Editoriale 01. Le promesse da mantenere

Se ci guardiamo intorno, tutto lavora: le persone, la natura, le tecnologie. Eppure il lavoro è una delle cose che frequentiamo di più ma che conosciamo di meno perché aldilà delle ore che ciascuno di noi gli dedica ogni giorno, tutto quello che ne resta fuori non sembra appartenerci. Così come tendiamo a non riconoscere […]

Se ci guardiamo intorno, tutto lavora: le persone, la natura, le tecnologie.
Eppure il lavoro è una delle cose che frequentiamo di più ma che conosciamo di meno perché aldilà delle ore che ciascuno di noi gli dedica ogni giorno, tutto quello che ne resta fuori non sembra appartenerci. Così come tendiamo a non riconoscere il lavoro degli altri. Anche l’informazione è spesso tra i nostri grandi esclusi.

In ogni dibattito, di qualsiasi livello e in ogni sede, alla parola lavoro si associano sempre o polemiche o numeri, o obiezioni o speranze, o licenziamenti o illusioni. Raramente, quasi mai, si scava nel suo carattere vivo. Il lavoro è sempre descritto come un problema e per di più piatto ma la gente vorrebbe sentirsi dire altro perché, soprattutto in periodi di difficoltà, non fa bene a nessuno – e forse interessa a pochi – conoscere proiezioni vuote se poi la percezione netta è che la politica intorno a quel problema ci giri soltanto.

Il lavoro è invece qualcosa di vivo e come tale deve essere trattato anche dagli organi di informazione.
Non fosse altro per il fatto che dietro ci sono persone che ogni giorno ci si limano il carattere e la vita, sempre che ce l’abbiano un lavoro.

La sfida di un nuovo giornale sta nel coraggio dell’impegno che si assume.
C’è chi con il lavoro deve mantenerci una famiglia o solo se stesso.
C’è chi con il lavoro deve mantenere la calma.
C’è chi con il lavoro deve mantenere i tempi.
Ma le promesse, nel lavoro, chi le mantiene?

Senza Filtro se lo è chiesto in questo primo numero perché fosse chiaro fin da subito che linguaggio parleremo. Seguite i tag in fondo agli articoli per ricostruire a modo vostro il puzzle di grandi firme che abbiamo scomodato su questo tema, intrecciandolo alla pubblicità, al management , alle risorse umane, alle grandi operazioni italiane di ristrutturazione aziendale.
Ogni quindici giorni troverete anche i commenti di imprenditori o direttori d’azienda a fatti di attualità: chi meglio di loro può esprimere un parere? Partiamo questa volta dal caso Alitalia.
Dai reporter che lavorano all’estero avremo una finestra sul mercato del lavoro mondiale perché abbiamo selezionato expatriates da ogni continente per farci raccontare tutte le facce della medaglia, anche quelle socioculturali che aiutano molto più di grafici e tabelle per fare la foto ad un Paese. Col primo viaggio vi portiamo nella Cina dei social media.

Eravamo rimasti alle promesse da mantenere e non è un caso che abbiamo scelto come immagine di copertina una scena da “Il Laureato”. Generazioni di promesse non mantenute.
Ogni giorno abbiamo la possibilità di vivere il lavoro come una scommessa o come una parola data, comportarci come Dustin Hoffman o come Anne Bancroft, la Mrs. Robinson che abbiamo a lungo cantato.
Ma un giornale non può tradire, lo prometto.

CONDIVIDI

Leggi anche

Editoriale 13. Competizione

E’ sempre curioso incrociare verbi senza participio passato, verrebbe da dire che non abbiano una storia alle spalle. Mi è successo poco fa pensando alla parola competere. Una di quelle parole a cui non servono le buone maniere perché a modo suo va dritta al sodo, centrando l’obiettivo. Ce l’hanno descritta così, fin da piccoli, […]

Editoriale 89. Volere volare

È tempo di cambiare paure. Quella del volare, come gesto in sé, quasi non è più al passo coi tempi: troppo personale, troppo intimo. L’urgenza è incutere una prudenza nuova più che arginare una paura vecchia: ogni volta che saliamo su un aereo stiamo sporcando il mondo. Non imbrattiamo solo i muri e le strade ma […]

Editoriale 68 – Università senza lode

Se non ti parli, non saprai mai cosa pensa l’altro e cosa avrà da dirti, pur dando per scontato che parlare sia ancora una forma di interazione e non una presa di posizione giusto per dire “esisto”. Certo il gioco del dialogo sta in piedi solo con l’interesse o meno ad ascoltare, più che a […]