Federico Stroppiana, presidente di Mondofin

Il (pallone) Mondo non si è fermato mai un momento

Osserviamo da vicino le ragioni del successo di Mondofin, azienda piemontese che lavora con lo sport di tutto il globo, ma mantiene il cuore in Piemonte.

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Mondo, ovvero il destino in un nome. Anzi, in un soprannome. Perché se ti chiamano “Mondo” – al secolo Edmondo Giovanni Stroppiana – e battezzi così la tua impresa, non puoi che pensare in grande. E in oltre settant’anni l’azienda di Gallo d’Alba ne ha percorsa di strada, diventando uno dei brand più noti del Made in Italy. Riuscendo a fornire le piste di atletica dei Giochi Olimpici, da Montreal 1976 a Tokyo 2020.

 

Mondofin, un’azienda internazionale col cuore in Piemonte

Una storia nata dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1948, Edmondo Stroppiana apre ad Alba un’attività artigianale nel settore della gomma. C’è voglia di vita dopo anni di Fascismo, conflitti e malora, per dirla alla Fenoglio. La rinascita passa anche da svago e sport, da calcio e ciclismo, ma nelle Langhe è la pallapugno ad attirare folla negli sferisteri. Così uno dei primi incarichi di Mondo è realizzare i “balon” per la disciplina, da sempre radicata nel basso Piemonte e allora conosciuta col nome originale: pallone elastico.

L’azienda cambia passo grazie ai figli di Edmondo: Ferruccio ed Elio studiano soluzioni per allargare il mercato. La Mondo si fa sempre più conoscere e nel 1955 si insedia a Gallo d’Alba, tutt’ora quartier generale e cuore pulsante di un’azienda che oggi vanta nove stabilimenti in ogni angolo del pianeta.

“Mio papà era prima di tutto un inventore”, racconta Federico Stroppiana, vicepresidente Mondofin e figlio del compianto Elio, morto a fine gennaio. “Oggi viviamo dell’eredità di prodotti e processi produttivi creati da lui e da mio zio. Il manto della pista di atletica che porteremo a Tokyo è lo stesso inventato a fine anni Sessanta e perfezionato grazie alle migliorie introdotte in cinquant’anni. Ma i processi produttivi sono gli stessi”.

 

Un’azienda che spiana la strada al successo degli atleti

Le piste di atletica: il biglietto da visita di Mondo, capace di legare il nome dell’azienda alle ultime 11 edizioni dei Giochi Olimpici. Un prodotto più performante a ogni edizione e che non esisteva fino al 1969, anno in cui venne creata Sportflex, la prima pista prefabbricata. Frutto di studi, ricerche e lunghi viaggi. Alla faccia dell’etichetta di “bogia nen”, espressione piemontese che richiama una presunta passività sabauda, Elio e Ferruccio partono da Alba a caccia di idee. Continua Federico Stroppiana: “Fecero un lungo viaggio per capire come sfruttare al meglio la gomma, al di là dei palloni e delle pavimentazioni civili di cui già si occupavano. Optarono per il Canada, il Québec in cui si parlava francese, più simile al dialetto piemontese. Scoprirono che si poteva agire nell’atletica leggera, a quei tempi ancora legata alla terra rossa, superficie non ideale per la performance. Si sono messi a studiare e, dopo vari tentativi, hanno realizzato questa nuova pista prefabbricata”.

Il resto è storia. Della Mondo, ma anche dell’atletica leggera moderna. Sportflex esordisce alle Olimpiadi nel 1976. In Canada, tanto per chiudere il cerchio. Da Montreal in poi c’è sempre stato un pezzo d’Italia, di Piemonte e di Gallo d’Alba, in ogni edizione. Fino a Rio de Janeiro 2016 e in attesa di Tokyo 2020, dopo l’investitura di poche settimane fa. “Siamo felici di proseguire questa tradizione. Non è stato facile, il comitato organizzatore puntava su aziende giapponesi. Ci siamo riusciti non solo per la tradizione. Puoi avere settant’anni di storia e aver fornito le piste per 11 Olimpiadi, ma se il prodotto non è perfetto non ottieni niente. Il nostro lo abbiamo ulteriormente migliorato, anche grazie agli atleti, il cui feedback è fondamentale. Loro percepiscono quanto i miglioramenti apportati siano utili. Alla fine parlano i risultati e i record, e in questi anni ne sono stati battuti molti. Le Olimpiadi sono motivo di orgoglio, ci permettono di essere annoverati tra aziende di valore, come Coca Cola o Nike. Lo stadio olimpico è il punto focale, e le gare di atletica sono le più attese e le più viste. Questo ci dà una visibilità incredibile”.

 

Una fase di lavorazione della pista Tokyo

 

Il futuro di Mondofin: Parigi 2024 e oltre

Una visibilità olimpica, ma dietro c’è tanto altro. Mondo è composta oggi da tre divisioni: Mondo Sport&Flooring, che si occupa di impianti sportivi, Artigo, che lavora sulle pavimentazioni civili, e Mondo Toys, con la sua gamma di giocattoli. Per la serie “diversificare è meglio”, come produzione e per aree geografiche. Un gruppo internazionale all’avanguardia, che ha superato diversi ostacoli. Ancora Federico Stroppiana: “Nel 2013 abbiamo avuto difficoltà economiche per vari fattori, scelte non mirate e qualche progetto non azzeccato. Un susseguirsi di eventi, ma non proprio un fulmine a ciel sereno. Ci siamo trovati a un bivio: o facevamo determinate scelte o si lasciava perdere tutto. Abbiamo fatto sacrifici importanti e siamo usciti più forti, avendo capito la lezione. Questo ha comportato cambiamenti, anche dovuti al passaggio generazionale. Mia mamma, mio zio e mia zia sono ancora in azienda, ma la gestione sta cambiando. Prima era una più famigliare; oggi vogliamo che ci sia la nostra presenza, ma che l’azienda possa funzionare in modo autonomo. I nostri genitori erano inventori e noi non possiamo esserlo, anche perché non è necessario. Quanto messo in piedi negli anni funziona ancora, le tecnologie sono valide. L’impeto imprenditoriale è diverso, siamo manager con un’altra preparazione”.

Da una generazione di Stroppiana all’altra, ma sempre con Gallo d’Alba al centro dell’universo. Il cuore pulsante resta dove è cresciuto. “Siamo legati a questo territorio. Abbiamo aperto filiali all’estero, ma la gestione, la strategia e la visione arrivano da qui. La gente del posto e i dipendenti hanno lealtà nei nostri confronti. Rispetto all’estero qui c’è ancora l’idea del posto fisso, tutta la vita nella stessa azienda. C’è poca mobilità e i cambiamenti sono più difficili da apportare, ma abbiamo sempre fatto così e questo ha fatto la nostra fortuna, pur con tutti i problemi che ne derivano. In Italia non è facile lavorare, per manodopera più cara, tasse, cavilli burocratici; è tutto più costoso. Trasferirsi all’estero? No, noi abbiamo fatto il contrario, riportando qui produzioni che prima facevamo in Lussemburgo e in Canada. Inoltre abbiamo difficoltà a trovare personale specializzato nel settore della gomma: ogni volta dobbiamo formare il personale, con tempi e costi superiori. La Ferrero ha più lavoratori ed è più facile inserirsi; da noi il dipendente deve imparare molte più mansioni”.

Parli di Langhe e Ferrero e il paragone viene spontaneo: aziende nate nella stessa area e capaci di spopolare all’estero. “Ci sono state occasioni di collaborazione. In passato abbiamo prodotto dei palloni per loro, aumentando a dismisura la produzione per portare a termine la consegna. Non è facile il paragone con un’azienda del genere, abbiamo mercati diversi. Ma se guardiamo l’intuizione alla base, il know how, un inventore che capisce le necessità del mercato e crea tecnologie adatte, forse in questo siamo simili. Comunque in questa zona ci sono tante altre realtà valide, non solo Mondo e Ferrero”.

I numeri non mentono: 9 stabilimenti, 900 dipendenti di cui 250 a Gallo d’Alba. Ricavi dati quasi al 50% dal comparto giocattoli. Un fatturato di 215 milioni, di cui il 70% proveniente dall’estero. Così Mondo si lancia di corsa nel futuro. “Dipendesse dal mercato italiano forse non esisteremmo più”, conclude Stroppiana. “Avere una diversificazione geografica aiuta molto; soprattutto essere presenti in Asia e in America. Per i giocattoli dobbiamo far fronte al cambio dei canali di vendita, Amazon ha rivoluzionato tutto e dobbiamo adattarci. Tenendo conto anche delle diverse abitudini, i bambini di oggi giocano meno a pallone; per questo bisogna sempre inventarsi qualcosa di nuovo, cambiare gamma ogni anno. Investiamo in ricerca e sviluppo, ma è difficile trovare personale specializzato. Così come lo è per il comparto vendite. Ci attendono tante sfide; intanto stiamo già iniziando a puntare le Olimpiadi di Parigi 2024, un traguardo a cui teniamo molto”.

 

Torinese di nascita e di formazione. Dopo oltre 20 anni di giornalismo sportivo, di cui quasi 16 all’interno dell’area comunicazione della Juventus Football Club, ha deciso di cambiare vita. E di puntare su altri ambiti: la corsa, la cucina, la fotografia e soprattutto il mondo del web e dei social network. [ Guarda tutti gli articoli ]

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