Un esempio di disuguaglianza tra Nord e Sud del mondo: ville di ricchi accanto a case di poveri.

Disuguaglianza nel mondo: stai col Nord o col Sud?

Il rapporto Oxfam 2019 fotografa lo sviluppo ineguale che coinvolge Nord e Sud del mondo. Senza Filtro ne analizza una parte nella rubrica Controluce.

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Nel lontano 1973 l’economista e intellettuale egiziano Samir Amin, morto a 87 anni il 12 agosto dello scorso anno, scrisse un libro dal titolo eloquente: Lo sviluppo ineguale, un’analisi politica ed economica sul rapporto tra Nord e Sud del mondo.

 

Nord e Sud del pianeta: una storia di antiche ineguaglianze

Se mi è consentito un breve ritorno al passato, ricordo che lo studioso tenne una conferenza a Milano a cui partecipai. In quell’occasione spiegò, tra le altre cose, che se non si fosse risolto il divario sempre più accentuato tra Nord e Sud del mondo, tra Paesi ricchi e Paesi poveri, l’Occidente nel giro di quarant’anni sarebbe stato sotterrato da un’emigrazione di massa proveniente dai Paesi poveri, dissanguati per tutto il Novecento dal colonialismo e neocolonialismo europeo e statunitense.

Ricordo anche che, alla fine della conferenza, io e il gruppo di amici che parteciparono ci guardammo straniti e pensammo che quel signore fosse un visionario un po’ folle. Allora, soprattutto in Italia, i fenomeni migratori erano molto limitati, e i politici come gli intellettuali pensavano che il problema principale fosse il conflitto tra Est e Ovest, tra i due blocchi usciti dalla seconda guerra mondiale, ovvero Stati Uniti e Unione Sovietica. Le analisi di Samir Amin sembravano l’anacronismo di un vecchio marxista in attesa di una rivoluzione che doveva nascere nel Sud del mondo contro le potenze occidentali.

È vero che la tanto attesa rivoluzione non avvenne mai, ma l’intuizione di Samir Amin sullo sviluppo ineguale e sulle conseguenze di quel divario planetario è oggi di grande attualità. Se si legge l’ultimo rapporto Oxfam, World Inequality Report 2019, pubblicato qualche giorno fa, si ritrovano tracce tangibili di quella intuizione. La presentazione del rapporto, avvenuta martedì scorso, ha trovato una forte eco anche perché ha coinciso con le polemiche scatenate dal governo italiano e in particolare da Luigi di Maio sul presunto neocolonialismo francese. Ma al di là delle vicende di casa nostra, viziate dalla campagna elettorale per le europee, è bene entrare anche per sommi capi nel rapporto.

 

Oxfam: la ricchezza in mano a pochissimi. E l’Italia?

Oxfam (Oxford committee for Famine Relief) nasce in Gran Bretagna nel 1942, per portare cibo alle donne e ai bambini greci stremati dalla guerra. Parallelamente porta avanti una serie di ricerche e studi di settore, posizionandosi come esperto mondiale nei temi dello sviluppo. Si legge all’inizio del rapporto: “La disuguaglianza nel mondo è aumentata ovunque negli ultimi decenni. Aumenta il divario tra ricchi e poveri nel mondo. Nel 2018, da soli, 26 ultramiliardari possedevano la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta”.

Il nuovo rapporto Oxfam 2019, pubblicato alla vigilia del meeting annuale del Forum economico mondiale di Davos, mette dunque il dito nella piaga di un tema antico. Un tema che, secondo molti analisti, insieme ai conflitti in Africa è una delle cause principali dell’emigrazione di massa che sta cambiando la geografia politica del pianeta.

Anche l’Italia è in linea con i dati globali: il 20% più ricco dei nostri connazionali possedeva nel 2018 circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale.

 

Le donne, altre vittime dello sviluppo ineguale

Il rapporto evidenzia, inoltre, una forte correlazione tra disuguaglianza economica e disuguaglianza di genere. Si scopre infatti che gli uomini possiedono oggi il 50% in più della ricchezza netta delle donne e controllano oltre l’86% delle aziende. Il divario retributivo di genere è pari al 23% in favore degli uomini. In più, in questo dato non si tiene conto del contributo gratuito delle donne al lavoro di cura. Secondo le stime di Oxfam, se tutto il lavoro di cura non retribuito svolto dalle donne nel mondo – che ad oggi non viene contabilizzato dalle statistiche ufficiali – fosse appaltato a una sola azienda, questa realizzerebbe un fatturato di 10.000 miliardi di dollari all’anno, ossia 43 volte quello di Apple, la più grande azienda al mondo.

Si legge sul rapporto, a proposito del lavoro: “Di tutta la ricchezza creata nell’ultimo anno, l’82% è andato all’1% della popolazione, mentre il 50% meno abbiente non ha beneficiato di alcun aumento. Il lavoro pericoloso e scarsamente pagato della maggioranza della popolazione mondiale alimenta l’estrema ricchezza di pochi. Le condizioni di lavoro peggiori spettano alle donne, e quasi tutti i super ricchi sono uomini. I governi devono creare una società più equa attribuendo priorità ai lavoratori comuni e ai piccoli produttori agricoli anziché ai ricchi e potenti”.

Come si può intervenire in questo inferno di disuguaglianze? “Le persone in tutto il mondo sono arrabbiate e frustrate”, spiega Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia, “ma i governi possono apportare cambiamenti reali per la vita delle persone assicurandosi che le grandi aziende e le persone più ricche paghino la loro giusta quota di tasse, e che il ricavato venga investito in sistemi sanitari e di istruzione a cui tutti i cittadini possano accedere gratuitamente. A cominciare dai milioni di donne e ragazze che ne sono tagliate fuori. I governi possono ancora costruire un futuro migliore per tutti, non solo per pochi privilegiati. È una loro responsabilità”.

Concludiamo questi frammenti di informazione sul rapporto con un esempio vivente di questo divario planetario. Jeff Bezos, fondatore di Amazon, è l’uomo più ricco del mondo: in base alla lista Forbes 2018 il suo patrimonio ammonta a 112 miliardi di dollari. Appena l’1% della sua ricchezza equivale a quasi l’intero budget sanitario dell’Etiopia, un Paese con 105 milioni di abitanti. Bezos ha recentemente dichiarato che ha deciso di investire nei viaggi spaziali perché non gli viene in mente un altro modo per spendere il suo denaro.

 

Photo credits by weburbanist.com

Bruno Perini è nato a Milano il 21 novembre del 1950. E’ diventato professionista nel 1987. Giornalista economico finanziario e politico giudiziario, ha lavorato per circa trent’anni al quotidiano il manifesto. Per due anni ha lavorato al settimanale della Rcs Il Mondo. Ha collaborato con Prima Comunicazione, con il Sole 24 ore, con Radio 24 come conduttore della rassegna stampa, con il Corriere della Sera, con l’agenzia Asca.‏ [ Guarda tutti gli articoli ]

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