Cerimoniali di Stato per coprire l’ego dei leader

Intervista esclusiva a Massimo Sgrelli, storico Capo del Cerimoniale di Stato italiano

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I media ci offrono la quotidiana esposizione di riti e comportamenti formali di Enti, organi pubblici, titolari di cariche ufficiali. Forse oggi siamo così assuefatti da queste immagini, da ignorarne significati e origini. Questi riti e comportamenti sono definiti da un insieme corposo di regole che li disciplinano in ogni dettaglio. Stiamo parlando del Cerimoniale, un termine talora mitizzato, altre volte deriso quando confuso con uno stile di comportamento meramente rispettoso del bon ton e dunque erroneamente sovrapposto al galateo.

Abbiamo chiesto a Massimo Sgrelli – Capo del Dipartimento del Cerimoniale di Stato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per oltre 15 anni, fino al 2008 – di aiutarci a comprendere il senso e significato di un mestiere così presente nell’informazione. Un mestiere tanto affascinante quanto sconosciuto.

Può spiegarci in parole semplici in cosa consiste un Cerimoniale?

“Il Cerimoniale definisce le regole delle ritualità di Stato e rappresenta uno stile, sottolineando i valori costituzionali e la simbologia nazionale. Tutte le regole di Cerimoniale sono volte ad eliminare comportamenti valutativi di carattere personale o politico e ciò avviene attraverso un sistema codificato dei ranghi istituzionali.

Mentre nei regimi assoluti o totalitari il Cerimoniale è volto a enfatizzare la figura del leader – e di questo ne abbiamo in abbondanza di esempi – negli ordinamenti democratici esso è invece correlato alla valenza pubblica e temporanea delle cariche. Il Cerimoniale opera per comprimere l’ego individuale e far emergere, attraverso la forma, la vera sostanza della relazione. Per esemplificare, dunque, nel rapporto fra due viene privilegiato il più debole, e nei rapporti plurimi le posizioni vanno parificate e ciò sempre per evitare che prevalga il più forte”.

Quali sono le origini e come è cambiato il Cerimoniale nel tempo?

“Il Cerimoniale ha un valore pubblico – in Italia la competenza in materia di Cerimoniale appartiene allo Stato, che la esercita attraverso il Governo – e nel 2006 un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ha fissato le regole che io stesso avevo elaborato nel tempo, dotando l’Italia di un Protocollo di Stato.

In generale, le origini del Cerimoniale sono antichissime e ancora oggi vengono applicate regole risalenti a migliaia di anni fa, con ovvia valenza anche a livello internazionale; per intenderci, negli ordinamenti democratici esso è improntato alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che attribuisce una pari dignità a ciascuno.

Vero è che nel corso dei secoli il Cerimoniale ha goduto di attenzioni differenti. Ascoltare oggi dibattiti politici o interventi parlamentari di qualche decennio fa suscita sentimenti di rimpianto per un’epoca nella quale si rispettavano ancora le forme, l’avversario rimaneva tale, senza divenire nemico da insultare e screditare col fine di conseguire un qualche proprio vantaggio. Alcuni protagonisti dell’epoca, come De Gasperi, Moro, Ugo La Malfa, appaiono figure il cui livello istituzionale non sembra più raggiungibile. Queste constatazioni fanno nascere un forte desiderio di rinascita delle forme istituzionali, ad ogni livello”.

Ha poc’anzi richiamato il valore pubblico del cerimoniale. Quale la sua valenza?

“Le regole del Cerimoniale, che siano scritte o meno, si applicano chiaramente anche nel mondo imprenditoriale. Anzi, chiunque possa, deve non solo auspicare ma anche invocare il rispetto almeno delle forme minime e ineludibili nella conduzione della vita pubblica di qualunque natura e origine essa sia. Oggi è gravemente carente di ogni forma di rispetto istituzionale e ciò è vero in ambito pubblico ma lo è anche nel mondo privato, delle aziende e dei professionisti. Anzi, le dirò di più, è dalle aziende e dai professionisti che mi attendo un impegno quasi personale ad accrescere l’attenzione, il rispetto e la cura per la relazione. Me lo attendo da loro proprio perché continuamente esposti e sollecitati ad una evoluzione positiva delle ritualità e ciò per i contatti che hanno con grande frequenza e con molte realtà tanti mercati, oltre che Paesi e costumi”.

Come influisce l’aspetto culturale nella relazione anche professionale con mondi lontani dai nostri?

“Nei mondi differenti da questa nostra occidentalità, le forme hanno un valore diverso e non di rado anche superiore. Il mondo orientale, ad esempio, è assi più attento di noi a tutti gli aspetti formali in caso di incontri, visite, firme di intese, accordi o contratti. Per un imprenditore, è quindi bene studiare preventivamente e con buona attenzione i costumi formali dei suoi interlocutori, per non incappare in qualche incidente, certamente dannoso per le relazioni da instaurare o già in essere. Per farvi un esempio, il Cerimoniale è comparso sulle prime pagine dei giornali non molto tempo fa, in occasione della visita ufficiale in Italia del leader iraniano Rouhani. Ricordate l’episodio della copertura delle statue marmoree femminili nei musei capitolini, a Roma? È un chiaro esempio di come alcuni aspetti valicano il confine della forma per investire aspetti sostanziali. Ancora, si pensi alla necessità di tenere in considerazione i dettati della religione islamica ogni volta che dobbiamo stilare un contratto con soggetti musulmani. È impossibile, in queste occasioni, tracciare un contenuto contrattuale che preveda, ad esempio, interessi su somme di denaro. È impossibile perché non è previsto nella finanza islamica, dato che il tempo appartiene solo ad Allah e nessun guadagno può essere prodotto senza un impegno fisico o intellettuale della persona attrice”.

Esiste almeno una regola universale?

“Sì, esiste ed è la regola “della destra”. Nulla di politico in ciò: il cerimoniale non è né di destradi sinistra, ma può essere, eventualmente, democratico o dittatoriale. La regola della destra è valida in tutto il mondo e ci dice che, fra due posizioni, la più importante è quella di destra. Determinando, così, tutti i piazzamenti di persone, simboli o altro. Fateci caso d’ora in poi. Aggiungo che l’origine di questa regola non ha nulla a che vedere con sciabole o altri orpelli – come sostenuto da qualche pur utile manuale di bon ton – ma semplicemente dal fatto che l’umanità è in prevalenza destrimana ed il lato destro è, quindi, considerato il lato forte e di conseguenza, il lato d’onore.

L’origine di questa regola, come sappiamo tutti, è antichissima: Gesù Cristo è salito al cielo e siede alla destra di Dio. Ma ancora, la destra è confermata come posizione favorita, tanto che alle assicurazioni sappiamo che si denunciano i sinistri. Ed anche il cigolio sospetto, del cardine di un portale d’ingresso, genera un rumore anch’esso sinistro. Insomma, questa filastrocca solo per sottolineare come spesso forme, linguaggi e comportamenti siano uniti da un filo comune che alimenta uno stile.

E’ facile constatare come a differenti stili formali di comportamento corrispondano diversi livelli di civiltà delle rispettive entità nazionali o aziendali. E noi italiani abbiamo, in questo campo, ampi margini di apprendimento, per raggiungere i livelli di formalità dei paesi a noi omologhi nel contesto internazionale”.

 

(Photo credits: Massimo Sgrelli a Palazzo Chigi nel 2007)

Dal 2008 Responsabile del Settore Formazione e Sviluppo Organizzativo all'Università di Bologna. Contestualmente collabora con Associazioni professionali per l'innovazione dei processi e sistemi formativi e svolge attività di docenza e consulenza sui temi dell'H.R. Fra i più recenti interessi e progetti ha approfondito lo studio e sviluppo delle capacità adattive nei contesti complessi e di autodiagnosi dei percorsi di carriera del middle management. Nel proprio percorso di studi, si è sempre dedicata ad approfondire la conoscenza dei sistemi organizzativi e i temi del lavoro, dal diritto alla psicologia. [ Guarda tutti gli articoli ]

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