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La bellezza della Russia parla italiano

La bellezza della Russia parla italiano

Intervistiamo il comunicatore Manlio Casagrande, che ha scelto di vivere in Russia e da anni racconta San Pietroburgo dalla sua pagina FB: “La Russia, un esotico addomesticato in cui alto e basso vanno a braccetto”.

Raccontare la Russia e la città di San Pietroburgo passeggiando tra i suoi palazzi e le sue vie, con cenni storici e culturali della città cara a Dostoevskij. E ancora: aneddoti sui personaggi del mondo della cultura, russa e non solo, che hanno intrecciato i loro destini anche con l’Italia. Sono alcuni dei contenuti che animano la pagina Facebook Spb24 – San Pietroburgo assolutamente del giovane Manlio Casagrande, comunicatore e divulgatore italiano che da anni vive in Russia.

Una volta laureato in Scienze della Comunicazione a Padova, diversi anni fa, è approdato a San Pietroburgo per imparare il russo da zero. Non l’ha più lasciata. Oggi lavora e vive qui con la sua famiglia. Guardando i suoi tanti video, uno di questi fa riferimento alla visita a Napoli dello scrittore e drammaturgo russo Maksim Gorkij (pseudonimo di Aleksej Maksimovic Peskov), padre del socialismo reale, che a proposito di una manifestazione dei lavoratori durante il suo soggiorno, scrisse: “A Napoli sono in sciopero i tranvieri: per tutta la lunghezza della riviera di Chiaia si stende una catena di conducenti e fattorini allegri e chiassosi, mobili come l’argento vivo: napoletani”. Visitò non solo Napoli ma anche l’isola di Capri, dove, ammaliato dalla bellezza del luogo, decise di invitare Lenin, con cui ingaggiò una storica partita a scacchi che venne immortalata in una foto passata alla storia.

E ancora: con le sue passeggiate lungo le vie della Città Casagrande intreccia cultura e storia russa, passando anche da autori italiani come Gianni Rodari, che amava andare in Unione Sovietica per ispirare la propria vena creativa. Una delle sue opere, Le avventure di Cipollino, oltre a essere tradotta in diverse lingue, venne anche adattata sia per la versione cinematografica, realizzata in lingua russa dallo studio sovietico Soyuzmultfilm nel 1961, che sotto forma di balletto, sia in Russia che in Italia.

Poi la Pietroburgo di Gogol, che era vista dallo scrittore “come una ragnatela di relazioni sociali dove l’imprevedibile è sempre visto con orrore e ogni oggetto o persona vale solo per la sua funzione all’interno di quel sistema e dove le parti sono talmente concentrate su stesse che il meccanismo diventa fine ultimo dell’esistenza”. Una Pietroburgo che lo stesso Gogol racconta così: “Dove tutto è umido, grigio, nebbioso, pallido e omogeneo”.

Un viaggio culturale all’interno del mondo russo, dove San Pietroburgo rappresenta lo scenario ideale per raccontarlo, accompagnandoci per mano attraverso veri e propri salti temporali nella storia della Russia, senza soluzione di continuità: zar, bolscevichi, l’Unione Sovietica, passando per gli anni Novanta, dopo la perestrojka di Gorbaciov, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Manlio Casagrande

Raggiungiamo telefonicamente Manlio Casagrande, che nel momento in cui ci risponde si trova lontano da San Pietroburgo, sul mar Baltico.

Come sei giunto in Russia dopo una laurea in scienze della comunicazione all’Università di Padova?

Volevo passare qualche mese a San Pietroburgo per studiare il russo partendo da zero. L’idea era quella di rimanere lì per tre mesi, che poi sono diventati sei. Trascorsi sei mesi non avevo ancora imparato la lingua come volevo e ho cominciato a mettere annunci; così ho iniziato a insegnare italiano, e questo mi ha permesso di rimanere ancora a San Pietroburgo a perfezionare la lingua. Poi ho conosciuto Andrea, con cui abbiamo intrapreso diverse attività imprenditoriali, tra cui il portale e un caffè che si trova nel centro della città.

Com’è nata l’idea dei video?

Ho iniziato a fare questi video divulgativi perché della Russia si parla sempre in maniera stereotipata, e l’idea di produrre contenuti culturali serviva a portare una serie di fatti e di persone a fare da cuscinetto tra la cultura russa e quella italiana, per fare in modo che la Russia possa essere compresa meglio da chi non la conosce.

Ti senti un ambasciatore che fa da ponte tra le due culture, quella russa e quella italiana?

La mia idea è quella di un format culturale che non vuole essere una lezione universitaria e neppure una sorta di conferenza. Deve essere qualche cosa di divertente e leggero che però sia allo stesso tempo culturale, partendo dal presupposto che chi segue il canale sia interessato agli autori russi come Gogol e Dostoevskij. Toccando i tasti della cultura russa “alta” evito di banalizzare, magari andando per ristoranti (come fanno in tanti) e ordinando la pizza, per intenderci. Se lo facessi, questa soluzione magari mi darebbe anche un seguito più alto, ma non è quello che mi interessa.

Hai realizzato qualche video che lega San Pietroburgo a Dostoevskij? Penso per esempio al suo romanzo Le notti bianche – cronache di Pietroburgo, che narra di un giovane scrittore solitario che vaga di notte per le vie della città.

Nello specifico su Le notti bianche in realtà non ancora: ne ho realizzato uno riepilogativo sulla Pietroburgo di Dostoevskij, uno su Delitto e castigo, e ne ho fatto uno più recente su I demoni. Tornando a Le notti bianche, mi piacerebbe farlo in estate, preferibilmente nel mese di giugno.

Ti confronti con qualcuno di locale, amici russi, per esempio, prima di realizzare uno dei tuoi tanti contenuti video?

In realtà no. Vivo in Russia da quindici anni, la maggior parte delle informazioni le raccolgo documentandomi attraverso i libri e dalle mie sensazioni, grazie anche all’esperienza che ho maturato nei diversi anni trascorsi qui in Russia non solo come turista, ma anche come persona che ci vive e ci lavora.

Ci sono anche russi che svolgono attività di divulgazione per i turisti al fine di incentivare il turismo nel loro Paese?

Ci sono, e non sono tanti. C’è una coppia di ragazzi russi molto brava che realizza video su YouTube di circa trenta minuti l’uno, quindi con un format molto diverso dal mio. C’è da dire che i russi non sono così portati a promuoversi e a pubblicizzare le loro bellezze, forse anche per via della loro eredità comunista, periodo storico e culturale dove tutto andava fatto fuorché reclamizzare prodotti o autopromuoversi. I tempi sono cambiati, e credo che anche gli stessi russi nel 2018, durante l’organizzazione dei mondiali di calcio, abbiano scoperto con piacere che chi arrivava a San Pietroburgo rimaneva estasiato dalla bellezza che lo circondava.

Che cosa vuol dire raccontare la Russia, per te?

La Russia può essere una sorta di esotico addomesticato o viceversa. Mi spiego: è un po’ la periferia d’Europa che viene percepita come inizio dell’Asia, anche se i russi sono in realtà europei, nonostante il confine li abbia portati ad assorbire degli aspetti culturali non proprio europei. C’è poi una grande letteratura europea, quindi dei picchi molto alti di cultura che rendono per qualcuno l’immagine della Russia un po’ contraddittoria, l’alto e il basso vanno a braccetto. Il fascino della Russia sta proprio qui, perché è difficilmente decifrabile dagli europei. Io, per esempio, ho usato la cultura russa per capire me stesso: loro ragionano in un modo diverso dal mio. Credo che la modalità giusta per relazionarsi sia quella di cercare di comprendere l’altra cultura con cui ci troviamo a confrontarci.

Raccontare quasi ogni giorno la cultura russa e le bellezze artistiche di San Pietroburgo, anche in tempi come questi: la cultura è l’unico ponte che rimane sempre intatto.

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In copertina il palazzo di Caterina a San Pietroburgo