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Bonus vacanze. Anzi, malus

Bonus vacanze. Anzi, malus

La ripresa del turismo? Per gli operatori del settore rischia di trasformarsi in una sequela di ricatti: dai clienti, dai fornitori, dallo Stato. Ecco come.

Ricatto: /ri·càt·to/ sostantivo maschile – ogni estorsione di denaro o di altro profitto illecito, compiuta con minacce che costituiscano coazione morale.

Il turismo post Fase 1 del COVID-19 rischia di diventare il turismo dei ricatti.

 

Turismo, quali sono i ricatti della ripresa?

“Se a qualcuno questa estate, nel caso mai riaprissimo, verrà in mente di venirla a menare alla carlona del tipo ‘quanto si lavora? quanto mi dai? quando è il giorno libero’ vi dico con il massimo garbo possibile: non vi presentate. Non c’è bisogno di persone come voi. Siamo in emergenza e come tale deve essere gestita ed elaborata. Se pensate di avere o pretendere come se non fosse successo nulla, datevi all’ippica”.

Ricatti dei titolari nei confronti dei loro collaboratori, sofferenti per un bonus di basso valore economico, quando ricevuto. Disperati per una cassa integrazione in ritardo di 2 o 3 mesi e impauriti da un futuro incerto. Il termine “minaccia” per uomini e donne in chiara difficoltà economica acquisisce contorni bonari, velati ma non meno cattivi.

“Tu conosci le difficoltà che stiamo vivendo in questo momento, se riusciremo a riassumerti non sarà come prima”. Non è una minaccia, ma lo diventa nel momento in cui la congiunzione “se” non rimane tale solo sui libri di grammatica, ma si trasforma in soggetto per il tono, la mimica e la forza con cui viene pronunciata. Nel “se” vi è tutto il dilemma esistenziale di una scelta che sa di compromesso, non di contratto.

Il turismo dei ricatti non si ferma al classico binomio titolare-dipendente, ma diventa d’uso anche nella definizione di altri rapporti. Monica, banqueting manager in provincia di Roma, fieramente mi raccontava di quanto la struttura di cui fa parte si stia comportando bene nei confronti dei clienti che hanno dovuto dare disdetta. Matrimoni, comunioni o compleanni fissati da giorni e da loro traslati di un anno preciso, con la perfetta coincidenza del giorno scelto: domenica per la domenica, sabato per il sabato.

Non come alcuni colleghi che comunicavano sì la volontà di traslazione dell’evento, ma che “purtroppo non possiamo garantirle lo stesso giorno, visto che abbiamo tutti i sabati e tutte le domeniche già prenotate”. Fortunati e bravi. Troppo fortunati e troppo bravi per chi sa che nel settore banqueting, in quel territorio, la stagione ha dei tempi meno dilatati di un anno, non tanto per l’opzione dell’evento, ma per la sua conferma.

 

Ma che offerta d’Egitto: i clienti, i fornitori e lo Stato

Non si astengono dalla pratica ricattatoria i soggetti che il turismo lo dovrebbero vivere con serenità: i clienti. E così la richiesta dell’allegra famiglia, che ricorda all’albergatore quante e quali offerte ricevute dall’Egitto durante l’emergenza COVID fossero convenienti, diventa una barzelletta nemmeno troppo divertente. Forse ancora meno divertente della barzelletta delle offerte dall’Egitto è il cliente che, a chiosa di una recensione, scrive che “si meritano il fallimento per colpa del COVID”, visto che non hanno confermato la prenotazione per un numero di persone superiore rispetto a quello previsto dall’hotel.

I fornitori invece si sono sbizzarriti nella proposizione di servizi irrinunciabili per colpa del COVID-19, ma di dubbia efficacia, sebbene particolarmente costosi. Abbonamenti di sanificazione completa dei locali, menu digitali costituiti da una semplice pagina web (15 minuti di lavoro) e un QR code venduti a svariate centinaia di euro; sistemi di check-in online realizzati con form di terze parti in barba a qualsiasi norma sulla data protection tanto cara al GDPR. Marketing violentato con continue azioni sul breve periodo senza pensare al soddisfacimento dei reali bisogni, ma pensando alla necessità da parte degli imprenditori di avere risposte certe.

La concretizzazione del ricatto in questi casi è molto più subdola: hai bisogno di certezze, solo noi possiamo dartele. Affidati a noi e non dovrai fare più nulla.

E anche lo Stato, forse inconsapevole, si diverte nel sostanziare il turismo dei ricatti con un bonus che regala ai cittadini 500 euro da spendere in un’unica soluzione, che l’imprenditore dovrà scontare all’80% sotto forma di credito d’imposta. L’imprenditore ha un buco di 3 mesi di stagione, sta riaprendo la struttura con la certezza del 50% di fatturato in meno (quando andrà bene), ma in compenso dovrà anticipare i costi della vacanza degli italiani.

 

Il turismo dei ricatti non può durare

Le soluzioni al turismo dei ricatti ci sono, ma non sono tattiche e nemmeno strategiche. Non esistono dei post dal titolo “Le sette regole per evitare il turismo dei ricatti”. Strano, perché me lo sarei aspettato da uno dei tanti individui che si professano guru. Le soluzioni si chiamano: rispetto della legge, educazione e gentilezza.

Sono concetti che purtroppo non si imparano in tre mesi di quarantena o frequentando un webinar. Per le tante persone che rispettano la legge e sono educate e gentili, dico che sarà dura contrastare il mare di gentaglia che, forte della situazione, è diventata più spudorata e irriverente. Due esempi, giusto per darvi un’idea:

“Vedere il proprietario di un ristorante che per causa COVID aveva ridotto gli stipendi all’osso e ritrovarsi senza personale tanto da dover lui stesso lavare i bagni… non ha prezzo”. Firmato Marco.

“Pensiamo che voi avete qualche problema di finanza quando i turisti non vengono. Per questo vogliamo rinunciare al denaro già pagato”. Firmato J. e C..

A loro non dobbiamo darla vinta. Non dobbiamo vacillare e dobbiamo essere forti dei nostri principi. So che vinceremo noi: i segnali ci sono e fanno bene sperare.