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Amazon cerca militari da assumere, altro che droni

Amazon cerca militari da assumere, altro che droni

Quando le fabbriche scompaiono sotto il naso degli operai, il lavoro cala ma gli incidenti aumentano, e Amazon cerca militari da reclutare come impiegati.

Bruno Perini

14 Febbraio 2020

Amazon: cercasi militari

La notizia è davvero curiosa: per rafforzare la sua potente logistica Amazon cerca militari o ex militari. Ce lo racconta Riccardo Luna sul quotidiano la Repubblica: “Quando si dice che dietro ogni pacco di Amazon che ti arriva a casa puntuale anche con la neve o gli scioperi, c’è una ‘organizzazione militare’, adesso sappiamo che non è una battuta. Anche il fatto che nei magazzini ci sia un ‘clima da caserma’ forse non lo è. Dietro, c’è un ex ufficiale delle forze armate che ha scelto di levarsi la divisa e mettersi al servizio della società di Jeff Bezos. Anche in Italia. Il 6 febbraio su LinkedIn, il social network dei professionisti, è apparso un annuncio per la ricerca di un manager responsabile di produzione e logistica. Forse si tratta di una posizione legata ai nuovi magazzini di Rovigo e Colleferro che saranno operativi entro il 2020 (1400 posti di lavoro, una buona notizia). Il testo dell’annuncio non lo dice. Dice soltanto – in inglese – che è rivolto ‘a militari o ex militari’; che saranno valutati da ‘un apposito team di valutatori fatto di militari’”.

 

Lavoro: l’economia non cresce, le morti sì

In una celebre vignetta di Altan degli anni Settanta un operaio diceva al suo collega Cipputi: “Hai sentito, l’economia è a crescita zero!”. “Già – rispondeva Cipputi – perché non hanno visto quanto sta crescendo il nostro giramento di balle”.

La stessa amara vignetta potrebbe essere la chiave di lettura di una tragedia che ammorba il nostro Paese: la morte sul lavoro, sempre in crescita malgrado la fase recessiva. I dati peggiori in Lombardia. Le scarne cifre mortuarie ce le racconta l’Ansa: “Prosegue in Lombardia l’aumento degli infortuni mortali sul lavoro ed è solo minimale la diminuzione degli incidenti totali”.

Gli ultimi dati Inail delle denunce di infortunio al mese di novembre e per il periodo gennaio-novembre 2019, evidenzia la Cisl Lombardia, confermano la drammatica tendenza rispetto allo stesso periodo 2018: gli infortuni mortali passano da 150 a 154. Gli incidenti scendono di 526 eventi (-0,4%) passando da 110.678 tra gennaio-novembre 2018 a 110.152 nel pari periodo 2019. In rapporto a tutte le altre regioni del Nord, quindi, la Lombardia conferma il suo triste primato di regione con il più alto numero di infortuni mortali, peraltro in aumento.

“Crediamo che il risultato di infortuni mortali zero possa essere un obiettivo reale, anche se certamente non semplice. Ma non può essere perseguito solo da chi rappresenta i lavoratori”, afferma Pierluigi Rancati, segretario regionale Cisl Lombardia con delega alla salute e sicurezza. “I dati ci dicono inequivocabilmente che la stessa attenzione non c’è da parte di tutti. La prevenzione e la tutela della salute e sicurezza sono un investimento e non un costo”.

 

Quando i posti di lavoro scompaiono

Nel mondo delle imprese avvengono strane cose. Soprattutto quando si tratta di lavoro. Prendiamo due notizie, una lanciata dalle agenzie, l’altra pubblicata dal Fatto Quotidiano. La prima storia è assai singolare: una multinazionale svizzera assai nota, il gruppo Abb, decide di cedere un ramo d’azienda a un’altra multinazionale, la saudita Arkad. Fin qui tutto regolare. Peccato che su quel ramo d’azienda siano appollaiati una ventina di lavoratori della sede genovese di Abb (ora Arkad), impiegati nell’assai florido settore Oil&Gas, che hanno visto scomparire il loro posto di lavoro.

L’operazione, avvenuta grazie a un accordo separato non sottoscritto dalla Fiom del 28 dicembre 2017, è stata inoltre dichiarata illegittima dal Tribunale di Genova, con sentenza 24 gennaio 2020. Il Tribunale ha intimato ad Abb di ripristinare i rapporti di lavoro, ma la saudita Arkad ha annunciato la chiusura della sede genovese entro il primo aprile, confermando in pieno le preoccupazioni dei sindacati sulla cessione.

La seconda storia è ancora più strana. Si tratta di un episodio avvenuto nell’universo dell’indotto Fiat-Chrysler di Melfi in Basilicata. L’azienda in questione è la Sapa Plastiche Melfi. In questo caso non sono scomparsi soltanto i posti di lavoro, ma anche la fabbrica. Un lunedì mattina i lavoratori, reduci dal tanto desiderato weekend, sono rientrati nel loro capannone e hanno trovato una bella sorpresa: la fabbrica era vuota, senza macchinari e attrezzature. L’azienda fa parte di un gruppo presieduto da Rosanna Lucia, nominata a giugno 2019 Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Cerchi lavoro e trovi lo stalker

Nei guai un toscano di 40 anni. L’Adnkronos racconta che l’uomo, secondo le indagini, negli ultimi mesi aveva molestato un sostanzioso numero di donne residenti in Campania, Puglia, Lombardia, Lazio e Toscana. Singolare il modus operandi: per sfogare le proprie pulsioni ricercava su un noto sito di e-commerce, utilizzato anche per proposte lavorative, numeri di telefono e fotografie di aspiranti babysitter, cassiere e commesse. Poi si proponeva come datore di lavoro e stabiliva un contatto telefonico che già dalla prima circostanza sfociava in turpiloqui e proposte sessuali. A far scoprire il molestatore seriale, peraltro già condannato per reati specifici, è stata una delle ultime vittime, una piccola imprenditrice della provincia di Arezzo.

 

L’economia italiana è ferma ma in Lombardia e Toscana gli investimenti crescono

Stando alle ultime notizie che arrivano dal mercato del lavoro non ci sarebbe da stare allegri. La Cig aumenta, la disoccupazione anche, e il Pil scende. Ma pare che in Lombardia e Toscana le prospettive siano più rosee. Vediamo come.

Balzo per la Cigs, gridano gli ultimi bollettini dei sindacati. La Cassa Integrazione Straordinaria nei 12 mesi passati ha toccato il 30% di incremento, e le previsioni non annunciano nulla di buono. Dati drammatici confermati dagli ultimi resoconti Istat sull’occupazione che tuttavia, almeno in prospettiva, contrastano con le notizie che arrivano dalla Toscana e dalla Lombardia.

Secondo il Sole 24 ore da Firenze ad Arezzo, da Prato a Lucca, da Pisa fino a Siena, si inaugurano capannoni con macchinari e software innovativi. “Investono soprattutto le aziende della pelletteria e della farmaceutica”. 20.000 metri quadrati per le borse di Yves Saint Laurent a Scandicci, 40 milioni investiti da Fendi a Bagno a Ripoli, 20 milioni da Celine per una fabbrica a Radda in Chianti. Nuovi stabilimenti di Loro Piana e Bulgari a Firenze. Aprono concerie e fabbriche di accessori ad Arezzo, Montemurlo, Pistoia, Montevarchi. Nel settore farmaceutico si segnalano sette nuovi stabilimenti. Nel Senese Menarini investe sulla produzione di vaccini, e un’altra multinazionale – Eli Lilly – stanzia 100 milioni a Sesto Fiorentino.

Anche dalla Lombardia buone notizie. In otto anni sono 1.298 le aziende nate con il sostegno dell’amministrazione comunale di Milano e dei 34 milioni di euro investiti per far sviluppare startup innovative, imprese di vicinato e servizi capaci di migliorare la qualità della vita e la socialità nei quartieri non centrali. Di queste, il 50% sono proprio realtà di vicinato (390) e imprese innovative (263). Il totale delle quasi 1300 imprese sostenute ha permesso la creazione di 8.899 posti di lavoro, capaci di generare complessivamente un fatturato di oltre 1.4 miliardi di euro, con una media di 400.000 euro per impresa.

 

Benetton ai lavoratori Autogrill: “A Natale si lavora!”

Per il gruppo Benetton, azionista di controllo di Autostrade e quindi anche degli autogrill, non ci sono soltanto i grandi guai, come la minaccia di revoca della concessione Autostrade, ma anche alcune piccole rogne sindacali.

Si legge in un comunicato sindacale: “Grave e ingiustificata presa di posizione da parte di Autogrill nei confronti dei propri dipendenti”. Questa la denuncia della Filcams Cgil. Il sindacato che rappresenta i lavoratori dei servizi accusa la multinazionale italiana di avere contestato e sospeso “numerosi lavoratori, per la quasi totalità donne e diversi delegati sindacali, per aver esercitato un diritto”.

Il tutto sarebbe accaduto negli ultimi giorni alla Riviera Sud, Stura Ovest, Villoresi Est, dove alcuni lavoratori sono stati puniti disciplinarmente “per essersi astenuti dalla prestazione festiva, nel corso del periodo natalizio. L’astensione dal lavoro festivo, però, è un diritto confermato da sentenze della magistratura in diversi gradi di giudizio e il lavoratore non è obbligato a prestare servizio”. Paradossalmente, Autogrill vanta la certificazione SA8000 (certificazione internazionale di qualità tra i cui requisiti è richiesto “il rispetto dei diritti dei lavoratori”).

 

“Thalassemia, ostacolo insormontabile per trovare un lavoro?”

È il titolo di un articolo che compare sulla versione online dell’Unione Sarda. Il racconto di una giovane cagliaritana, Cinzia, che da quando gli è venuta la “balzana idea” di denunciare la sua malattia non ha trovato più lavoro.

“Mi chiamo Cinzia e ho 28 anni, fra qualche giorno 29, e scrivo questa lettera perché non so più a chi rivolgermi. Parto col dire che sono una ragazza talassemica e vivo a Cagliari. Ciononostante vorrei lavorare, ho bisogno di lavorare, eppure pare che la malattia sia un limite insormontabile a trovare qualsiasi tipo di occupazione… Sino ad oggi sono riuscita a trovare qualche temporaneo lavoretto nei bar, la notte, dove nonostante la malattia mi presentavo puntualmente tutte le sere, talvolta senza dormire perché ogni 3/4 volte al mese dovevo presentarmi in ospedale per le trasfusioni di routine. Questo ‘tour de force’ a cui mi sono sottoposta ha però poi iniziato a darmi pesanti problemi di salute perché non riuscivo, col tempo, a effettuare tutte le terapie a casa, ovvero attaccare una macchinetta che rilascia un farmaco gradualmente in 12 ore, quindi sono stata costretta a lasciarlo. E per maggiore correttezza ho poi deciso che avrei dovuto dichiarare, a ogni colloquio, la mia malattia. Il risultato? Solo porte in faccia. Mi chiedo: noi talassemici chiediamo solo mezza giornata di permesso, tre volte al mese, per curarci senza doverci più nascondere. È davvero troppo?”.