Un'immagine della pista dello spazioporto di Grottaglie

I turisti dello spazio partiranno dalla Puglia

L'aeroporto pugliese di Grottaglie è stato designato per diventare il primo spazioporto d'Europa. E c'è già la prima scuola per piloti spaziali.

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«L’aeroporto di Grottaglie è un gioiello della Puglia, al servizio dell’industria e dell’indotto. Ha potenzialità enormi, tanto più che è destinato a diventare uno spazioporto», dice a Senza Filtro la professoressa Angela Stefania Bergantino, docente di Economia applicata all’Università di Bari e presidente della Società Italiana di Economia dei Trasporti e della logistica. «A Grottaglie ci sarà l’unico spazioporto italiano e, forse, d’Europa», commenta con entusiasmo Tiziano Onesti, presidente di Aeroporti di Puglia.

Spazioporto? Non sarà mica un refuso? Macché: nonostante questo nome evochi reminiscenze cinematografiche in stile Guerre stellari, è tutto vero.

 

Grottaglie, da aeroporto a spazioporto

L’aeroporto di Grottaglie, a 4 chilometri da Taranto, forte di un lunghissima pista (3.200 metri per 45 di larghezza) che punta sullo Ionio, si sta preparando a ospitare il decollo e l’atterraggio di voli suborbitali destinati alla messa in orbita di piccoli satelliti e, in misura minore, al turismo spaziale, per chi potrà permettersi di sborsare la valanga di migliaia di euro necessari per il biglietto (intanto la Regione Puglia ha già avviato relazioni con la compagnia americana Virgin a questo scopo). Non sorgerà alcuna rampa di lancio, perché verso lo spazio partiranno appositi aerei, come quelli che abbiamo già visto solcare i cieli degli Stati Uniti. In Europa sono due gli spazioporti in cantiere: uno nell’estremo nord della Scozia e l’altro proprio a Grottaglie, che sembra favorito dagli investitori per le condizioni climatiche sicuramente più clementi di quelle scozzesi e il vastissimo spazio aereo a disposizione.

La brochure in inglese, dedicata a questo scalo, firmata da Ministero dei Trasporti e Infrastrutture ed ENAC (Ente nazionale aviazione civile), ha un titolo che è tutto un programma: Apulian Center of excellence for aerospace trials. Già dal 2014 il Piano nazionale degli aeroporti aveva classificato Grottaglie tra quelli di interesse nazionale, destinato a funzioni di piattaforma logistica integrata a sostegno della ricerca e dello sviluppo imprenditoriale.

In effetti rappresenta un esempio, a livello mondiale, di integrazione tra trasporto aereo e industria aerospaziale, visto che da dieci anni lo scalo è già parte integrante del programma internazionale per la produzione del Boeing 787 “Dreamliner”: attualmente Leonardo (ex Alenia) realizza nel suo vicinissimo stabilimento 14 coppie al mese di sezione di fusoliera in fibra di carbonio (il 14% della struttura). Circostanza che non impedisce di usare lo scalo tarantino anche per futuri voli commerciali: nel maggio scorso il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha persino fatto un assist in direzione di Ryanair: «Se volesse questo aeroporto, per gestirlo anche in maniera totale come fa in altri casi, siamo pronti a darglielo». Emiliano si era lanciato in quella proposta proprio durante una conferenza in cui Aeroporti di Puglia ed ENAC, insieme a Distretto tecnologico aerospaziale e Regione Puglia, stavano presentando l’avvio del progetto dello spazioporto.

 

Il primo spazioporto d’Europa

Per Nicola Zaccheo, presidente di ENAC, «c’è un grandissimo interesse da parte degli stakeholder, dei player e delle istituzioni. Dopo una serie di lunghe procedure e una serie di valutazioni sulle infrastrutture presenti sul territorio, è stata scelta Grottaglie come spazioporto non solo d’Italia, ma d’Europa».

Zaccheo ha annunciato altri progetti legati allo spazioporto: «Non riguarda solo il turismo spaziale, che è l’interesse prevalente di Virgin, ma tutti i voli commerciali suborbitali. Questo è il futuro dell’aviazione civile e Grottaglie può giocare un ruolo fondamentale».

Forse si fa fatica oggi a immaginare un futuro prossimo legato ai voli suborbitali, però in quell’occasione anche l’allora sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Michele Dell’Orco, aveva sostenuto: «Attireremo anche tanti capitali privati per unirli agli investimenti pubblici. Il connubio pubblico e privato può aiutare a sviluppare non solo il turismo, che sicuramente sarà aiutato nel territorio, ma anche la ricerca». Quali saranno i tempi? Ci sono per ora 28 milioni di fondi regionali destinati a un adeguamento della struttura agli standard richiesti, entro il 2020. Poi si dovrà procedere all’adeguamento strutturale per quel che riguarda voli a pilotaggio remoto e suborbitali.

 

L’importanza della ricerca nello sviluppo di Grottaglie

È proprio l’insieme rappresentato da aeroporto, polo industriale aeronautico e centri di ricerca che fa sperare nello stesso boom a catena determinato dalla collaborazione con Boeing Company, la maggiore costruttrice statunitense di aeromobili e la più grande azienda nel settore aerospaziale.

Quando nel 2006 il gruppo Alenia Aeronautica (oggi Leonardo) diventò partner della Boeing, lo stabilimento di Grottaglie si rivelò prezioso per la realizzazione delle fusoliere. Però per trasportarle, una volta realizzate, era necessario che potessero atterrare lì i grandi e pesanti Boeing 747-400 LCF cargo modificati per questo scopo. Fu così deciso di allungare la pista da 1860 metri e 3200. Cosicché il 21 marzo 2007 atterrò il primo super cargo.

Quello sviluppo ha trainato la ricerca, nuove imprese hi-tech e il loro indotto: Leonardo è in prima fila, con i poli di Grottaglie e Foggia (aerostrutture), Brindisi (elicotteri) e Taranto (elettronica), dove lavorano circa 3.000 specialisti (l’84,7% del totale degli occupati nell’alta tecnologia in Puglia); a Brindisi, tra gli altri, c’è il gruppo Avio Aero, che fa capo a General Electric Aviation e opera nella progettazione, produzione e manutenzione di componenti e sistemi per l’aeronautica civile e militare.

Va poi a gonfie vele il Distretto Tecnologico Aerospaziale (DTA) pugliese, creato a Brindisi nel 2009 con scopi di progettazione, studio e sviluppo: nel triennio 2015-2017 ha gestito attività per 80 milioni di euro (150 dal 2011); l’azionariato è al 54% pubblico (otto centri di ricerca tra cui Università del Salento, Università di Bari, Politecnico di Bari, CNR ed ENEA), mentre il restante 46% è in mani private, con la partecipazione di dodici tra grandi gruppi e medie imprese dell’aerospazio, da Leonardo (24%) e GE Avio (12%), Salver, Cetina, Optel Ios, Sitael, Gse e altri. Proprio in questi giorni stanno entrando nel capitale sociale altre nove imprese.

 

La prima scuola per piloti spaziali

Il risultato? La Puglia è una delle cinque regioni italiane in cui maggiore è la presenza di attività industriali aerospaziali per numero di insediamenti produttivi: nel 2018 ben 566 imprese, che occupano 7.555 addetti; dalla produzione di componentistica degli aerei grandi e piccoli ai software aerospaziali, dai satelliti alla progettazione e produzione per aeromobili ad ali fisse, rotanti e propulsori, dai materiali compositi in fibra di carbonio ai sistemi intelligenti motoristici, aeronautici e spaziali, fino allo sviluppo dei droni senza pilota. Tanto che nel 2018 l’export ha superato i 561,6 milioni di euro, il 9,7% di quello nazionale in questo campo.

Se qualcuno aspira seriamente a diventare un pilota spaziale può approfittare della prima scuola di volo suborbitale (anzi, 1st School on Suborbital Flight), inaugurata a Taranto il 28 ottobre con il primo ciclo di lezioni. È stata realizzata dal Politecnico di Bari in collaborazione con il Distretto Tecnologico Aerospaziale, l’Università del Salento e la Camera di Commercio. I corsi si rivolgono principalmente a studenti di dottorato o di master del settore ingegneristico, al personale di aziende, enti di ricerca e aeronautica militare. Lo scopo: “Favorire lo sviluppo dell’economia spaziale fornendo una panoramica degli aspetti scientifici, commerciali, operativi e normativi del volo suborbitale attraverso seminari di esperti di istituti accademici, di ricerca e industriali”.

Commenta Giuseppe Acierno, presidente del DTA: «Potrà diventare un attrattore per studenti e giovani laureati, ricercatori, addetti delle imprese internazionali. Troveranno qui, nel Mezzogiorno d’Italia, una risposta alla loro esigenza di apprendimento e formazione. In parallelo, la scuola potrà favorire la crescita delle competenze di cui lo Spaceport di Grottaglie e le attività industriali a esso connesse avranno bisogno, una volta che diverrà operativo». Non solo: proprio nell’area di Grottaglie chiunque avrà la possibilità di godersi, dal 26 al 28 marzo 2020, la Fiera Internazionale dell’Aerospazio, organizzata da DTA e Puglia Sviluppo, che gestisce buona parte degli strumenti regionali di incentivazione per le imprese. Insomma, lo spazioporto pugliese per ora è ancora un progetto, sebbene avviato, a quanto pare, verso la svolta operativa; nel frattempo, però, sta già facendo sognare un sacco di persone.

 

 

L’Aeroporto di Grottaglie in foto di copertina: Nicola Cipriani per Archivio Aeroporti di Puglia

Nato a Genova nel 1958 (Acquario ascendente Gemelli) e cresciuto alla Spezia, dopo un innamoramento per Medicina a Pavia, si è dedicato a Scienze politiche. Fa il giornalista dal 1982 e detesta da sempre il giornalismo addomesticato. Ha lavorato 16 anni e mezzo all'Unità, dove è stato un inviato e ha seguito, tra l'altro, l'inchiesta "Mani Pulite". Nel 2000 si è trasferito a Bari per lanciare il Corriere del Mezzogiorno, cronaca pugliese del Corriere della Sera. Dal 2007 è di nuovo a Milano: come caporedattore di City, quotidiano free press del gruppo Rcs, fino al 2012; poi come caposervizio del Settimanale Nuovo (Cairo editore). Da luglio 2018 fa il free lance. Ha un blog su IlFattoQuotidiano.it, collabora con i siti d'informazione Strisciarossa.it e Tessere.org, scrive per FQ Millennium, mensile del Fatto Quotidiano. Tra i suoi libri: "Sud Est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia" (Palomar, Bari 2006), "Lo strano caso di Federico II di Svevia. Un mito medievale nella cultura di massa" (Palomar, Bari 2008; con prefazione e postfazione dei medievisti Raffaele Licinio e Franco Cardini) e "L'imperatore nel suo labirinto. Usi, abusi e riusi del mito di Federico II di Svevia" (Tessere, Firenze 2019; con prefazione e postfazione dei medievisti Giuseppe Sergi e Tommaso di Carpegna Falconieri). Gli sono stati conferiti alcuni premi giornalistici: l'ultimo è il premio nazionale "Antonio Maglio", consegnato nel 2019 ad Alezio (Lecce). È socio dell'Associazione italiana di Public History (Aiph). [ Guarda tutti gli articoli ]

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