La copertina del reportage "La guerra rovescia il lavoro"

Reportage – La guerra rovescia il lavoro [Vers. digitale]

10 €

In Venezuela i medici che hanno scelto di non scappare all’estero sono rimasti e hanno iniziato a fare lavori di miniera. In Yemen i dipendenti pubblici e gli insegnanti finiscono a spacciare il qat, la droga più consumata nel Paese. Sono solo due delle nove fotografie che SenzaFiltro ha scattato nei luoghi di guerra per dimostrare che i conflitti ribaltano le priorità di sopravvivenza. Il lavoro è l’architrave invisibile di un ordine politico e sociale, non solo un’attività economica: diventa nitida soprattutto nei luoghi di frattura. Questo reportage nasce dall’idea che guerre e crisi penetrino nel tessuto più intimo delle società per alterarne le molecole professionali – e, attraverso esse, il senso stesso della dignità.

Cuba, Venezuela, Iran, Yemen, Arabia Saudita, Stati Uniti, Kenya, Uganda: qui non raccontiamo cronache esotiche di fallimenti lontani, ma mostriamo quanto sia fragile la modernità, con le sue promesse di emancipazione attraverso la competenza. Perché, di fronte alla violenza fisica o economica, la piramide del lavoro rovescia la sua gravità.

In questo reportage:

  • La guerra rovescia il lavoro

La violenza fisica ed economica cambia il DNA dei Paesi; un fenomeno evidente se si analizza la situazione con la lente del lavoro. La piramide delle professioni, nelle crisi, si rovescia: i mestieri alti e bassi si scambiano di ruolo, mentre la società si riconfigura in base alle opportunità. Nella nostra inchiesta raccontiamo come.

  • Cuba, hasta la miseria

La crisi cubana letta attraverso il lavoro: nell’isola caraibica, al limite estremo della tenuta economica, nascono nuovi mestieri (come i professionisti della fila) e le piccole e medie imprese diventano un espediente dello Stato socialista per ricavare qualche dollaro. Ma la prognosi resta infausta.

  • Breaking qat: lo Yemen e i professori dello spaccio

1,2 milioni di dipendenti statali, tra cui 193.000 insegnanti, non ricevono stipendi da anni a causa della guerra, mentre l’economia del Paese si basa sulla compravendita e il consumo di una foglia stimolante che minaccia di rovinare l’agricoltura. Viaggio nello Yemen dopo più di un decennio di conflitto

  • Mida o Maduro: da medici a minatori d’oro

Diversi professionisti sanitari venezuelani, da quasi dieci anni, preferiscono appendere il camice al chiodo e lavorare nelle miniere d’oro abusive dell’Arco Minero, nel sud del Paese, alla mercé di criminalità e malaria. Una fotografia del fenomeno e delle sue cause

  • Addio, Sherazade: l’Arabia uccide centinaia di schiave

Domestiche assunte all’estero e imprigionate nelle case dei loro datori di lavoro, sfruttate, torturate, uccise. Sono centinaia, negli ultimi cinque anni, e si tratta dei casi noti: tra Africa e Arabia (ma non solo) esiste una tratta che ha troppi elementi in comune con la schiavitù

  • L’ICE era già in Italia: tanto guadagno, poco addestramento

Un’analisi approfondita del lavoro e dei salari dell’agenzia più finanziata della storia degli Stati Uniti e dei suoi rapporti con l’Italia: in un’America dal mercato del lavoro in sofferenza, la polizia di frontiera offre opportunità di carriera che fanno gola a molti – a partire da 5.000 dollari al mese

  • Di mestiere pasdaran

Non solo fanatismo: dietro il corpo dei Guardiani della Rivoluzione, che tiene in piedi una teocrazia sempre più cruenta, ci sono forti ragioni economiche e motivazioni che passano per il lavoro, se in Iran gli ufficiali guadagnano più dei medici, e la maggior parte delle professioni civili è scivolata sotto la soglia di povertà

 

Il reportage è in formato pdf ed è composto da sette articoli. Numero di pagine: 38.

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