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Il manifesto di Napoli

Il manifesto di Napoli

Napoli è città traboccante di energia e creatività. Ecco il suo manifesto secondo l'artista Andrea Chisesi, che ne ha immortalato le opere di street art.

Andrea Chisesi

17 Ottobre 2018

Napoli è una città grande come un universo. Sono talmente tante le cose che raccontano le sue strade che ho deciso di realizzare una collezione in suo onore. Napoli è energia che non riesci a contenere: mi sono ritrovato a girare per le sue vie e dimenticare il motivo per cui ero andato lì.

Sono stato nella città partenopea due anni fa, di rientro dalla mia personale di Roma. Ho passato molto tempo a osservare persone, luoghi e immagini che cambiano con la luce o con il passare del tempo. Mi affascina vedere con quanto sforzo l’uomo cerca di combattere l’inevitabile traccia del tempo e il suo deterioramento.

Nel cambiamento delle cose attraverso il tempo trovo la mia poesia: i manifesti logorati dalle piogge e dal sole diventano texture per il mio lavoro. Ogni manifesto può raccontarci che cosa vive la citta, chi governa, che cosa mangiano le persone che ci vivono, se c’è stato un concerto, quale fermento artistico è presente attraverso le mostre.

Inserisco i manifesti della strada nelle mie opere perché sono una traccia tangibile del momento, come un ricordo che è stato reso prigioniero nella mia tela, oltre che nella mente di chi ha vissuto quei luoghi.

 

Quel muro con Totò

Ritraendo i codici genetici della città non puoi che cadere nelle icone che hanno portato Napoli nel mondo. Quel muro con Totò l’ho fotografato in diverse stagioni e lui era sempre là, era intatto la prima volta, strappato una seconda, e alla fine, nello scatto che ho utilizzato, era perfettamente integrato con le scritte della street art. Bellissimo! Un’opera autentica del tessuto urbano. L’ultima volta che sono tornato a Napoli non c’era più; adesso vive nel mio lavoro.

Le contraddizioni che esistono nella città sono il suo valore aggiunto. In qualsiasi città nel mondo trovi il centro e la periferia, quella periferia che spesso coincide con l’emarginazione sociale: a Napoli non è così.

La periferia può essere dietro l’angolo, ogni quartiere mostra entrambe le facce della sua società, convivono le stratificazioni sociali; ho visto bambini giocare a pallone in strade chiuse dalle loro famiglie, ho visto panni stesi al sole e donne spazzare l’uscio di casa per evitare che entrasse la polvere.

I miei occhi hanno catturato un tempo ormai perso tra i cablaggi delle connessioni virtuali e dai like di uno smartphone. Le strade di Napoli hanno il sapore dell’Italia che vive nel vessillo della sua cultura. Sono intrise di vita vera.

 

I fuochi, l’acqua, i santi, i miti

fuochi d’artificio sono il mio ricordo più caro di quando ero bambino. Significavano casa, famiglia, vita.

Per le feste o per le vacanze andavo in Sicilia dalla nonna e attraversavo l’Italia, un viaggio in macchina da Milano a Palermo, un viaggio dove si cantavano a squarciagola le canzoni del momento. Senza soste o cambi di destinazione arrivavo con mio padre a casa della nonna a Palermo, la sera scendeva la notte e il cielo si illuminava. I miei occhi hanno catturato per sempre quell’emozione. Ogni fuoco ha quasi sempre una figura di riferimento: spesso una coppia, un uomo solo, una famiglia oppure una popolazione che assistono all’artificio della loro vita, come spettatori inermi del loro destino.

I fuochi sono il mio mandala, i soggetti che dipingo quando voglio dipingere senza pensare. Come le fusioni, hanno avuto una sostanziale evoluzione in questi miei ultimi quindici anni.

Mentre nei primi anni erano interamente dipinti a pennello, dal 2009, con le prime performance dal vivo, ho introdotto la tecnica del dripping per le prime stratificazioni di colore che, una volta asciutte, vengono poi finite a pennello.

Il mio viaggio dentro Napoli è questo.

Nel caso di Fuoco grande (150 x 150 cm), realizzato nel 2017/18, si notano degli inserti cartacei che avvicinano questo fuoco alla collezione Street Home.

 

Fuoco in fiore (150 x 150 cm) è un fuoco realizzato tra il 2015 e il 2016 dove sono evidenti le influenze delle texture Matrem.

 

Per il mio San Gennaro ho scelto l’opera di Francesco Solimena.
I manifesti utilizzati sono autentici degli anni Cinquanta. Avevo bisogno del vissuto di quegli anni, dei colori della carta e delle pennellate acquarellate ormai assopite nel tempo che donano all’immagine un sapore antico, non nella concezione di passato, ma come reliquia di un santino che per anni è stato tenuto in mano e conservato all’interno di un libro.
San Gennaro, (100 x 100 cm), anni 2015/18.

Totò è l’opera che meglio rappresenta il concetto di Street Home, perché la sua immagine sul muro di Napoli l’ho vista deteriorasi sino alla sua totale scomparsa. Questo mi spinge alla continua ricerca di immagini che siano l’espressione più autentica, casuale, spontanea della street art, in cui dipinti, manifesti pubblicitari e scritte varie si compenetrano fino in fondo.  

Totò, (80 x 80 cm), anno 2018

Venere marina e Opimia, sculture da me fotografate rispettivamente al Museo Archeologico di Napoli e al Museo di Capodimonte, sono i soggetti che meglio rappresentano il passaggio tra la collezione Matrem del 2016 e la collezione Street Home: alle preparazioni pittoriche vengono sovrapposte le stratificazioni dei manifesti strappati per la vie della città partenopea.

Venere Marina, (120 x 150 cm), anno 2018.

 

Opimia, (120 x 120 cm), anno 2018.