Diritto d’autore, rovescio pirata

Come resistere all'arrembaggio della pirateria digitale? Non rispettando il diritto d'autore danneggia la libertà d'espressione: gli autori a rischio.

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Dagli antichi galeoni che depredavano navi in transito sulle rotte commerciali, oggi i pirati navigano nel mare profondo di internet, arraffando contenuti audiovisivi e multimediali, ma anche libri in formato digitale. Una pratica che, secondo l’ultima indagine Fipav (Federazione di tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali), coinvolge ben il 38% degli adulti, con punte del 60% tra gli utenti abituali di internet, con un danno complessivo stimato di 577 milioni di euro.

Tra le tipologie di pirateria l’11% riguarda lo scaricare copie digitali. «Il diritto d’autore è fondamentale perché consente di garantire agli autori la loro libertà di pubblicazione, in modo da avere un riscontro economico dal loro lavoro», avverte Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, la casa editrice di numerosi libri di inchiesta. «Altrimenti sarebbe difficile continuare a coltivare la propria creatività. È fondamentale conservare il diritto d’autore ed è fondamentale che gli editori si facciano promotori del riconoscimento di questa politica, che è affermata ovunque e che invece adesso da qualche anno è stata un po’ messa in discussione. Questo è un pericolo per la libertà di espressione e degli artisti».

 

La pirateria digitale, un pericolo per la libertà d’espressione degli autori

Gli “attacchi” dei pirati all’industria culturale lasciano quasi sempre senza mezzi di difesa chi investe nel settore con la prospettiva di guadagnare successivamente dalla diffusione dell’opera. «Uno dei problemi oggi sul tavolo è quello di conciliare la libertà di rete e le esigenze di espansione del commercio elettronico, da un lato, con le legittime istanze di tutela dei titolari dei diritti di proprietà industriale del copyright, da un altro lato, e dei consumatori da un altro, rispetto ai profili di responsabilità dei fornitori dei servizi telematici offerti sul mercato e per l’utilizzo degli spazi virtuali ceduti», si legge nella relazione finale per il 2017 della Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo. «Le forme di tutela giuridica esistenti nell’ordinamento avverso la contraffazione via web sono state descritte come inadeguate dalle aziende e dai titolari del diritto d’autore che richiedono invece un maggiore coinvolgimento, in termini di controllo preventivo, da parte dei provider in ordine all’inserimento in rete di prodotti contraffatti o di pirateria digitale. L’attuale sistema previsto dalla citata direttiva prevede oggi l’attivazione dei provider solo sulla base di segnalazioni da parte dei titolari di diritti di proprietà industriale o di diritti d’autore interessati o delle autorità competenti relative a ogni specifica violazione al fine di rimuovere i contenuti illeciti».

Un aspetto, questo, che colpisce dritto al cuore la libertà di espressione, finanziata dal mercato dei contenuti culturali veicolati dai libri. Osserva Lorenzo Fazio: «Chiarelettere pubblica testimonianze, su temi scottanti che a volte non sono alla portata della grande stampa, che è in mano alle grandi proprietà. È fondamentale che l’autore possa ricevere un guadagno dal proprio lavoro ed è importante che si senta protetto da dall’editore presso il quale pubblica. A sua volta l’editore paga i diritti all’autore e si fa mediatore con il pubblico, ha il compito di fare in modo che il testo sia corretto, che nel caso di un’inchiesta quanto scritto sia vagliato, e che la documentazione in possesso dell’autore sia verificata e autentica. Il libro ha un costo, dato dalla stampa e dal lavoro dello scrittore e dell’editore: questo è il motivo per cui viene riconosciuto il diritto d’autore. Sono aspetti da riconoscere e valorizzare, perché dietro c’è il lavoro di creazione dello scrittore, redazionale e di valorizzazione commerciale da parte dell’editore. Chi si reca in libreria deve capire che dietro il libro c’è un lavoro che ha un prezzo».

Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere. Photo @DomenicoGrossi

Lettori più responsabili per contrastare pirati e cultura del “gratis”

Un argine al fenomeno della pirateria digitale sta nel rafforzare il senso di responsabilità, come avverte Piero Attanasio, responsabile Ricerca e sviluppo dell’AIE (Associazione Italiana Editori): «Sarebbe opportuno avere una doppia strategia: il rafforzare sia la responsabilità sociale, oltre a quella giuridica di chi guadagna cifre rilevanti attraverso la violazione del diritto d’autore, unita alla responsabilità individuale, in modo che siano chiare. La differenza con il passato sta nel fatto che oggi è più difficile tracciare la responsabilità di chi commette una violazione. Andrebbe resa più semplice la possibilità di tracciare il rapporto tra chi pubblica un contenuto e l’opera stessa. È un tema urgente da affrontare; come dice uno studioso inglese “la risposta alla tecnologia, viene dalla tecnologia”, da utilizzare per ricostruire questo legame perduto».

Un aspetto rilevante della pirateria che colpisce l’editoria libraria, è dato dalla cultura delgratis” prevalente nella rete, come rileva il direttore editoriale di Chiarelettere: «Adesso con la rete sembra che tutto sia possibile gratis. È facile accedere ai contenuti in modo gratuito, come se qualsiasi informazione, libro, qualsiasi cosa che viva sulla rete, sia frutto di niente. È al contrario frutto di un lavoro, di una professionalità. È importante riconoscere che dietro ogni opera c’è una professione, un impegno e un rischio, perché nel pubblicare l’autore e l’editore rischiano. Noi come casa editrice rischiamo querele – che spesso arrivano – quando pubblichiamo dei libri. Il nostro è il lavoro di chi si mette in gioco, e dunque questo ha un prezzo che è giusto riconoscere sia per lo scrittore che per il suo editore».

Nell’era del “copia e incolla” la percezione dei contenuti veicolati da un libro è fortemente influenzata dalle dinamiche della rete, come si rileva nella relazione della commissione parlamentare d’inchiesta: «I prodotti audiovisivi coperti da copyright, essendo in formato digitale, sono “merci” direttamente presenti nella rete dalla quale si scaricano: l’evoluzione di soluzioni tecnologiche, sempre più adoperate negli ultimi anni in base ad accordi intervenuti tra le piattaforme digitali e le grandi compagnie titolari dei diritti d’autore, permette di riconoscere immediatamente (in generale e in estratto) l’utilizzo non autorizzato di opere coperte da copyright (musicali, video, più in generale prodotti digitali) e di attivare forme di tutela o compensazioni risarcitorie».

La tutela del diritto d’autore non riguarda solo il lato patrimoniale e i profitti derivanti dal libro come bene commerciale, ma anche il lato morale, di attribuzione e riconoscimento della paternità di un’opera intellettuale. Il nodo centrale è per Piero Attanasio il rapporto tra l’opera, chi l’ha scritta, chi l’ha pubblicata e chi l’ha veicolata in rete: «Il diritto d’autore è legato anche al tema delle fake news che circolano in rete. Riguarda la relazione dell’opera con chi l’ha creata o immessa sul web, esiste un tema che lega responsabilità e libertà. Chiunque deve essere libero di esprimersi, vivere del proprio lavoro, responsabile di quanto pubblica. Al contrario di quel che si crede, il diritto d’autore non è in contrasto con l’anonimato. Nessuno sa chi sia Elena Ferrante, ma il suo editore è responsabile di quanto scrive. La tecnologia consente l’anonimato, ma anche una completa tracciabilità di un contenuto che circola in rete. Guardando a questo tema dal punto di vista meramente tecnologico, come relazione tra un oggetto, l’opera intellettuale e la persona, sia esso uno scrittore, un editore o chi la immette in rete, c’è una catena tracciabile, che per ovvie norme di legge non è nota a tutti, che consente di introdurre il tema della responsabilità, come l’altro lato della libertà».

 

Pirateria digitale: le responsabilità della politica e il ruolo civile degli editori

La lotta alla pirateria digitale è una battaglia che il gruppo GeMs, di cui Chiarelettere fa parte, porta avanti da anni: «Siamo impegnati da anni, insieme all’Associazione Italiana Editori, nella battaglia per far riconoscere il diritto d’autore. In un momento in cui molti pensano che i libri possano essere autopubblicati e il diritto d’autore sia una imposizione al lettore, uno sfruttamento, la sottrazione di qualche cosa, è urgente denunciare che grazie alla tecnologia molti libri sono rubati sulla rete, sono scaricati in modo illegale, e questo è un danno economico enorme sia per gli scrittori, che per gli editori, quantificabile in cifre molto alte. Quando rileviamo questi episodi, che è possibile riconoscere, sporgiamo subito denuncia alla polizia postale, che successivamente svolge le indagini. Spesso riusciamo a far chiudere questi siti, che poi riaprono. È un problema molto grave, da affrontare anche negli altri settori audiovisivi».

Fazio chiama in causa il mondo politico, nel suo ruolo di garante del settore, per avviare una maggiore consapevolezza culturale del danno arrecato dalla pirateria alla libertà di espressione: «Nel nostro settore dovrebbe scendere in campo la politica, in modo maggiormente incisivo di quanto sta facendo. Qualcosa si sta muovendo per cercare di diffondere questa consapevolezza di tipo culturale. Il cosiddetto consumatore deve avere contezza del fatto che il lavoro creativo va riconosciuto e pagato. Purtroppo in Italia il lavoro intellettuale è molto poco riconosciuto ed è sottopagato, non solo a pubblicazione avvenuta, ma anche prima; quel lavoro svolto da persone che usano le parole, la cui professionalità è molto elevata, ma che non viene riconosciuta e pagata in modo adeguato. All’estero il lavoro intellettuale e culturale è molto più riconosciuto e si registra maggiore rispetto per il diritto d’autore e per tutto l’operato delle case editrici».

«Una maggiore consapevolezza da un punto di vista culturale e politico è assolutamente auspicabile in Italia. La politica ha il dovere di essere impegnata per prima per fare in modo ci sia una maggiore contezza di questo. Altrimenti risulterebbe difficile invertire un’impostazione, che purtroppo è data dalla rete per come funziona».

Resta un punto fermo per Lorenzo Fazio il ruolo civile dell’editore, chiamato alla responsabilità sociale di formazione dell’opinione pubblica: «Il lavoro dell’editore, nonostante il self publishing e tutto quello che la tecnologia può garantire oggi, resta fondamentale, perché dietro un editore c’è un impegno, una scelta, un valore politico. Nel momento in cui si decide di pubblicare un autore, si decide anche di mandare un messaggio, che è un impegno, una responsabilità. Tutti noi editori abbiamo una responsabilità civile enorme, soprattutto in questo momento; dovremmo essere noi i primi a essere più consapevoli di questo ruolo, che è un ruolo civile in Italia, dove la cultura è sempre meno importante. Dobbiamo aiutare la scuola, le istituzioni a fare in modo che l’aspetto formativo, l’istruzione, la cultura siano più valorizzate e riconosciute, in modo da non essere più il fanalino di coda in Europa, insieme alla Grecia».

 

 

Foto di copertina di Domenico Grossi

Classe 1976, è una giornalista freelance che vive e lavora nelle Marche dove approfondisce temi di attualità imprenditoriale legati alle dinamiche economiche e ambientali del territorio di riferimento. Collabora con Corriere Adriatico e Cronache Maceratesi. Il suo motto è "memento audere semper". [ Guarda tutti gli articoli ]

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