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Il caso di carta: come ci stanno rapinando la qualità del lavoro

Il caso di carta: come ci stanno rapinando la qualità del lavoro

Il settore cartario boccheggia, con i rincari che portano la carta da 650 euro a tonnellata fino a oltre 1.000. Tonino Dominici, Boxmarche, da cinquant’anni nel settore: “Casi di speculazione e PMI bloccate dai grandi gruppi. Mai vista un’impennata del genere”.

“Davanti a una minaccia esterna così imponente, il rischio è di concentrarsi in via esclusiva su acquisti e aspetti commerciali legati alle materie prime, tralasciando qualità e sicurezza sul lavoro”. Non utilizza mezzi termini Tonino Dominici, presidente di Boxmarche, azienda cartotecnica che progetta e realizza packaging personalizzato. E così il focus su questa drammatica crisi economica che ha investito tutto il mondo cartario e cartotecnico, esplosa nel 2021 e raccontata sempre attraverso freddi numeri e bilanci, si sposta sul binario più inatteso: il valore delle persone.

Impossibile quindi non partire dal caso più eclatante, la vicenda di Laila El Harim, operaia specializzata morta schiacciata in una fustellatrice dell’azienda cartotecnica modenese Bombonette Srl. Secondo il pubblico ministero il macchinario non aveva le protezioni statiche fisse attive, per motivi che sarebbero riconducibili a vantaggi di risparmio economico e tempi di lavorazione.

“Il punto è decisivo e dipende dalla statura culturale dell’imprenditore. Abbiamo la grande responsabilità di gestire le organizzazioni indipendentemente dai fattori esterni, soprattutto quando affrontiamo i punti cardine: persone, mercato, aziende. Con le risorse umane al primo posto in ordine di priorità”.

Forse è proprio la cultura che manca e che ci impedisce di evitare drammi di questa portata. “Se noi formiamo le persone dal punto di vista della crescita personale, professionale e culturale, queste ci aiutano a superare le difficoltà, anche grazie alla solidarietà interna. Sul caso specifico, per quanto mi riguarda, è un episodio incomprensibile. Tutte le macchine devono sempre essere a norma, non si possono trarre vantaggi dalle scorciatoie, a prescindere dalle difficoltà”.

Difficoltà che, inutile negarlo, hanno investito con forza dirompente tutta la filiera del settore cartario. Niente di nuovo visto che sono oltre vent’anni che si sente parlare di discesa libera per i comparti della carta, dalle grandi riconversioni delle linee di produzione, alla questione ambientale con l’incubo deforestazione, all’avvento del digitale, i mutui subprime e la depressione economica globale. Tutti fattori che hanno messo in discussione un mondo dato sempre con troppo anticipo per agonizzante.

La cronaca, al contrario, racconta di un’incredibile e camaleontica capacità di trasformazione, con gli impianti che, forti della battaglia alla plastica – nuovo nemico pubblico numero uno – rivivono sull’onda del riciclo e della sostenibilità. Producendo cosa? Carte alimentari e, soprattutto, materiale per imballi, cartone buono anche per la grande droga dei nostri tempi: il mercato online. Va da sé che le aziende sopravvissute ai terremoti degli ultimi decenni sono ancora in grado di offrire ai lavoratori rapporti di collaborazione piuttosto stabili.

Crisi della carta, quanto costava e quanto costa

Quantomeno fino a oggi, quando l’onda lunga della pandemia ha prodotto in serie un aumento vertiginoso delle materie prime e, in particolare, dell’energia, cuore pulsante di ogni stabilimento cartario. Basta un dato per allarmare il mercato di questi impianti, per caratteristiche altamente energivori. Dal 2020 al 2021, appunto, l’energia è passata da un rapporto di 38 euro per megawatt ora alla cifra record di 125, con una previsione di ulteriore incremento a 180 per l’anno in corso.

Qual è quindi la differenza di costo, per una linea di macchina continua che produce carta? Dal punto di vista energetico si è passati da una media di 66 euro a tonnellata al picco di 179, con un aumento complessivo quasi triplicato. Stesso discorso in termini di picchi verticali per il gas, passato dagli 11 centesimi per standard metro cubo del 2020 ai 120 centesimi di fine 2021.

Non da meno l’analisi sulle materie prime, se pensiamo che incidono sulla produzione di una tonnellata di carta per circa 480 euro, contro i 340 medi di un’ordinaria gestione. Un aggravio del 40%, che nell’intero settore, secondo i dati di Assocarta, tocca il 70% per la cellulosa in fibra corta, il 60% per la fibra lunga e il 15% nel consumo di carta da riciclo.

Infine il tema degli approvvigionamenti, con la logistica ingorgata e incapace di recuperare il tempo perso durante i mesi del lockdown. Il risultato è un imbuto per eccesso di ordini, che ha finito per classificare il tema con rincari per tonnellata prodotta superiori al 100%.

Se consideriamo che il prezzo della carta si aggira intorno ai 650 euro a tonnellata, è facile dedurre che sommando tutti questi costi la domanda che molti gruppi si sono posti è stata: lavorare sottocosto, fermare gli impianti o alzare i prezzi? Per alcuni tipi carta gli aumenti hanno in effetti toccato quasi il tetto dei mille euro per tonnellata, incidendo non poco soprattutto sul mondo dell’editoria. Altri mercati hanno optato per fermate programmate, con conseguenti chiari di luna per i lavoratori. Alcune aziende, segnale fondamentale per i dipendenti, hanno lavorato di fatto in perdita, in particolar modo nell’ultimo quadrimestre 2021, con il picco degli aumenti in atto.

Tonino Dominici, Boxmarche: “Un’impennata del genere mai vista in cinquant’anni”

Una tendenza che ha coinvolto tutta la filiera, come conferma Tonino Dominici. “Certamente lo scossone è stato alto, anche perché l’entità degli aumenti è stata tale che, pur lavorando io nel settore da cinquant’anni, un’impennata del genere non l’avevo mai vista. Il primo impatto è stato sui costi, il secondo e conseguente sull’organizzazione della produzione, perché i tempi di approvvigionamento hanno contribuito ad azzerare tutte le politiche in atto. Ad esempio la lean production, la riduzione degli stock e le linee snelle, la flessibilità sui magazzini, l’idea di pensare l’imballo in arrivo al momento giusto sulle linee di confezionamento dei clienti”.

Tutto questo che criticità ha prodotto? “La corsa all’approvvigionamento ha portato a casi di speculazione da parte di alcuni livelli della filiera, generando difficoltà nei rapporti tra clienti e fornitori. La grande distribuzione organizzata, ad esempio, ha bloccato i prezzi, vanificando la possibilità di ammortizzare i nostri costi. In quattro mesi abbiamo eroso il margine dei precedenti otto, con l’ultimo quadrimestre in perdita. La difficoltà di relazione è stata veramente uno degli aspetti più importanti”.

Una situazione ardua da coordinare. “Il nostro panorama è formato da tante piccole medie imprese, troppo frammentate e in balia dei grandi gruppi cartari, specie del Nord Europa. Noi ad esempio, che lavoriamo sul cartoncino, abbiamo subito un aumento in linea con i dati citati, passando da 550 euro a tonnellata prodotta a oltre 1.000. La produzione bag in box, che utilizza carte semichimiche, ha subito un aumento del 50-60%”.

Sostenibilità uguale risparmio: come si esce dalla crisi della carta

E quindi, quali sono le soluzioni per uscire da quest’impasse? “Stiamo cercando opportunità anche nelle difficoltà. Ci siamo messi in testa di proporre ai clienti soluzioni che riducono l’utilizzo della materia prima, del cartoncino, togliendo grammatura per esempio, attraverso una politica di riduzione degli imballaggi. Ci sono molte aziende che per imballare un prodotto utilizzano molti packaging, pensiamo per paradosso al dentifricio, per questo stiamo studiando soluzioni per ridurre il materiale e migliorare l’imballo”.

“Dobbiamo renderci conto che oggi si parla di sostenibilità, che per il nostro settore è al primo posto. Migliorare e ridurre i consumi, qualificarli in qualche modo, togliere sprechi, progettare nuovi imballi su concetti che possano più sostenibili. Diamo spazio alla progettazione, all’innovazione di processo e di prodotto, affiancandoci ai clienti per cercare di ridurre e allo stesso tempo qualificare. A conti fatti si tratta di educazione: un’azienda sostenibile è quella che guarda davanti, che sia sostenibile nel tempo, che non si esaurisca con la fine della vita dell’imprenditore”.

Nel frattempo, però, non dimentichiamo le persone, forse l’anello che rischia di più, in termini di crescita e sicurezza, di fronte alle complessità e alle incertezze dei mercati. “Vede, quello che dice è sacrosanto. Anche nel comparto cartario e cartotecnico destiniamo poche risorse per le cose importanti. Spesso l’imprenditore medio non ha problemi a firmare un finanziamento di un milione di euro per un macchinario, ma fatica ad investire in un programma di formazione di appena diecimila”.


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