
Il gruppo GEDI cede quattro quotidiani locali a una cordata di imprenditori: è un cambio di strategia editoriale. E i giornalisti temono i tagli.
Ogni volta che leggo i giornali, sia quelli online che soprattutto le versioni cartacee di quello che posso trovare in edicola, mi viene un gigante sorriso sulle labbra. Sempre più spesso in momenti difficili per questo paese trovo slogan e titoli che riprendono argomenti più o meno trattati, ma che nel dubbio possono deviare, ammorbidire […]

Ogni volta che leggo i giornali, sia quelli online che soprattutto le versioni cartacee di quello che posso trovare in edicola, mi viene un gigante sorriso sulle labbra. Sempre più spesso in momenti difficili per questo paese trovo slogan e titoli che riprendono argomenti più o meno trattati, ma che nel dubbio possono deviare, ammorbidire la situazione facendo emergere altro. Per esempio il discorso che le startup salvano tutta la nostra economia oppure che Export è la via diretta per deviare qualsiasi tipo di crisi.
Le startup possono dare lavoro, ed esportando prodotti Made in Italy veramente possiamo fare molto di più per questa economia. Ecco, quando leggo che per uscire da qualsiasi situazione “cattiva e problematica” basta semplicemente andare a vendere in Russia, Brasile, USA, Sud Africa mi viene leggermente un sorriso in faccia del tipo “ Ma veramente pensate che è tutto così semplice?”. Per spiegarlo uso questa volta non solo una certa esperienza di chi promuove ogni giorno il Made in Italy verso Est Europa, ma semplicemente dati di una nota fiera del settore, dove ogni brand importante del settore arredamento è presente. Parlo della fiera Mosca come ISaloni che si tiene ogni anno.
Una fiera è rimasta, per alcuni lo è ancora, uno dei mezzi più diretti per poter presentare il proprio prodotto verso un mercato. Vengo li, stupisco, acquistano, prendo contatti e dopo sicuramente qualche cosa nasce. Cito semplicemente alcune delle frasi che mi sono sempre sentito dire in fiera dai miei clienti quando vado in Est Europa. Ecco, mi sono permesso di andare oltre a queste banali frasi ed analizzare tutta la fiera dal punto di vista “comunicazione” verso Est Europa attraverso la rete internet (ma non solo).
Per dire, abbiamo circa 300-400 aziende presenti in fiera, ci sono veramente una serie di informazioni importanti e mi interessava a capire fino in fondo, come queste aziende vendono e se lo fanno attraverso quali mezzi? Lo abbiamo scoperto passo dopo passo.
Ovviamente non posso dare questi dati per quelli certi che definiscono un intero settore, ma sono chiare alcune situazioni “tipiche” che un business italiano non comprende a pieno e magari non fa di tutto per ottenere il massimo. Si investe come di solito nelle fiere, si fa rumore a più non posso e poi si torna a mani vuote in Italia, perché qualche cosa non funziona oppure il mercato non è quello.
In realtà il consumatore diventa semplicemente più furbo e più maturo. Torna a casa, capisce che ha bisogno di quel prodotto, di quel mobile oppure del tuo servizio di design italiano e ti cerca online. Perché per lui è una cosa normalissima e poco veramente importa se non hai un sito web, come a nessuno importa se il sito web non si trova nella top 10 di risultati su motori di ricerca. Puoi investire veramente capitali enormi in altri tipi di pubblicità, ma nel 2015 non basta semplicemente fare un colpo di luce verso un muro nero per illuminare e conquistare il tuo cliente una volta per tutte, per tutte le collezioni in futuro ed ogni tua creazione che potrà prendere forma. In modo continuo, magari senza esagerare dobbiamo in qualche modo continuare ad illuminare questa nostra impresa, questo nostro “ Fatto in Italia” giorno dopo giorno, attraverso alcuni spazi online ed off-line che sono sempre presenti.
Io non metto io dubbio il futuro del “Made in Italy” nel mondo, ma forse non è proprio un messaggio immediato del tipo “ Vado a fare export” vado automaticamente “ a risolvere tutti i problemi della mia azienda”. Ma i russi, brasiliani, americani o qualsiasi altro paese cerca il tuo di prodotto, non lo trova immediatamente online e si rivolge con il proprio bisogno verso i rivenditori, verso chi acquista e rivende a tre volte tanto, a chi magari semplicemente ha impostato un sistema di PPC su Yandex a pochi euro, ma vende le piastrelle di Sassuolo delle ceramiche per centinaia di migliaia di euro. Si tratta di un semplice focus, le aziende cercano di abbagliare immediatamente invece la strada giusta è poca luce, ma in punti giusti ed importanti. In un mondo dove le offerte sono in ogni ovunque, online, offline, dove il prodotto Italiano è contraffatto decine di volte, non basta per niente poter difendersi come lo abbiamo sempre fatto. Costanza, forse è quello che nessun giornale abbina insieme alla parola “export” verso paesi emergenti.
Abbiamo analizzato 247 siti web e schede prodotto delle miglior aziende italiane che vanno ogni anno a vendere in Russia. I Saloni di Mosca non è una fiera semplice, non è una fiera in casa e quindi di queste 250 aziende in pratica una buonissima parte sono già presenti sul mercato con i loro uffici, con i loro rappresentanti, con loro gallerie e simili. Li c’è veramente di tutto in queste 250, dai semplici negozi fino alle joint venture. Forse una percentuale è nuova, ma tantissimi nomi li conosce ogni russo perché li trova nella propria casa, ufficio ecc ecc. Ecco, su queste aziende abbiamo rilevato dati interessanti :
Molte volte mi metto nei panni di un’azienda che vuole vendere, che vuole esportare per tornare sulle parole con i quali questo articolo è iniziato e capisco che non sia per niente semplice. Soprattutto perché dietro ad ogni successo non c’è solo un ottimo prodotto fatto in Italia, ma il modo in cui ti presenti davanti al cliente.
I dati, forse non completi ma molto simili in tanti settori dove Italia è forte come turismo, settore delle macchine di precisione, moda e tanti altri che noi abbiamo rilevato per capire di più di questo limite delle PMI, ci mostrano alcune logiche che mancano. Non tanto i budget, grandi soldi o investimenti in grandi costruzioni, ma nel 2015 uno straniero osserva il made in Italy attraverso fiere, giornali, TV o per strada, ma poi torna a cercarlo online e si chiede perché affidare i suoi soldi a chi nemmeno non dà informazioni di cui ha bisogno per effettuare un ordine. Provate a spiegarlo ad un russo perché lo deve fare. Io, con diversi anni di esperienza e lingua madre non ci sono riuscito del tutto.
Ecco. Esportare è facile. È anche facile riempire lo spazio mediatico di tanti slogan che fanno tornare la voglia di lavorare e far lavorare tutto il sistema in cui ci troviamo. Ma siamo sempre lì, continuiamo a fare sempre le stesse cose sperando che il mondo si fermi per altri vent’anni perché ci dobbiamo riprendere. Eppure nessuno vuole fare sconti, nessun paese vuole stare fermo e se non sono italiani, allora sono francesi, tedeschi, cinesi, tutti si muovono. Ecco, far capire a tante SPA questo concetto è un lavoro che richiede non una generazione di imprenditori.

Il gruppo GEDI cede quattro quotidiani locali a una cordata di imprenditori: è un cambio di strategia editoriale. E i giornalisti temono i tagli.

Anni fa mi capitò di intervistare per un reportage un negoziatore di ostaggi dell’esercito israeliano: Michael Tsur. Di professione avvocato e formatore di mediatori, Tsur serviva il suo paese come riservista e veniva chiamato e prelevato con un elicottero dovunque si trovasse per questo tipo particolare di situazione di crisi, purtroppo frequente in Medio Oriente […]

“Buongiorno Signor Rossi e benvenuto nel nostro hotel. Avrei bisogno del suo documento di identità”. “No, non me lo può lasciare. Deve aspettare che finisca la registrazione” “No, non mi serve il documento di sua moglie e dei suoi bambini però mi deve indicare i seguenti dati per ognuno di loro: Cognome; Nome; Sesso; Data […]