un lavoratore in una boita piemontese

Il Piemonte è una boita: chi si forma non produce

La boita piemontese è la piccola azienda che caratterizza la regione: una realtà in cui chi si forma non produce. Ma la formazione è la chiave per il futuro

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Per capire il Piemonte bisognerebbe capire i piemontesi; per capire i Piemontesi dovremo provare a parlare la loro lingua. Quindi proviamo a parlare della “boita”: il termine pare arrivare dal francese boîte, “scatola”; la boita è una piccola azienda, un laboratorio artigianale. Il richiamo alla scatola è dovuto al fatto che molto spesso queste piccole botteghe artigiane erano situate all’interno di box. Il Piemonte fonda la sua storia sulle “boite”, nelle quale piccoli artigiani realizzavano lavorazioni di qualità, ma con scarsa quantità.

 

Le boite, le microimprese piemontesi

Il fatto di parlare di box ci riporta anche alle affascinanti storie d’impresa americana (Apple e Hp su tutte), ma in questo caso abbiamo in gioco meno tecnologia e più capacità produttiva. La boita non fa solo parte della storia: secondo i dati Istat (2016), le microimprese (fino a 9 addetti) in Piemonte sono 310.870, pari al 95,4% dell’intero universo regionale. Ma non basta: se a queste aggiungiamo anche le piccole imprese (10-49 addetti) raggiungiamo la soglia delle 334.278 unità: la quasi totalità delle imprese presenti in Piemonte (99,0%).

Non possiamo poi dimenticarci di un’origine storica legata all’industria automobilistica, con la Fiat a fare da stella attorno alla quale ruota un universo di aziende dell’indotto e del subindotto. Aziende con unico cliente che a sua volta è monocommittente, aziende senza una struttura commerciale e comunicativa, che hanno il loro andamento legato saldamente a scelte e svolte da loro non dettate. L’industria metalmeccanica è quindi molto frammentata, e le crisi e riprese dell’industria automobilistica sono state per le piccole officine occasioni di sviluppo o di fallimento.

In questo settore, e in quest’ottica, parlare di formazione professionale risulta complesso; in un mercato così competitivo in termini di costo orario ogni ora di formazione risulta essere una spesa quasi insopportabile. La piccola boita piemontese quindi per anni ha visto la formazione come un momento di non-produzione; questo poiché non vedeva una produttività nello sviluppo e nell’acquisizione di nuove competenze da parte delle risorse umane, che misurava invece in termini di tempo e prodotto.

Tutto questo negli anni è cambiato. La crisi economica globale, quella automobilistica e la delocalizzazione hanno messo queste piccole officine meccaniche davanti a un bivio: crescere ed evolversi oppure chiudere. A questo punto rientra in gioco la formazione, sia scolastica professionale che interna all’azienda; per la prima tipologia negli anni si è persa la praticità e la conoscenza del tessuto imprenditoriale da parte degli istituti scolastici professionali.

Se da un lato, un tempo, esistevano professionalità che un territorio donava al contesto industriale (si veda il caso dei battilastra di Alpette donati dalla tradizione del rame all’industria automobilistica), dall’altra le boite erano le principali scuole del territorio, quando prendevano con loro i “bocia”. Anche in questo caso abbiamo dovuto prendere in prestito una parola piemontese per identificare i ragazzi che imparavano la professione lavorando nelle piccole officine.

Piccole officine che hanno difficoltà a trasmettere a istituzioni e giovani le loro necessità occupazionali, poiché spesso sprovviste di una struttura tale da avere colloquio con altri soggetti. In questo senso anche l’alternanza scuola-lavoro presta il fianco a una difficoltà strutturale a organizzare il lavoro in maniera da permettere di svolgere la funzione duplice di produzione e formazione.

 

La formazione come risorsa

L’alternanza scuola-lavoro è una modalità didattica che attraverso l’esperienza pratica dovrebbe aiutare a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e lavoro. Esistono in Piemonte alcune esperienze interessanti, tra le quali quella portata avanti da Yes4To con TalenTo. Yes4To è un tavolo interassociativo che riunisce le associazioni giovanili di imprese e professionisti della provincia di Torino (www.yes4to.it) per fornire un contributo in tema di giovani e orientamento.

Il progetto TalenTo prevede la visita degli istituti scolastici da parte proprio dei rappresentanti delle imprese e dei professionisti per fornire, con metodo innovativo, una testimonianza sul vero tessuto imprenditoriale piemontese. Un tessuto che, come abbiamo detto, è fatto prevalentemente di piccole o microimprese che riescono comunque a rimanere sul mercato, e che anzi trovano opportunità di sviluppo. Perché il piemontese è resiliente, e in alcuni casi affronta la crisi globale col fare sfrontato di chi ne ha già vissute mille (si vedano le crisi automobilistiche) e se ne è sempre tirato fuori; e se poi questa situazione si presenta insieme a un passaggio generazionale allora mette in gioco tutta la sua professionalità per trasformarsi nuovamente.

Proprio questi casi vengono riportati agli studenti in TalenTo, casi di sconfitte e di rinascite, di piccole imprese che diventano realtà che internazionalizzano il proprio business, creando un legame tra la tradizione professionale metalmeccanica piemontese e la vocazione di ampio respiro giovanile. Un assetto giovanile che riconosce la formazione come risorsa; non come perdita di tempo, ma come momento di transizione e necessaria contaminazione tra una piccola realtà consolidata e la voglia di innovare.

I “bocia” diventano imprenditori e riscoprono l’importanza della formazione, quella per i lavoratori qualificati e quella per l’introduzione di personale giovanile, con percorsi duali e apprendistato di primo livello. È il caso di aziende come la GV Filtri Industriali, della Carmec o della Model Resin, piccole realtà diverse che cambiano mantenendo una professionalità storica.

La professionalità degli istituti scolastici quindi si ritrova nel percorso duale, su cui in questi anni la regione ha cercato di puntare invano, ma che, complici lacune normative e difficoltà organizzative, stenta a decollare. L’apprendistato di primo livello, invece, consente ai giovani di frequentare un percorso di formazione professionale o di istruzione per conseguire un titolo di studio, e contemporaneamente di essere assunti, anticipando quindi l’ingresso nel mondo del lavoro.

Sul punto è anche intervenuta la contrattazione collettiva con l’accordo siglato il 22 luglio 2016, tra la CONFIMI IMPRESA MECCANICA e la FIM-CISL, la UIM-UIL, che ha disciplinato l’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore ed il certificato di specializzazione tecnica superiore. Possono quindi essere assunti come apprendisti i giovani che hanno compiuto i 15 anni di età, fino al compimento dei 25: una grande opportunità sia per i giovani che per le imprese.

 

Da boita piemontese ad azienda strutturata, grazie alla formazione

L’importanza della formazione nel comparto metalmeccanico è stata inoltre sottolineata anche da un altro contratto collettivo, quello della metalmeccanica industriale, che inserisce la formazione obbligatoria dei lavoratori per almeno 24 ore in tre anni. Difatti tutti i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato dovranno seguire, nel triennio, almeno un percorso di formazione della stessa durata, a carico delle aziende. L’obbligo appare sempre qualcosa di forzato che il datore cerca di rinnegare con scorciatoie o deroghe, ma quando viene invece vista come opportunità tale scoperta è assai gradita.

Insomma, il rapporto tra PMI e formazione è un rapporto contrastato, fatto di mancanze, di diffidenza e di scarsa conoscenza, ma che nell’ambito del passaggio da boita ad azienda strutturata ha acquisito la sua importanza.

Ma questa illustrata è solo una piccola parte del Piemonte, perché il Piemonte è tante cose. Dal settore metalmeccanico si è sviluppato un comparto ingegneristico di primo piano, con al centro una ricerca tecnologica aziendale contornata da centri di ricerca istituzionale. Inoltre è presente un comparto alimentare che valorizza le eccellenze piemontesi e italiane creando laboratori e accademie (Domori Academy, Gerla Academy e molte altre), e scuole di livello internazionale (Italian Food Style Education di Piobesi Torinese e L’Università del Gusto di Pollenzo).

Come diceva un piemontese d’adozione come Sergio Marchionne, “concentrarsi su se stessi è una così piccola ambizione”.

 

 

Foto di copertina by maxime-agnelli on unsplash

Iscritto all’ordine dei consulenti del lavoro di Torino, ha studiato scienze politiche all’università degli Studi di Torino. È stato prima vice presidente e poi presidente dell’associazione dei Giovani Consulenti del lavoro di Torino, ruolo ricoperto sino al 2019. È appassionato della materia giuslavoristica in particolare collegata all’innovazione tecnologica e partecipa a convegni di settore in qualità di relatore, specializzato in tematiche connesse alla mobilità lavorativa e al welfare aziendale. Inoltre è autore di diverse pubblicazioni sul tema del lavoro: “Fisco, Lavoro e previdenza le novità 2017” edito da Itedi; “Non bastavano i buoni pasto?”; “Decreto dignità, Le nuove norme di lavoro” Edito da Giuffrè Francis Lefebvre; “Assunzioni agevolate, le misure per la riduzione del costo del personale” Edito da Giuffrè Francis Lefebvre; “Il Codice del Lavoro” Edito da Giuffrè Francis Lefebvre. [ Guarda tutti gli articoli ]

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