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Ripartenza a Verona: il lavoro non sarà un’Arena

Ripartenza a Verona: il lavoro non sarà un’Arena

A Verona la ripartenza parte da ciò che è umano: risorse, rapporti, e cultura. La testimonianza di quattro professionisti locali.

Lara Berardo

6 Settembre 2020

Il sole batte sui vetri, per le strade rumore di automobili, dai bar esce profumo di caffè. Un’insolita Verona semivuota si sta svegliando, in una giornata di questa estate anomala. Ma dietro un’immobilità apparente c’è fermento: oltre i portoni, le finestre e i cortili sono tante le persone che lavorano per ricominciare. È un periodo di incognite, nel quale ci sono professionisti che vogliono reagire a questa ansia da incertezza, mettendo passione e competenza a servizio di una ripresa prima di tutto umana. Con una nuova consapevolezza.

 

“Torneremo a riempire i teatri”

È questo il motto di Andrea Castelletti, direttore artistico del teatro Modus di Verona. Negli ultimi mesi la digitalizzazione ha subito un’impennata e “il ruolo della cultura diventa il perno sul quale possiamo far girare in modo positivo o negativo l’ago della bilancia”, sostiene Castelletti.

Più tecnologia c’è e più umanesimo serve”, prosegue il regista e attore veronese. “Al centro di questa rivoluzione deve essere messo l’uomo, con le sue caratteristiche e le sue relazioni sociali. Se la lasciamo nelle mani dei soli tecnici, sarà una rivoluzione perdente. Se invece riusciamo a coinvolgere gli umanisti, allora possiamo pensare che ci sarà un futuro migliore”. Per questo occorre investire nella cultura: “Le idee che verranno successivamente alla crisi saranno figlie delle idee che circolano durante la crisi”, per cui è importante “sviluppare capacità critica, bevendo più vita possibile. Anche tramite il teatro”.

“In un momento in cui tutto sta cambiando, il teatro ha una grande opportunità: quella di rimanere com’era, di rimanere se stesso”, continua Castelletti, “perché il teatro deve rimanere occasione di incontro, l’opportunità di uscire di casa e vivere un rito collettivo”.

Per rispettare il distanziamento si reciterà davanti a un pubblico ridotto. Castelletti sta già pensando alla possibilità di fare più repliche, uno sforzo maggiore per dare a tutti la possibilità di fruire degli spettacoli in cartellone. Nell’era della rivoluzione digitale “è importante che ci sia un vettore contrario al progresso, voci critiche, per bilanciarlo e permettere uno sviluppo armonico, secondo il modello della dialettica storica”. La cultura è questo vettore. Federico Garcia Lorca ha scritto che “un popolo che non aiuta e non favorisce il suo teatro, se non è morto è moribondo”.

 

Risorse sempre più umane per reinventarsi nel cambiamento

Seduta in un luminoso ufficio, chiacchiero con Andrea Bennardo, responsabile sviluppo presso RisorSe. RisorSe è una società di consulenza e un fornitore di strumenti di valutazione delle competenze comportamentali e motivazionali, partner dell’editore PerformanSe. La sua attività è focalizzata sullo sviluppo delle risorse umane, in particolare di aziende di medio-grande dimensione.

Durante il lockdown “non tutti sono stati accompagnati a sviluppare le competenze necessarie per amministrare responsabilmente il proprio tempo”, mi dice Bennardo. “Le persone hanno bisogno di sviluppare fiducia in se stesse”. Sostiene che sia fondamentale “favorire i processi di recupero del senso del lavoro”, in un momento nel quale i collaboratori devono “essere tranquillizzati, recuperare la fiducia organizzativa, cioè la fiducia che il manager sia presente nei momenti di criticità a distanza”.

Dall’altra parte, i manager sentono la necessità di “far crescere nei collaboratori il riconoscimento della cultura aziendale e la condivisione dei valori, di avere fiducia in loro, nel fatto che siano in grado di realizzare autonomamente e nei tempi l’attività condivisa”. C’è stata dispersione ed è necessario recuperare un senso di unione, per chi è tornato in azienda e per chi continua a lavorare in smart.

È anche tempo di una nuova leadership, di “essere manager diversamente”. “Abbracciare il cambiamento per reinventarsi è il tema della Transformation League, un progetto internazionale che coinvolge diverse società di consulenza indipendenti, tra cui RisorSe. “Questa situazione di emergenza ha evidenziato criticità che già si stavano vedendo in diversi ambiti e ha dato una spinta a reinventarsi”, conclude Bennardo. In questa fase di transizione, il valore aggiunto di società come RisorSe è proprio questo: accompagnare le aziende verso il cambiamento che hanno bisogno di attuare.

 

Ristoranti, “tornati a quando chiamavamo i clienti per nome”

È quasi ora di pranzo e Luca Guizzardi sta apparecchiando i tavoli della Greppia, ristorante che dal 1975 serve i piatti della tradizione veronese e fa parte del circuito delle Botteghe Storiche cittadine. Luca è il figlio dei titolari e dentro la Greppia ci è cresciuto.

“Si lavora a ritmi molto diversi”, esordisce Guizzardi, aggiungendo che “stiamo riapprezzando un modo di lavorare che si era perso, perché si era sempre di fretta. Si era perso il contatto con le persone. Verona viveva da anni in una bolla turistica, i ristoranti erano sempre pieni, e per far fronte alle necessità di servizio si trascurava l’attenzione al cliente”. Di turisti adesso ce ne sono pochi, si lavora principalmente con la clientela locale. Ma, oltre al calo dei coperti, è cambiato anche l’atteggiamento di chi viene qui.

Prima si usciva per abitudine, adesso si esce per la voglia di mangiare fuori, di vivere un’esperienza piacevole. “Siamo stati molto contenti, la prima settimana di riapertura sono venuti a trovarci tutti i clienti abituali”, dice sorridendo il giovane ristoratore. Chi si siede a questi tavoli, ora lo fa con un piacere maggiore, apprezzando di più di ogni dettaglio. Questo gratifica, ma apre anche una nuova sfida: “Adesso bisogna impegnarsi a differenziarsi, a offrire qualcosa di diverso per attirare la clientela”.

Senza la stagione turistica e fieristica, le difficoltà economiche si sentono: la famiglia aveva fatto degli investimenti, basandoli sul numero di coperti che faceva abitualmente. Ma si rende conto anche degli aspetti positivi che questa situazione ha portato. “Hai più tempo per coccolare i clienti, per chiacchierare, che è ciò che le persone desiderano di più in questo momento. Mia mamma dice che le sembra di essere tornata all’inizio, a quando hanno aperto 40 anni fa, quando ogni cliente veniva chiamato per nome”. Luca conclude dicendo che “per raggiungere una serenità economica ci vorrebbe un po’ più di gente, ma non tornerei ai ritmi di prima, ci vorrebbe una via di mezzo”.

 

Le difficoltà non arrestano la ripresa dello sport

Spruzzi d’acqua mi bagnano i piedi mentre parlo con Riccardo Giacometti, coordinatore della Sezione Tuffi della Fondazione Bentegodi, affiliata alla Federazione Italiana Nuoto. Da maggio gli atleti agonisti hanno ripreso ad allenarsi in piscina, ma sono sempre rimasti in contatto anche durante il lockdown, facendo allenamento da casa in videochiamata. Era importante restare attivi e mantenere unito il gruppo. Ora c’è tanta voglia di ricominciare, con tutte le cautele necessarie.

Com’è stato il riavvicinamento all’attività sportiva? “Non vedevano l’ora di riprendere. Lo sport, al di là dell’allenamento e delle gare, è libertà mentale e sociale, è gioia di vivere. Un’importanza spesso trascurata”. Come molti altri settori, è in difficoltà. “Noi abbiamo tenuto botta, non ci siamo mai fermati, nonostante lo stop nelle competizioni. Nel nostro caso il digitale è stato molto utile”.

Perché è importante mantenere vivo il settore sportivo? “Nella crescita di una persona ci deve essere non solo la famiglia, ma anche l’ambiente esterno. La formazione di una persona non passa solo da quello che riceve a casa, ma anche dagli insegnamenti che può ricevere in altri ambienti, come la scuola e lo sport”. “Vedo quanto i genitori dei ragazzi che alleno – continua Giacometti – siano orgogliosi di come i loro figli vengono cresciuti dall’ambiente sportivo che frequentano”. Giacometti ne sottolinea l’importanza sociale: “Lo sport è salute, è passione. Non solo rinforza il fisico, forma anche il carattere”. Prima di salutarci, mi confessa che “se dovessimo fare i conti della serva, in molti abbandoneremmo questo settore. Ma andiamo avanti perché crediamo nel valore di quello che facciamo”.

Leggendo l’ultimo post del cantautore Nick Cave, sul suo blog The Red Hand Files, una frase mi colpisce. Scrive che “il mondo stesso è un progetto condiviso di straordinaria complessità, al quale partecipiamo tutti e attraverso il quale ogni nostra azione risuona nel tempo. Ognuno di noi ha un impatto sugli altri ed è a servizio degli altri”.

 

Articolo redatto come elaborato finale del “Corso di scrittura giornalistica per non giornalisti” organizzato a giugno 2020 da SenzaFiltro.

 

Photo by Alberto Bigoni on Unsplash