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Il coronavirus non spettina le conduttrici. Concorrenza sleale?

Il coronavirus non spettina le conduttrici. Concorrenza sleale?

Non tutto il settore dell'estetica è fermo come dovrebbe: le ombre dietro le quinte della tv. La categoria insorge: concorrenza sleale, messa a rischio della salute e messaggi fuorvianti.

C’è chi la distanza di un metro la vive come un abisso perché di mestiere, almeno fino all’emergenza del coronavirus, accorciava le distanze oltre che i capelli. Non basteranno i nuovi decreti a rimettere velocemente in moto un’economia del corpo fatta di estetica, benessere, contatto fisico. Non ci sono guanti né mascherine che tengano: sarà dura ricominciare a fidarsi, a farsi toccare, ma per fortuna torneremo a farlo.

La decrescita sarà pure felice, la ricrescita no: sembrano sottintenderlo tutte le conduttrici televisive che stanno indirettamente scatenando le polemiche del segmento estetica in Italia, da nord a sud. Ormai da settimane le vediamo condurre telegiornali, talk show e approfondimenti senza batter ciglio rispetto a prima.

Messa in onda e messa in piega vanno di pari passo – così come il trucco, impeccabile e professionale – nonostante sia oggettivamente impossibile farselo fare rispettando il metro di sicurezza. Guanti e mascherine non reggono l’alibi: c’è un mondo grigio che lavora sottotraccia, anzi dietro le quinte.

Trucco e parrucco: il caso della D’Urso e degli “eroi”

Concorrenza sleale e violazione delle regole imposte dal Governo, gridano i professionisti coi propri centri e saloni chiusi da settimane nel rispetto del distanziamento sociale in ottica di prevenzione mentre le rispettive Associazioni di categoria lo rimarcano pubblicamente.

Quando la raggiungo al telefono, è la prima cosa che mi fa notare Roberta Pagni, titolare dell’omonimo centro di Estetica e Benessere a Montevarchi e referente CNA Estetiste per la provincia di Arezzo. Fa questo mestiere da quarantacinque anni. Poco prima, per scaldare l’atmosfera e farmi arrivare preparata, mi aveva inviato da whatsapp il video di una Barbara D’Urso truccata di tutto punto, con ben due parrucchieri di fiducia intorno. Quello che la sta pettinando, curandole l’acconciatura, indossa una mascherina base e nessun guanto. Il link al video è qui. Nessuno in casa Mediaset ha preso posizione. Il giorno dopo la bufera sui social, per provare a rimediare si è presentata in trasmissione dichiarando di essersi fatta poco prima i capelli da sola: non era vero, ma ogni bravo acconciatore sa come simulare la naturalezza e l’effetto nascosto.

 

“Tra un po’ mi vesto”, dice lei in diretta prima di postare su Instagram. “Com’è, carino? Bellino, dietro? Loro sono due degli eroi che sono rimasti con me. Io li amo e loro mi amano, loro che lavorano con me e per me”.

Lascio immaginare i commenti e le ire di chi si sente discriminato facendo lo stesso mestiere, con l’attività chiusa e le spese fisse intransigenti quanto il virus. La D’Urso resta un obiettivo facile quando si tratta di polemiche ma stavolta le fanno compagnia tutte le altre: basta farsi un giro in tv per averne conferma,. Giornalisticamente parlando, me lo hanno confermato anche per altri programmi Mediaset, Rai, e La7. Dichiarano di rispettare le norme di sicurezza e i dispositivi, e che è tutto a posto. Chi li vede, chi li controlla? Intanto le conduttrici dei tg e dei programmi di Rai 2 hanno girato un video per dimostrare come se la cavino da sole, mandato in onda su Costume e Società del 14 aprile.

Non da meno le polemiche sul teatrino di Elena Santarelli che si è improvvisata parrucchiera di Rita dalla Chiesa nei camerini di ItaliaSì, il programma condotto da Marco Liorni. Per gli amanti dell’audio, questo è il link ma il fondo viene toccato con l’hashtag #senoncisiaiutafraamiche.

 

Se il nero è la nuance del lavoro

“Oltre a rimarcare la condotta dei personaggi pubblici televisivi, la prima cosa che stiamo facendo è la lotta all’abusivismo. Ci sono troppi valori che si stanno violando, dalla leale concorrenza a quello primario della salute personale e degli altri. Chi fa il nostro mestiere con senso di responsabilità ora si è fermato ma sta monitorando ciò che succede in giro. Riceviamo continue segnalazioni di colleghe che vanno a domicilio per rispondere alle clienti. Invece dovremmo essere tutti chiamati a consapevolezza e rispetto”, prosegue la Pagni.

Roberta Pagni, Referente CNA Estetiste Arezzo.

 

Non che il lavoro in nero sia una novità.

Nell’ultimo report della CGIA datato 21 marzo, Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi, conferma quanto siano utili e necessari i controlli in questo momento però aggiunge anche: “Tuttavia, poco o nulla si continua a fare contro l’abusivismo e il lavoro nero. È vero che in questi giorni una parte degli oltre 3 milioni di lavoratori irregolari presenti nel nostro Paese è rimasta a casa. Ma è altrettanto sicuro che molti altri hanno continuato imperterriti a lavorare abusivamente presso le abitazioni dei privati, approfittando della chiusura totale imposta agli acconciatori, alle estetiste e alla difficoltà da parte dei cittadini di reperire tanti artigiani che sono disponibili solo per le urgenze, ma non per gli interventi ordinari”.

Il concetto di urgenza, anche quando si parla di estetica, è ancora troppo soggettivo.

“Non possiamo negare che il nostro sia un settore in cui l’abusivismo fosse presente da tempo. Purtroppo la crisi degli ultimi anni aveva già costretto a ridurre le assunzioni: buona parte di quelle risorse si erano già riorganizzate in modo illecito, ospitando clienti a casa propria o andando a domicilio. Ora è il momento di reclamare in maniera seria e coordinata più controlli, pur consapevoli delle difficoltà che comportano le verifiche presso i domicili privati. Se non si insisterà su questo fronte, l’emergenza sarà ancora più seria per il nostro settore”.

La confusione, il lavoro ibrido e il ricorso alle scorciatoie ci faranno compagnia ancora a lungo perché i virus passano ma i dna culturali restano.

Nella inevitabile prospettiva di rimettere gradualmente a regime le attività, nelle ultime ore c’è chi non esclude si possano proporre riprese anche nel settore dell’estetica purché venga messo “in totale sicurezza”, come accade già per studi medici o laboratori di analisi: necessità, quindi, di autorizzazioni ben precise una volta dimostrato di essere in piena regola con i dispositivi di sicurezza.

La gravità, in un momento di confusione come questo, è inviare dalla tv o dai media messaggi che possano essere fraintesi dalla nostra categoria. La pericolosità del video della D’Urso, oltre all’evidenza, è anche il paradosso opposto: legittimare il nostro settore ad imitare la condotta di quelli che lei chiama i suoi “eroi”, come se una mascherina potesse permettere di lavorare come prima. Certamente ci sono in giro situazioni drammatiche e un bisogno estremo di ricominciare a guadagnare, capisco bene la tensione. Ho colleghe che faticano a reggere il peso dei costi fissi, dei mutui, delle pendenze con lo stato e con le banche. Ma se la D’urso si permette di chiamarli “eroi”, come dovremmo chiamare tutti i lavoratori costretti a stare fermi, ora che vanno avanti senza avere nemmeno i soldi per mangiare?”.

 

Foto di copertina: Manuela Moreno, puntata di Tg2 Post – 2 aprile 2020.