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Editoriale 109. Stipendi d’Italia

Editoriale 109. Stipendi d’Italia

Stefania Zolotti

18 Febbraio 2022

Stipendi d’Italia, l’Italia s’addestra. 

Ci vorrebbe un inno di Mameli solo per questo, solo per mettere in note la melodia stonatissima del nostro ritardo, per invitare tutti a riflettere su quanto sia maltrattato in busta paga o in fattura il lavoro degli italiani e quanto servirebbe al più presto esercitarsi a cambiare, allenarsi a vedere nel lavoro un valore sociale oltre che economico.

Ritardi europei, internazionali, di genere, settoriali, geografici, ritardi di cultura.

Siamo un’Italia sempre più povera, i rinnovi e gli adeguamenti dei contratti viaggiano sulla lunghezza d’onda dei decenni, certe categorie sono ferme da sempre davanti a un carovita che ormai non si vergogna più di niente.

Nemmeno sul salario minimo si riesce a seguire dai media o dalle televisioni un dibattito pubblico che sia serio, urgente e desiderato e che non si faccia anche lui campo di guerra tra fazioni e bandiere. Non è detto che sia la soluzione, ma nessun problema si è mai risolto senza guardarlo in faccia o illudendosi di superarlo coi sussidi a cascata dall’alto verso il basso.

Quando l’informazione smetterà di cercare posizioni volutamente in conflitto, capiremo quanto sarà utile porgere l’altra guancia della propria opinione.

È di pochi giorni fa la notizia dello “scongelamento” di somme messe a disposizione nella Legge di Bilancio del 2020 di cui andranno a beneficiare i dipendenti ministeriali nel 2022. Le parole in bocca alla burocrazia rendono già perfettamente l’idea: il freddo. E “perequazione”, che tanto piace ai giornali. 

Da notare non è tanto che i ministeri abbiano figli e figliastri anche in busta paga ma che, ogni volta che si legge di aumenti di stipendi nel pubblico, non si riesca ancora a rimarcare dove stia il problema: non tanto che il lavoro pubblico sia di gran lunga trattato meglio del privato, ma che nessuno metta mai le mani nella qualità del lavoro pubblico. Dopodiché, si mettano pure in fila per incassare gli aumenti se se li sono meritati.

Ministeriali, ecco il dato: per Salute, Istruzione, Esteri, Università, Lavoro e Politiche agricole gli aumenti toccheranno i 2.449 euro lordi all’anno nell’area dei funzionari; a scendere, nelle due fasce inferiori di inquadramento, gli aumenti saranno di 1.800 euro e di poco più di 1.500. Anche il MISE, che si occupa dello sviluppo economico, non è tra i più premiati, tanto quanto il Viminale: i funzionari saliranno di poco più di 1.800 euro ma appena 1.200 euro in più per i ministeriali di prima fascia. Fanalini di coda Economia e Giustizia, dove l’aumento massimo sfiorerà appena i 400 euro. Nemmeno la pubblica amministrazione rima più con soddisfazione.

Se si cercano aggiornamenti in rete sulla condizione degli stipendi italiani, i link più indicizzati dai motori di ricerca parlano così, banalizzando. 

Ecco lo stipendio perfetto per essere felici.

Cinque modi per chiedere un aumento di stipendio.

Non cambiare lavoro per migliorare il tuo stipendio.

C’è sempre qualcuno che ci promette di cambiarci la vita.

Lo stipendium era la ‘paga dei soldati’: l’unione di stips – monetina, profitto – e di un derivato di pendere, cioè pagare. Per gli antichi romani insomma era il soldo militare, era la paga data ai mercenari. Mi fa tornare in mente la scenata di Morgan all’ultima edizione di “Ballando con le stelle” con le furiose polemiche annesse e connesse al suo terzo posto e con quel “ruba stipendio” indirizzato a Selvaggia Lucarelli su tutti. Mercenari moderni in prima serata?

Ho fatto tanti esami nella mia vita, al conservatorio e altrove. Due giudici come voi da altre parti sarebbero stati subito licenziati. Perché non siete competenti della materia. Spero che il prossimo anno non sarete più li a rubare gli stipendi, a rubare il posto a gente che ci capisce”.

Poveri noi non è un modo di dire e non mi riferisco solo ai soldi. 

Foto di copertina di Lara Mariani


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