Tutti promossi gli studenti italiani costretti alla didattica a distanza; come quello in foto, che studia da libro e tablet.

A scuola tutti promossi tranne in educazione digitale

La scuola e le famiglie hanno bisogno di aiuto, e formazione, per trarre profitto dalla didattica a distanza. L'opinione di Simone Terreni, AD di VoipVoice.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Tutti promossi, nessuno escluso. Ed esami “semplificati” per chi deve affrontare la maturità e il passaggio dalle medie alle superiori. Lo trovo giustissimo; ma valeva la pena dirlo venerdì 3 aprile?

Oggi resta ancora il dubbio su come si svolgeranno gli esami di maturità. Nel caso si dovesse rientrare a scuola il 18 maggio (cosa improbabile per tutti), il 17 giugno ci sarebbe il tema di italiano gestito a livello nazionale. La seconda prova invece non sarebbe a carattere nazionale, ma preparata dalle singole commissioni, composte dai professori interni con un presidente esterno. Infine l’orale: nel caso non si riaprissero le aule, l’esame sarà un’unica prova orale sostenuta a distanza. In ognuno dei possibili scenari, tutti gli studenti saranno ammessi agli esami.

Mia figlia Mila ha soltanto 5 anni, quindi il provvedimento non ci riguarda, e soprattutto questa volta non posso confrontarmi e lanciare un sondaggio tra gli altri genitori della chat della classe. L’ho fatto il mese scorso per scrivere l’articolo Scuole chiuse per coronavirus. Ma i genitori a casa chi li paga?, e alcuni di loro hanno dato un contributo molto importante. Non tutte le chat delle mamme vengono per nuocere, questo bisogna dirlo, ma stavolta non mi possono essere utili. Però, poco dopo aver sentito la notizia al tg, vedo passare il mio vicino di casa che sta portando fuori il cane e lancio un urlo dalla finestra (oltre a un cane meraviglioso lui ha un figlio che frequenta la prima media).

“Massimo?”

“Cosa vuoi Mafalda?” (Non meravigliatevi, i rapporti hanno sempre questi toni, e in realtà in tempi di pandemia un po’ di ironia non guasta).

“Cosa pensi del provvedimento tutti promossi?”

“Penso che sia giustissimo, ma è stupido dirlo ora.”

Per una volta siamo d’accordo. E Massimo aggiunge: “Con tutti i problemi che ci sono stati con l’attivazione delle lezioni online, tra le famiglie che non avevano i mezzi per seguirle e i ragazzini svogliati, dire ora che saranno tutti promossi è davvero un incentivo a mollare”.

In effetti qualche settimana fa, quando le scuole erano già chiuse ma si poteva ancora giocare in cortile, suo figlio mi raccontava che molti suoi compagni fingevano di seguire le lezioni, ma in realtà facevano altro. Mentre altri suoi compagni erano costretti ad andare a casa di amici a seguire le lezioni e a stampare i compiti, perché in casa non avevano il computer o la connessione. Proprio pochi giorni fa l’Istat ha rilevato che il 33,8% delle famiglie italiane non ha in casa un tablet o un pc, e oggi non si esclude nemmeno di ricominciare con l’e-learning a settembre.

 

Simone Terreni, ingegnere informatico: “Nonostante le difficoltà, il digitale può diventare strumento di costruzione di massa”

Quando in riunione di redazione dico al direttore che mi piacerebbe occuparmi della scuola anche per questo numero sulle emergenze, lei mi lancia il contatto di Simone Terreni, AD di VoipVoice. Simone è un ingegnere informatico che vive di digitale da decenni, e che si è impegnato in prima persona a fornire piattaforme per la scuola di sua figlia. Loro vivono in Toscana, nella provincia di Firenze. Fissiamo l’intervista telefonica alle 9 del mattino, dopo aver messo mia figlia davanti ai cartoni animati e dopo che Simone ha collegato la sua alla professoressa di matematica.

Simone Terreni, Managing Director VoipVoice

 

Simone, in questo periodo le polemiche sulla scuola online si sono davvero moltiplicate, e anche se il ministro Azzolina ha stanziato 85 milioni per la didattica online, di cui 70 dedicati interamente ai device per gli studenti meno abbienti, il problema non sembra di immediata risoluzione. Qual è secondo te l’errore di fondo di questo approccio digitale?

L’errore di fondo è che noi pensiamo che i nostri ragazzi siano nativi digitali, mentre spesso sono smartphone digitali e non sanno usare le App per un motivo che non sia ludico o di intrattenimento.

Recentemente hai messo a disposizione della scuola di tua figlia una piattaforma di e-learning. Come ha funzionato l’operazione per i 650 ragazzi coinvolti?

Questa operazione ha chiaramente dimostrato che il problema del digitale riguarda tutti. La scuola non era pronta e abbiamo dovuto fare corsi di formazione in fretta e furia ai professori. Le famiglie non erano pronte, e su 650 ragazzi solo il 75 % aveva il pc fisso; molti non hanno nemmeno la stampante. Viviamo in un’era digitale, ma c’è una mancanza assoluta di alfabetizzazione digitale.

Fammi un esempio pratico.

I genitori, che quasi sempre sono perfettamente in grado di aiutare i figli nei compiti tradizionali, sono andati completamente nel panico quando hanno dovuto usare la nuova piattaforma. Attualmente la nostra scuola sta usando tre piattaforme: una è il registro elettronico, poi c’è il programma che serve per caricare i compiti fatti a casa e poi c’è la nostra piattaforma per le videolezioni. Il fatto di usare contemporaneamente tre piattaforme li ha mandati nel pallone e c’è stata una vera esplosione tra le chat. Tanti genitori e tanti ragazzi hanno avuto problemi a trasformare dei file in Pdf, a fare conti tramite Excel, a prendere un Jpg e a inserirlo su un foglio di Word. Ma queste sono operazioni basilari, anche solo per affrontare un colloquio di lavoro. Il digitale sopperisce alla mancanza di relazioni di questo periodo e il traffico sui social network è aumentato del 75%, però l’errore di fondo è pensare che la conoscenza del digitale si riduca allo smartphone.

Possiamo tornare un attimo alla questione dei colloqui di lavoro?

Poco tempo fa in azienda cercavamo una receptionist che facesse anche backoffice. Su un centinaio di candidati solo sette sapevano usare Excel, e nemmeno bene, perché alla prova pratica nessuno ha saputo eseguire tutti e tre gli esercizi assegnati.

Excel è anche per me un tasto dolente. Lo uso tantissimo, ma non credo di poter dire di saperlo davvero usare visto che ha tantissime funzioni, soprattutto di calcolo, che mi sono completamente sconosciute. Diciamo che vorrei chiarire cosa significa per te usare bene Excel.

La tua obiezione è giusta perché in effetti Excel è un programma complesso, ma banalmente nella prova si chiedeva la ricerca di alcuni dati, la selezione di alcune righe e la creazione di filtri. Quindi attività semplici, non operazioni di secondo grado all’interno delle celle. Abbiamo riscontrato una grande mancanza di dimestichezza con questi strumenti. Qualcuno non riusciva nemmeno a stampare il file.

E in effetti questo è un po’ scoraggiante.

È verissimo che le persone possono imparare, però ci aspetteremmo che chi vuole lavorare per un’azienda informatica abbia almeno la patente informatica europea. Invece non è così, e queste mancanze dei genitori si riflettono sui ragazzi, che quando vanno a scuola hanno le LIM (lavagne interattive), ma le usano come se fossero lavagne tradizionali con i gessetti. Sia loro che i professori.

Tu parli di una realtà in cui le LIM almeno ci sono, ma questa non è la norma. A novembre sono stata a Torino a “The publishing Fair”, una fiera dedicata al mondo dell’editoria. In quell’occasione gli editori si lamentavano del fatto che a loro viene richiesto uno sforzo digitale enorme nella produzione dei contenuti, e poi tante scuole italiane ancora non hanno la LIM. Altre scuole ce l’hanno, ma non hanno una connessione che gli permette di utilizzarla. Tu come useresti quegli 85 milioni per la didattica a distanza?

La prima questione da risolvere l’hai già citata, è il diritto alla connessione. Oggi più che mai internet dovrebbe essere considerato un bene primario, invece ci sono tantissime zone bianche non coperte dalla rete.

E poi c’è lo strumento.

Lo strumento non deve essere uno smartphone o un tablet, ma un pc fisso, che ha potenzialità molto più ampie. Gli studenti sono i primi smart worker: hanno i compiti da svolgere a casa e non si può fare lezione con un telefonino. Se chiediamo ai ragazzi di lavorare a distanza per un lungo periodo, visto che la scuola non riaprirà, dobbiamo dotare le famiglie degli strumenti giusti. Alcuni genitori, per esempio, hanno tablet vecchi che non supportano Chrome, su cui va online la lezione dei figli. La questione informatica ora va gestita a livello centrale, questo è sicuro. Un altro intervento importante dovrebbe essere fatto dal servizio televisivo pubblico. La Rai, su alcuni canali, potrebbe fare formazione agli insegnanti e anche ai genitori.

Però tocchi un altro tasto dolente, perché abbiamo gli insegnanti (e forse anche i genitori) più anziani di tutta Europa, e questo moltiplica le difficoltà.

All’inizio alcuni insegnanti facevano resistenza. Però nel tempo ho visto un cambiamento, la classe dei professori si è messa in gioco. È normale che, non avendo avuto un’educazione digitale, questi strumenti siano ostici. Per questo la patente europea dell’informatica dovrebbe diventare un corso obbligatorio per i professori e consigliato per i genitori, anche per affrontare le prossime sfide. Il digitale per me è una missione, ma in generale per il Paese è un’occasione.

Tu dici spesso che la rete dovrebbe essere uno strumento di costruzione di massa.

Le guerre si vincono con la logistica, e in questo momento la logistica del nostro Paese è il digitale. Se oggi si bloccasse internet sarebbe impossibile gestire le informazioni vitali. I medici farebbero molta più fatica a confrontarsi e a scambiarsi i risultati di laboratorio, i giornalisti sarebbero più lenti a dare le informazioni, e non si potrebbe proseguire la didattica.

In sintesi, il digitale ci salverà?

Il digitale può essere usato in maniera scorretta, per far girare fake news, dare sfogo ad ansie e paure e per creare un clima di negatività ancora peggiore rispetto a quello che c’è già. Oppure si può mettere sulla rete il meglio di sé. Chi sa cantare deve cantare e insegnare musica. Chi sa cucinare e fare il pane può dare una mano raccontando i trucchi del mestiere. I parrucchieri e i barbieri potrebbero insegnare ai loro clienti a tenere in ordine i capelli. Solo così il digitale può diventare un’arma di costruzione di massa.

Giornalista per indole, fotografa per passione. Immagina, progetta e scrive dall'ultimo anno di materna. Ama vedere la realtà da alternativi punti di vista e non crede nei confini netti, né geografici né sociali. Dopo la laurea in Scienze Politiche e un master in comunicazione ha lavorato 10 anni per una casa editrice bolognese. Oggi, oltre a essere responsabile di redazione di Senza Filtro gestisce la comunicazione per l'Associazione Epilessia Emilia Romagna. Inoltre collabora con Terzo Tropico, un’associazione culturale che realizza reportage, mostre e volumi fotografici. [ Guarda tutti gli articoli ]

Commenti

X