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Firenze 2021: Rigenerazione, non Rinascimento

Firenze 2021: Rigenerazione, non Rinascimento

Il capoluogo più digitale d'Italia secondo il rapporto ICity Rank 2020 ha un piano per diventare ancora più smart, redatto coinvolgendo i cittadini di ogni rione: Firenze cerca di tornare vivibile anche per i fiorentini.

Elena Farinelli

17 Settembre 2021

Un anno fa raccontavamo l’impatto devastante della pandemia in una città a forte vocazione turistica come Firenze. L’assenza di milioni di turisti – tristemente rappresentata dalle foto delle piazze deserte che hanno fatto il giro del web – e la perdita dell’imponente giro d’affari collegato hanno trasformato in modo tangibile la città. A ciò si sono aggiunti profondi cambiamenti nelle abitudini dei residenti, anche a causa delle restrizioni dei vari DPCM.

Nel maggio del 2020, quando l’Italia è uscita dal primo, doloroso lockdown, il Comune di Firenze ha lanciato una riflessione sulla trasformazione della città, con un documento dal nome evocativo (#RinasceFirenze) aperto al contributo di tutti. Nonostante le quasi trenta pagine di lettura, sono arrivati oltre cinquecento suggerimenti.

In parte si sono recuperati alcuni temi già espressi nel programma di mandato del sindaco Dario Nardella, nonché le linee strategiche dal Piano Operativo Comunale (ex regolamento urbanistico). In primis l’idea di una città policentrica, sulla scia della Parigi di Anne Hidalgo o dei superillas a Barcellona, per far ridurre gli spostamenti fra i cinque quartieri della città, potenziando i servizi di prossimità. Fra gli altri punti: la mobilità sostenibile, la Smart City, il tema del verde, l’inversione di rotta sul turismo di massa.

Firenze si interroga: come si vive nei vari rioni?

Avendo visto la fragilità del modello di sviluppo turistico degli ultimi decenni, con l’economia cittadina completamente focalizzata su di esso, l’amministrazione punta a riportare i fiorentini a vivere il centro storico, dopo che il mercato immobiliare inaccessibile e il sovraffollamento turistico (oltre 15 milioni di presenze l’anno) ne avevano provocato la fuga. Aspetto che è apparso in modo lampante con la pandemia: spariti i turisti, la città si è svuotata.

In autunno è decollata Firenze Prossima con una prima campagna di ascolto, tramite questionari online suddivisi per aree residenziali, per indagare l’impatto del Coronavirus sulle abitudini delle persone e rilevare il sentiment su alcune trasformazioni degli ultimi anni (come le pedonalizzazioni), nonché per chiedere di indicare quali servizi siano disponibili in dieci-quindici minuti di cammino da un elenco che tocca i vari ambiti della vita (lavoro, trasporti, divertimento, famiglia, salute, etc.). Hanno risposto ben 8.052 persone. L’attenzione è sulla percezione della qualità della vita, che risulta discrepante fra chi vive nell’area Unesco rispetto alle zone periferiche.

I risultati hanno mostrato il divario fra i cinque rioni della città e hanno mappato i servizi di vicinato più carenti. Se nel Quartiere 1 (che coincide più o meno con il centro storico e la zona intorno alla Stazione S.M. Novella) mancano gli impianti sportivi, gli asili nido, i circoli ricreativi e culturali per giovani e anziani e i parchi pubblici, nei quartieri periferici scarseggiano locali notturni, teatri, cinema, e in alcune zone persino i servizi comunali o le piste ciclabili.

Riportare i fiorentini nel centro storico e rendere più “centrali” le periferie

La sfida è duplice: da una parte migliorare la qualità della vita dei residenti del centro – dai questionari l’area con meno soddisfazione e con più impatto a causa del COVID-19 – al punto di riuscire anche a incrementarne la popolazione; dall’altra trasformare le periferie da quartieri dormitorio a centri di attrazione culturale e intrattenimento serale/notturno.

Per arrivare a ciò il Comune di Firenze si sta muovendo su più fronti: la rigenerazione urbana di immobili in disuso, l’incremento della mobilità sostenibile, e il blocco nelle aperture di nuove attività legate al turismo e alla ristorazione nel centro Unesco.

Il 1° aprile 2021 il percorso partecipativo si è rimesso in moto tramite una mappa interattiva online, fruibile anche da postazioni di quartiere, che consente ai cittadini di segnalare proposte di intervento. Nelle prime settimane ne sono arrivate settecento.

È in corso durante l’estate un calendario di incontri e focus group per fare un punto dello stato dell’arte.

La rigenerazione urbana fiorentina

Nella visione post-pandemica, Firenze si candida a città dell’alta formazione, dell’artigianato di qualità e dell’innovazione.

La rigenerazione degli spazi urbani occupa un posto centrale. Nel febbraio del 2021 parte il recupero (oltre 25.000 mq) degli spazi di Santa Maria Novella, dove sta sorgendo un hub di creatività con show room per l’artigianato di qualità, start up, nuovi luoghi espositivi e appartamenti da destinare all’affitto per le giovani coppie (social housing). Similarmente l’ex Manifattura Tabacchi vicino alle Cascine, che già aveva visto un parziale recupero, sta vivendo una riconversione dei suoi 37.000 mq nel “progetto di rigenerazione urbana più green d’Italia”. Entro settembre 2022 prenderanno vita spazi commerciali, di formazione, atelier e laboratori, coworking, loft residenziali, oltre al Polimoda.

In itinere altri progetti: dal complesso di Sant’Orsola nel quartiere centrale di San Lorenzo, con la Scuola per l’hotellerie e i fondi per giovani artigiani e startup, all’ex caserma Lupi di Toscana dove nascerà “il nuovo quartiere post COVID-19 di Firenze”(quindici ettari di verde, percorsi ciclo-pedonali e 36.000 mq di housing sociale).

Firenze, il capoluogo più digitale d’Italia, sarà ancora più smart

Per portare a termine gli obiettivi, il capoluogo toscano deve sciogliere alcuni nodi importanti, fra i quali il traffico e i parcheggi, elementi rilevati come critici in quasi tutti i rioni. La volontà è di sviluppare una mobilità più sostenibile con l’avvio ai lavori delle nuove linee tramviarie, il potenziamento delle piste ciclabili e l’incremento dei gestori di noleggio e-bike, monopattini e scooter elettrici.

Altro tema comune a tutta la città è quello del verde: a seguito della pandemia è emersa una grande voglia di aree green, come riscontrato anche dai questionari (un cittadino su due si è recato in un’area verde per fare sport). Ciò ha portato alla creazione di un altro percorso partecipativo di ascolto, tramite workshop online e mappa interattiva.

Il COVID-19 ha accelerato la trasformazione “smart” di Firenze al punto da farle vincere il riconoscimento di capoluogo più digitale d’Italia, secondo il rapporto ICity Rank 2020 sulle città italiane intelligenti e sostenibili. Durante il primo lockdown l’amministrazione ha registrato un aumento degli accessi per l’utilizzo dei servizi online della PA, molti dei quali per la prima volta; dai questionari emerge che due cittadini su cinque non avevano mai utilizzato i servizi online del comune prima dell’emergenza.

A inizio 2021 è stato approvato il progetto definitivo e la sede della prima Smart City Control Room, con un budget di 1.330.000 euro: entro un anno sarà pronta una super centrale operativa, che riunirà tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti nella gestione dei principali servizi urbani e della viabilità (Polizia Municipale, azienda dei trasporti, servizi ambientali, Publiacqua, Toscana Energia, etc.).

Si tratterà di un’ampia sala ellittica con video-wall e terminali, per condividere banche dati e pianificare la città in tutte le sue sfaccettature. Sensori che misurano il flusso di veicoli in circolazione, controllo di semafori da remoto, in sinergia con la tramvia, monitoraggio parcheggi e illuminazione, telecamere e molto altro renderanno possibile osservare la mobilità in tempo reale e intervenire in caso di criticità. I dati saranno disponibili per i cittadini anche sull’app IF -Infomobilità Firenze.

Firenze è pronta per il cambiamento. La domanda che ci poniamo è: lo saranno anche i fiorentini?