Bancarelle in una piazza di Padova, città candidata a diventare Capitale del Volontariato nel 2020.

Veneto capitale del volontariato. Razzisti a chi?

Emanuele Alecci, presidente del CSV di Padova, racconta il successo del festival Solidaria e la candidatura della città a Capitale del Volontariato 2020.

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Esiste un Veneto che spesso non immaginiamo, che apre le porte all’accoglienza, al confronto culturale, che è connotato da un forte tessuto sociale e che ospita numerose associazioni di volontariato. Quest’altra faccia della regione è ben rappresentata dalla campagna Intolleranti verso l’intolleranza, dell’azienda vinicola Astoria Wines, che è stata realizzata proprio per dare una risposta all’ondata di razzismo che attraversa il nostro paese, Partendo dalle parole di Martin Luther King: «Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla».

La natura della nostra società oggi è complessa, «e ciò riguardo tutti i problemi, compreso quello dell’essere umano: o si vede l’unità umana, e le differenze individuali, culturali e storiche sono trascurabili, oppure si vedono solo le differenze, e l’unità umana svanisce» (E. Morin, La sfida della complessità).

Il viaggio alla scoperta di questo lato umano del Veneto ci porta a Padova, dove si è svolta, dal 24 al 30 settembre 2018, un’importante manifestazione dedicata al mondo del volontariato: Solidaria. L’evento si è svolto all’insegna della multiculturalità e della valorizzazione delle differenze. L’idea è nata in occasione della candidatura della città a divenire Capitale Europea del Volontariato nel 2020. La città vincitrice – l’altra candidata è la cittadina scozzese Stirling – verrà annunciata ad Aarhus, attuale Capitale, il 5 dicembre 2018.

Ci sono stati 50 appuntamenti, oltre 100 ospiti e 40 associazioni coinvolte: la rassegna è stata organizzata dal Centro Servizi Volontariato (CSV) di Padova in collaborazione con il comune. È nel segno della contaminazione fra gli alti valori del volontariato e quanto di buono ci possono donare le arti a livello di benessere sociale che è nato e si è svolto questo festival, al fine di contribuire allo sviluppo e alla crescita culturale del territorio.

Emanuele Alecci, Presidente Centro Servizio Volontariato di Padova, ha introdotto l’evento con queste parole: «Solidaria vuole essere uno sguardo verso il futuro; un futuro “fatto di comunità”, in cui ciascuno si senta parte di un tutto, in cui la solidarietà costituisca una necessità dell’individuo più che un dovere, in cui si sappia guardare agli altri e all’ambiente come un fine e mai come un mezzo».

Siamo andati a intervistarlo per capire com’è andata, e per tirare le somme sullo stato del mondo del volontariato e del terzo settore, oggi e nel futuro.

 

 

Ci parli di questo laboratorio sociale, ricchissimo di spunti e contenuti, che è stato Solidaria. 

È stata una manifestazione, anzi un festival collegato alla nostra candidatura per Padova Capitale Europea del Volontariato. Il 5 dicembre sapremo se saremo Capitale oppure no per il 2020. Durante la manifestazione ci sono stati più di 50 eventi ed è stata molto partecipata, con un gran finale di 15.000 persone che hanno riempito il Prato della Valle, una grande piazza cittadina. L’idea che stava dietro alla manifestazione di quest’anno erano le contaminazioni, come la solidarietà contamina le arti e la cultura, e come la cultura può contaminare il mondo solidale.

L’architettura, nel rinnovo della sua funzione sociale di coesione e partecipazione, di generazione e riappropriazione di spazi, è stato il filo conduttore di alcuni incontri. Che cosa può raccontarci in proposito?

Ci sono stati alcuni appuntamenti sul tema dell’architettura, degli spazi, dell’idea di città, che hanno molto colpito il pubblico, per esempio la lectio magistralis dell’architetto Tito Boeri, Gli spazi della felicità. L’evento si è svolto in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Padova (l’argomento della Lezione è stato: «L’edificazione di uno spazio urbano può coniugarsi con l’esigenza che quel luogo divenga fautore di “legami sociali”? Possiamo pensare ad una città anche dal punto di vista delle relazioni che essa è in grado di generare e promuovere?», N.d.R.). Le cose più importanti di tutta la manifestazione, però, sono stati i migliaia di eventi che non facevano parte del calendario principale – ma secondo me sono stati più importanti dei grandi appuntamenti – che molte delle 50 associazioni della società di Padova hanno organizzato per allietare tutta la settimana. Le iniziative si sono svolte in tutti i quartieri della città, anche in alcune delle zone cosiddette degradate (proprio per il concetto di spazio che si trasforma in un “luogo” nel momento in cui vi sono persone che ne fruiscono in quanto bene comune, N.d.R). 

È bello vedere come si riescono a tenere insieme tutte queste voci culturali e come possono collaborare associazioni piccole e grandi.

Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha manifestato apprezzamento e ci ha fregiato della medaglia di rappresentanza.

Qual è la storia di Padova come città del volontariato?

Padova è una città che ha sempre recepito queste cose. È qui, per esempio, che è nata la Banca Popolare Etica; e negli anni Novanta, quando ci fu la guerra in ex Jugoslavia, è da qui che partivano tutti gli aiuti; la stessa Caritas italiana nasce con una grande intuizione di monsignor Giovanni Nervo, che era un sacerdote padovano. E poi anche il CUAMM – Medici con l’Africa è di Padova, nella loro attività fanno cose straordinarie e anche loro hanno collaborato a tutta la manifestazione e alla grande festa che abbiamo fatto in conclusione della settimana di eventi. Questa è la storia della città. Fra l’altro in occasione di Solidaria è stato esposto al pubblico l’originale del Codice BP 1235, il cosiddetto Statuto di sant’Antonio, della Biblioteca Civica di Padova. La storia racconta che nel 1200 Padova era una città di usurai, e sant’Antonio da Padova, prima di diventare santo, andò alla municipalità per chiedere clemenza verso le persone che non erano in grado di pagare i debiti. Prima infatti venivano uccise e tutti i loro beni incamerati, non solo quelli della persona insolvente, ma di tutta la famiglia. Questa clemenza fu recepita dallo Statuto del Comune e dopo l’amministrazione fu più magnanima. Una testimonianza che ci siamo divertiti a recuperare e che dà prova della rivoluzione sociale in difesa dei più poveri voluta dal santo.

Quali sono i programmi per il futuro?

Al momento siamo focalizzati su Padova Capitale Europea della Solidarietà, abbiamo presentato le ultime carte e gli ultimi documenti al Centro Europeo del Volontariato che dovrà decidere il 5 dicembre.

Quali saranno le conseguenze e i risvolti se Padova verrà nominata Capitale Europea del Volontariato?

La candidatura di Padova a Capitale Europea del Volontariato, come anche Solidaria, sono strumenti e stimoli per portare al centro dell’attenzione la necessità sopra detta di ripensare le nostre città con gli occhi del volontariato. Sicuramente, se saremo Capitale Europea del Volontariato per il 2020 avremo più forza per portare avanti questa idea di sviluppo culturale allargandolo a tutta la regione.

Ritiene che il settore del volontariato, del no profit delle cooperative sia in crescita?

In questo momento sta crescendo molto, anche perché c’è una sorta di arretramento da parte delle istituzioni pubbliche. Questo non è un bene per la società, però favorisce la nascita di organizzazioni anche sofisticate, quindi non solo di volontariato (dove la gratuità è la cosa più rilevante), ma anche di impresa e di economia sociale. Ci sono molte organizzazioni che realizzano quotidianamente interi pezzi di welfare delle nostre città. Siamo in un momento difficile, come tutto il Paese lo è, anche economicamente, però il nostro mondo tiene abbastanza bene.

In particolare qual è la situazione del volontariato in Veneto oggi e quale sarà secondo voi nel futuro?

Il volontariato veneto è molto ben radicato, però rischia di avere una deriva solo sul “fare”. Sarà quindi importante aiutare il volontariato a pensare e a sviluppare progettualità di rete strettamente legate ai bisogni territoriali. Dovranno essere progettualità con una forte valenza culturale, che sappiano mettere al centro anche scelte economiche e sociali necessarie per creare città sempre più inclusive e per tutti.

 

Ci lasciamo con un in bocca al lupo a Padova per la sua candidatura e con l’invito a vedere il cortometraggio, realizzato da Andrea Azzetti e Federico Massa, che è stato proiettato il 25 ottobre 2018 a Bruxelles, davanti alla commissione del CEV – Centro Europeo del Volontariato, ai rappresentanti delle città capitale europea 2018 e 2019 e all’altra candidata per il 2020: 

https://www.youtube.com/watch?time_continue=54&v=6lMDjB6LaiM

Nata alla fine degli anni Settanta, dopo la laurea in Lettere si è specializzata nel settore dell'editoria, assecondando una delle sue grandi passioni: la lettura. È interessata al mondo del lavoro, soprattutto per quanto riguarda il ruolo della donna nella società d'oggi, alle tematiche sociali e ambientali. Nel tempo libero ama fare lunghe passeggiate e praticare yoga. [ Guarda tutti gli articoli ]

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