Il Lato A di Serena Bagozzi

Serena Bagozzi è la prima cantante che racconta al Lato A la colonna sonora della sua vita.

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Ci sono due modi per presentare Serena Bagozzi.

Uno, decisamente più superficiale, è parlare della cantante e corista di Claudio Baglioni; l’altro è raccontare la storia di una musicista che con la sua personalità esce letteralmente dal coro. E nessuna metafora fa al caso nostro più di questa.

Serena, infatti, è una persona profonda, che opera le sue scelte sulla base di valori solidi, con l’obiettivo finale di dare un senso al suo cammino. Impegno e onestà, unite alla consapevolezza dei limiti e alla coscienza dei propri errori, l’hanno sempre guidata in tutti i momenti della vita, specie nei più difficili.

La storia artistica di Serena è anomala. Infatti incontrò la musica per la prima volta quando era ancora piccolina, grazie agli strumenti musicali che i suoi genitori avevano regalato ai fratelli maggiori. Erano grandi appassionati di musica e avevano cercato di avvicinarvi i primi due figli, ma con scarsi risultati. Ormai rassegnati, non avevano tentato di fare lo stesso con Serena, che invece un giorno sorprese tutti: si avvicinò agli strumenti e cominciò a riprodurre istintivamente le sigle dei cartoni animati.

In casa Bagozzi si illuminò il mondo! Le note di Anna dai Capelli Rossi e di tante altre canzoni per bambini divennero la colonna sonora di quel periodo.

Presa consapevolezza del suo potenziale, l’idea iniziale fu quella di far avvicinare Serena alla musica classica; così, dopo qualche anno, si iscrisse al conservatorio e cominciò a studiare il violino. Sembrava una strada segnata, ma il suo percorso nel mondo della musica era appena all’inizio.

Da ragazzina aveva in camera un poster, ed era quello di Claudio Baglioni, che l’aveva segnata sin da piccola; in particolare per quel suo modo di attingere alla quotidianità e parlare di cose che in un modo o nell’altro riguardano tutti quanti. Ma in una canzone in particolare c’era tutta la storia della sua vita, in una serie di istantanee che la incorniciavano bambina prima, ragazza poi, e infine donna:
Tutto il calcio minuto per minuto racconta una vita intera in una domenica italiana degli anni Ottanta.

Dopo qualche anno furono invece le grandi voci femminili a incantare Serena, soprattutto quella unica e meravigliosa di Mina e quella fuori dagli schemi di Anna Oxa, che liberava il suo lato più trasgressivo.

Sempre in quegli anni trovò una radio locale che trasmetteva tanta musica italiana, e in particolare canzoni bellissime ma poco note di artisti famosi. Ebbe l’opportunità di scoprire un patrimonio di musica per pochi: vere e proprie chicche di Mia Martini, Finardi, Matia Bazar e Venditti. Ancora ricorda la bellissima Fellini, dedicata al grande regista.

Serena si sedeva al pianoforte e non mollava fino a quando non trovava gli accordi. Si costruì così un  piccolo repertorio,che però quando si esibì in pubblico, le prime volte, era talmente d’élite che di fatto nessuno lo conosceva.

Gli anni dell’adolescenza furono anni di dedizione e sacrificio, con poco tempo per i capricci: due scuole insieme, il percorso di studi classico e il conservatorio. Ma alle soglie del diploma Serena dovette affrontare un momento davvero difficile: a causa di un brutto incidente al braccio non poté più suonare il violino. Così lasciò gli studi e iniziò a lavorare.

La assunse una piccola, neonata società telefonica che iniziava la sua avventura. Lì un manipolo di ragazzi giovani, con più entusiasmo che esperienza, lanciava la sua sfida al gigante Telecom, monopolista assoluto sino a quel momento. Quella società di chiamava Omnitel ProntoItalia. Ma interrompere gli studi, smettere di suonare il violino e trovarsi catapultata nel mondo del lavoro, in un turbinio relazionale travolgente, soprattutto per lei, abituata al rapporto esclusivo con i libri e con il violino, sembrò segnare la fine di tanti sogni.

Come il mondo del lavoro, anche quello della musica è difficile, popolato più di quanto non si pensi da persone che soffrono per la difficoltà di vivere rapporti autentici. È il lavoro precario per antonomasia, dove ogni cosa che si fa dev’essere un momento di semina per il giorno dopo. Questo rende a volte difficile dire e fare quello che si pensa, o peggio ancora di dire di no – quei no che si sentono nascere e spingere da dentro.

Ma quando si fa una scelta ci si definisce come persone, e in determinati momenti Serena ha pagato cari i suoi dinieghi. Ma non si è mai arresa.

 

Così, un po’ respinta e in parte allontanatasi spontaneamente, sembrava aver chiuso per sempre il suo rapporto con la musica. Fece numerose altre esperienze, tra le quali una molto emozionante lavorando al Teatro Nazionale con Luis Bacalov in Estaba la Madre un’opera sulle madri dei desaparecidos argentini. Fu anche conduttrice di alcune trasmissioni televisive, e di una trasmissione sportiva sul basket in Lazio.

Poi, come spesso succede, il destino ha scritto un copione che nessuno sceneggiatore avrebbe mai potuto immaginare: attraverso la vera amicizia, in maniera completamente inaspettata, Claudio è arrivato nella sua vita: Filippo Mondello, il migliore amico di Serena, purtroppo scomparso troppo presto, iniziò a frequentare il giro di amicizie di Claudio. Qualche tempo dopo, sapendo della passione di lei, vi introdusse Serena.

Negli anni successivi si sono frequentati come amici, finché un giorno Claudio, che aveva in programma un concerto per il capodanno del 2010 ai Fori Imperiali, (con quasi un milione di presenze) le chiese di cantare con lui.

Oggi Serena fa onore al suo nome. Ancora non sa quale sarà la sua canzone di domani, ma quella che meglio rappresenta questa fase della sua vita, guardacaso, è di Claudio, e si intitola Pace.

Questa canzone è un augurio a ognuno di noi affinché faccia pace con il proprio universo, per poi accettare gli altri, e infine mettere energia perché la pace continui a regnare. Una continua ricerca dell’equilibrio.

 

Il viaggio musicale continua.

 

Credits:

Snooky Records Studio by Marzio Francone

Unsplash.com. Saxophone by A. J. O’Reilly

Torinese, classe ‘68, è trainer, coach e managing partner di risorsa uomo. Dal 2012 al 2017 è stato Global HR Director del Gruppo Landi Renzo. Il suo percorso professionale in ambito HR inizia in IVECO come responsabile sindacale dei plant torinesi. Negli anni successivi, dopo una esperienza di due anni in area sviluppo Iveco worldwide, ricopre il ruolo di HR manager in stabilimenti strategici in Italia ed all’estero. Nel 2010 entra in Comau dapprima come HR Business Partner e, in seguito, in qualità di global HR Industrial Operations. Giornalista pubblicista, l'amore per l'arte e il teatro non lo ha mai abbandonato e, oltre ad una commedia, nel 2012 ha pubblicato “E’ tutto oro che cola”, il suo primo libro legato ad un progetto benefico. [ Guarda tutti gli articoli ]

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