note per essere di nuovo lì, mentre torna a casa da scuola, serena e spensierata.

C’è un altro momento importantissimo nella sua vita: quando si è staccata da casa, dalla famiglia e dal suo mondo di ragazzina per diventare subito grande. Maurizia, infatti, è uscita di casa quando aveva poco più di sedici anni e ha dovuto diventare in fretta una donna che faceva parte di un team: doveva essere efficace, performante; a nessuno interessava se era ancora così giovane. Importava solo quanto era brava, che tenuta mentale aveva e quanto valore aggiunto poteva dare per far vincere la squadra. Perché quando si gioca in serie A o si difende la maglia azzurra spesso non ci sono piani B, alibi o seconde opportunità.

Maurizia si sentiva la Piccola stella senza cielo di Ligabue: non una campionessa, ma una ragazza con tante fragilità, che piano piano ha dovuto smussare per raggiungere quello che voleva e reclamare la vetta.

Quando si parla con dei campioni, We are the Champions dei Queen potrei metterla in playlist il giorno prima dell’intervista, oppure, quando viene citata, essere pronto per spiegare che non posso metterla in ogni numero in cui intervisto uno sportivo di successo. Ma Maurizia trova il modo di convincermi: quella canzone è stata ascoltata tante volte con sentimenti contrastanti; sotto al podio quando gli altri festeggiano con la coppa, e allora la si odia con tutte le forze; oppure quando si è lassù, e la si canta come se fosse la canzone più bella del mondo.

In realtà non si è mai dei campioni, ma solo persone che seguono dei percorsi e che cercano sempre di raggiungere il massimo. Persone che vengono chiamate vincenti, quando riescono a dare il massimo – ma questo non significa che lo siano sempre. Il vero campione non è colui che vince tutti i gironi, ma quello che trova un giusto equilibrio.

Maurizia ha vissuto e giocato in Spagna, sia a Tenerife che a Palma de Mallorca, e della Spagna è ancora follemente innamorata; in particolare dell’Andalusia e della costa valenciana, che la rappresentano molto bene per il loro spirito. E non poteva che esserci un pezzo di Jarabe de Palo nella sua colonna sonora: Grita! Maurizia ha passato tanti momenti di grandi successi, ma anche sofferto infinite cadute. In questa canzone c’è la rabbia, la voglia e la forza di gridare tutto quello che non va, di sapersi ascoltare e dire no anche quando tutti si aspettano che tu dica si. È forse il suo manifesto in musica.

Maurizia oggi è anche una mamma felice e orgogliosa, tanto che quando abbiamo scelto una immagine da inserire in questa intervista non ha avuto dubbi: quella con i suoi figli.

 

 

Il Lato B in azienda

Maurizia non ha mai perso la sua identità, quella che l’ha portata a lottare per tutto ciò in cui credeva, giusto o sbagliato che fosse. Cadere e rialzarsi, saper trovare dentro di sé la forza, ma anche accettare limiti e debolezze per poterle gestire e, in alcuni casi, superare.

Ciò che fa oggi è la prosecuzione di quello che faceva con le ginocchiere e la maglia da gioco: portare la testimonianza di quanto sia importante essere resilienti e credibili, e avere obiettivi chiari. Non si possono sempre raggiungere, ma averli ben definiti spinge sempre in avanti e mai indietro.

Le aziende di oggi sono raccontate ancora da Vasco in La Verità: le aziende hanno consapevolezza e anche delle difficoltà; se lo sai e non ti nascondi è più facile trovare la forza e l’energia per trasformare un momento difficile in qualcosa di costruttivo, una spinta consapevole verso il futuro. Quindi, contro il luogo comune che non ci fa correlare istintivamente le dinamiche aziendali al concetto di verità, Maurizia vede proprio nella consapevolezza la capacità di far rendere al meglio il proprio DNA, la propria identità.

Il viaggio musicale nelle aziende continua.

 

Credits:

 Snooky Records Studio by Marzio Francone

 Unsplash.com. Saxophone by A. J. O’Reilly

Torinese, classe ‘68, è trainer, coach e managing partner di risorsa uomo. Dal 2012 al 2017 è stato Global HR Director del Gruppo Landi Renzo. Il suo percorso professionale in ambito HR inizia in IVECO come responsabile sindacale dei plant torinesi. Negli anni successivi, dopo una esperienza di due anni in area sviluppo Iveco worldwide, ricopre il ruolo di HR manager in stabilimenti strategici in Italia ed all’estero. Nel 2010 entra in Comau dapprima come HR Business Partner e, in seguito, in qualità di global HR Industrial Operations. Giornalista pubblicista, l'amore per l'arte e il teatro non lo ha mai abbandonato e, oltre ad una commedia, nel 2012 ha pubblicato “E’ tutto oro che cola”, il suo primo libro legato ad un progetto benefico. A Ottobre 2019 è uscita "Laggendametropolitana", Un progetto a sostegno del progetto Dynamo Camp [ Guarda tutti gli articoli ]

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