17.660 euro all’anno: chi campa di editoria muore di fame

I risultati del sondaggio condotto da Redacta rivelano che la metà dei lavoratori intervistati non ritiene la sua professione sufficiente a mantenersi. Un quadro diffuso in uno dei settori più importanti della produzione culturale, stravolto dalle esternalizzazioni e dall’isolamento dei freelance: ne parliamo con alcune attiviste

17.04.2024
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Vale davvero la pena lavorare in editoria?”: è questa la domanda che Redacta, un gruppo di professionisti di Acta (associazione dei lavoratori freelance) nato cinque anni fa per fare rete e analizzare le condizioni di salute del settore dell’editoria libraria, ha posto ai suoi intervistati.

Un sondaggio durato da giugno a settembre 2023 al quale hanno risposto 825 lavoratori del settore, la maggior parte appartenenti alla fascia d’età 30/40 anni, che ha riportato l’attenzione su stipendi, contratti, ritmi e modalità di lavoro di un mondo sì affascinante, ma in diversi casi solo per chi lo vede dall’esterno.

Il sondaggio di Redacta: quanto guadagnano i lavoratori dell’editoria

Secondo le elaborazioni Acta Ricerche sui dati ISTAT Forze Lavoro, nel 2020 sono 13.000 i lavoratori e le lavoratrici del settore editoriale, coloro che cioè scrivono, editano, traducono e illustrano libri.

Un reddito medio annuo di 17.660 euro, con solo la metà degli intervistati che dichiara la propria retribuzione sufficiente a mantenersi. Risposta che condiziona anche le scelte di vita: in sostanza tra gli intervistati fa figli solo chi può permetterselo. Le donne, inoltre, dichiarano di avere un reddito netto annuo più basso del 18% rispetto a quello degli uomini che lavorano nello stesso settore.

Da segnalare anche il fattore età: il reddito cresce fino alla fascia d’età 41-50 per poi abbassarsi dopo i cinquant’anni, paradossalmente per quelle figure che dovrebbero avere più esperienza ma che spesso fanno più fatica a ricollocarsi nel mondo del lavoro o a cambiare occupazione.

Per quanto riguarda le tipologie di contratto, oltre il 60% degli intervistati che svolge esclusivamente lavoro editoriale non è dipendente e quasi il 70% degli intervistati ricopre più mansioni in contemporanea.

In un quadro simile, non è una sorpresa che i compensi bassi rappresentino la prima risposta alla domanda “quali sono i problemi del tuo lavoro?”, con inevitabili conseguenze anche da un punto di vista psicologico e motivazionale.

 

L’editoria esternalizzata: una forza lavoro divisa e isolata

Abbiamo analizzato i risultati del sondaggio con alcune attiviste di Redacta per provare ad andare a fondo su alcuni aspetti, a partire dal numero relativamente basso di lavoratori che hanno risposto rispetto al totale degli addetti del mondo dell’editoria.

“Il motivo alla base di un sondaggio come il nostro è proprio la strutturale difficoltà di intercettare una forza-lavoro così composita per mansioni, traiettorie, settori, dato anche il fenomeno non secondario degli e delle slash-worker che compongono il proprio reddito a cavallo tra ambiti diversi”, spiega Veronica Lombardi.

Perché così tanti lavoratori autonomi? “Negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito a una sempre più massiccia esternalizzazione del lavoro redazionale e negli ultimi venti questo trend si è rafforzato per l’impatto di tecnologie nuove, dal costo relativamente abbordabile, che hanno sostituito quelle vecchie più costose. Prima in casa editrice c’erano pochi computer su cui erano effettivamente installati questi vecchi software, e le persone che dovevano utilizzarli dovevano trovarsi lì fisicamente. Ora invece chiunque può acquistare i nuovi software e installarli sul proprio computer personale, lavorare da casa per un editore scambiandosi file, dati e informazioni con altri freelance che si trovano ognuno a casa propria. L’esternalizzazione di molte figure lavorative è quindi stata resa possibile dall’adozione di nuove tecnologie, soprattutto nell’ambito redazionale. Alcune professioni più tecniche sono ora svolgibili da persone anche con formazioni diverse da quella specifica per svolgere quel lavoro; questo perché i software, oltre a essere più economici, sono anche più semplici da utilizzare”, spiega Giulia Bilancetti.

La tecnologia sempre più evoluta ha permesso in sostanza di svolgere le attività editoriali ovunque e in modo “abbordabile”, fornendo la possibilità anche a figure non specializzate di acquisire dimestichezza con metodologie e software più facili da usare. Anche da qui la crescente adozione di tipologie di impiego “autonome”, che da un lato consentono di svolgere anche lavori per più clienti in contemporanea, ma al tempo stesso offrono minori garanzie.

Un aspetto, questo, che non è slegato dal tema chiave delle retribuzioni.

Compensi dignitosi per i lavoratori dell’editoria: la Guida e l’algoritmo di Redacta

“L’esternalizzazione porta all’isolamento di lavoratori e lavoratrici, che quindi sono divisi in tante piccole unità, ognuna con il proprio inquadramento contrattuale e che ignora quanto guadagna l’altra, ognuna che si trova a fare contrattazione da sola con la controparte, con enorme disparità di potere, creando così fenomeni di dumping. Per invertire questa rotta il primo passo è conoscersi le une con gli altri e conoscere le condizioni a cui si lavora: solo così si può realizzare una coalizione, che è il modo per agire che abbiamo trovato in un settore come il nostro, tipicamente non coperto dal sindacato.”

Irene Cavarero attribuisce, tra le varie cause, alla mancanza di una tutela sindacale e all’isolamento dei singoli lavoratori nel proprio perimetro di attività la debolezza delle retribuzioni mediane nel settore, vedendo nel fare rete un elemento chiave per provare a invertire la rotta.

Che cosa fare in concreto? “Da quando siamo nate – spiega Giulia Carini – facciamo un grande e continuo lavoro sui compensi. Prima di tutto, abbiamo raccolto e riorganizzato le tariffe, divise per prestazione, ad esempio bozza, seconda bozza, editing, della maggior parte delle case editrici italiane e, per ragioni di privacy, le abbiamo rese disponibili nell’area riservata alle persone socie Acta. Chi vuole può contribuire alla raccolta delle tariffe e all’aggiornamento del database. Negli ultimi anni abbiamo poi lavorato ad alcuni strumenti, come una Guida ai compensi dignitosi, scaricabile dal sito Redacta”.

Il documento raccoglie la proposta di Redacta per chi lavora come freelance nell’editoria libraria, con la descrizione dettagliata delle principali prestazioni svolte ogni giorno con le rispettive tariffe, dall’impaginazione al ghostwriting fino al lavoro grafico, e un tariffario per i compensi orari dignitosi.

Nella Guida sono presenti anche le istruzioni per utilizzare al meglio il Redalgoritmo, che sarà presentato in questi giorni: lo strumento di calcolo progettato dall’associazione per realizzare preventivi e il metodo di lavoro seguito per definire i compensi dignitosi, secondo un principio di equità tra il costo del lavoro freelance e del lavoro dipendente.

La consapevolezza del valore del proprio lavoro, anche e soprattutto in termini economici, e la capacità di saper confrontarsi e fare squadra, sono cruciali. Si tratta di una battaglia complicata ma necessaria affinché i professionisti dell’editoria ottengano il “visto si stampi” per i loro diritti.

 

 

 

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Photo credits: lavoroculturale.org, copyright AE

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