Lo stadio del Matera Calcio sguarnito di tifosi.

Matera Calcio: maglie biancoazzurre e bilanci in rosso

Il Matera Calcio è fallito, ma la città sogna di ricominciare a giocare a pallone partendo dal basso. Grazie agli investimenti portati dalla cultura.

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Il sogno era quello di far coincidere l’anno della Capitale Europea della Cultura con la promozione del Matera in Serie A. Quasi in controtendenza con un Paese nel quale lettori, fruitori di teatri e di cinema sono sempre “gli stessi 5 milioni” (per dirla con Beppe Severgnini), a Matera invece il pallone è scomparso e la cultura è rimasta viva. Troppe quattro rinunce consecutive a scendere in campo. Così da tre mesi il mondo della Serie C è interdetto alla squadra di casa, radiata lo scorso 14 febbraio dal campionato e oggi ancora in attesa di conoscere il proprio destino. Così, mentre i box office delle mostre sparse nella Città dei Sassi accumulano code e prenotazioni per l’intero anno, da quella di Salvador Dalì ad Ars Excavandi e al Rinascimento Riletto, i botteghini dello stadio XXI Settembre-Franco Salerno sono desolatamente vuoti.

 

Matera, città senza una squadra di calcio

Eppure i campanelli d’allarme erano suonati più volte durante l’intero 2018. Già nella scorsa stagione, infatti, al Matera furono inflitti 22 punti di penalizzazione, poi ridotti a 13. Da esempio di città rinata nell’arco di tre decenni a icona di un campionato, quello di Serie C, dove la sopravvivenza di molte squadre, anche a stagione in corso, è un’incognita. L’Irpef al posto degli assist, gli F24 in luogo dei gol. «Quanto successo quest’anno non ha rappresentato certo una sorpresa – racconta Roberto Chito, che documenta la quotidianità del calcio locale su tuttomatera.com – i problemi erano nati già nella scorsa stagione. Da febbraio 2018 a Matera non si parlava già più di calcio, ma di economia e gestione aziendale».

Secondo Chito «sono stati mascherati i debiti della società, perché si era detto che questo club non aveva debiti quando invece non era vero. Cosa ha pagato? Con l’era Columella la società ha fatto all-in per tre anni. In quei casi si sa come va: o vinci o muori”. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato solo successivamente, «quando Andrisani e Ripoli hanno preso in mano la barca». Peccato che la barca fosse alla deriva, dove è rimasta: chi è subentrato e si è tirato fuori poche settimane dopo, Rosario Lamberti con la società LPS (Leontino Pescatore Service), ha citato il pregresso, attaccando Lega Pro e Figc. «La fideiussione Finworld non era valida – parole dell’ormai ex presidente biancoazzurro –, c’erano lodi esecutivi per stipendi non pagati, quindi mancavano le liberatorie o ne sono state presentate di false. E mancava il bilancio, certificato con 3,4 milioni di debiti». In soldoni, il Matera non doveva essere iscritto.

 

Hysaj: «Queste cose nel calcio non dovrebbero succedere»

Alessio Hysaj, centrocampista classe 1999 e cugino del difensore del Napoli Elseid, è l’ultimo ad avere realizzato un gol della squadra in terza serie. «Abbiamo iniziato a capire che sarebbe finito tutto quando ci è stato comunicato che la scadenza del pagamento non sarebbe stata rispettata», racconta. «Pensavamo fosse solo passeggera, infatti siamo scesi in campo con la Juve Stabia; poi abbiamo scioperato per 15-20 giorni per permettere a chi di dovere di rispettare i pagamenti».

Invece era solo l’inizio della discesa negli abissi. «Surreale», la definisce. «Queste cose nel calcio non dovrebbero succedere, soprattutto in una categoria come questa». Dove i calciatori spesso incassano stipendi non certo paragonabili a quelli delle star di Serie A, e devono portare avanti delle famiglie. «Io vivo a 15 chilometri dallo stadio e ho avuto una famiglia che mi ha aiutato, ma c’erano ragazzi che venivano da fuori, non sapevano con quali soldi avrebbero potuto pagare l’affitto o magari come pagarsi da mangiare. Queste cose ti condizionano. Le colpe? Non sono da attribuire a una sola persona. Se ci siamo sentiti soli? I tifosi all’inizio ci hanno sostenuto. C’è stato però un periodo di rottura, perché loro non sapevano tutto quello che stava realmente accadendo, e giustamente, non essendone a conoscenza, si sono infastiditi per i brutti risultati». Al cuore però non si comanda, così in caso di ripartenza dalla Serie D Hysaj è pronto a rivestire la maglia del Matera: «Ha la priorità su tutto. Sono stato senza squadra in questi tre mesi, e a vent’anni è davvero brutto. Ho altre offerte, ma il Matera viene prima di tutto».

 

Il fallimento del Matera Calcio

Il problema resta la scarsa tutela: «Io ho studiato trent’anni per svolgere la professione», ricorda l’ex allenatore Eduardo Imbimbo. «Sono stato a Coverciano e dopo il fallimento del club, malgrado un biennale, mi sono ritrovato disoccupato».

La mente e i racconti tornano alla scorsa estate. 2 agosto: Nico Andrisani e l’avvocato Ripoli acquisiscono la società dopo un tira e molla estivo. La stagione parte con un pareggio per 1-1 nel derby contro il Potenza, nonostante una squadra allestita in tutta fretta. Il problema storico, però, è stato rappresentato dai soldi. Curioso, in una città che nel 2019 beneficia di una kermesse lunga 48 settimane, al centro del mondo. Nello scorso gennaio, poi, dopo il riavvicinamento Andrisani-Lamberti, è arrivata la mazzata finale: la Lega dichiara invalida la fideiussione presentata in estate da Columella e stoppa la campagna di rafforzamento. «Ho avuto il piacere di essere anche nella giunta precedente e quindi nella fase di candidatura di Matera 2019 come Capitale Europea della Cultura», ricorda Giuseppe Tragni, oggi assessore comunale allo sport, «quindi le aspettative di cittadini e amministrazione sono state deluse».

«Già l’estate era stata densa di fibrillazioni, fino a che un materano con passione e cuore come Andrisani aveva salvato l’iscrizione del club al campionato di Serie C. Noi abbiamo, per quelle che sono le competenze di un’amministrazione, auspicato che qualche imprenditore si avvicinasse alla realtà locale per dare una mano a questi ragazzi, cercando di far crescere qualcosa di più solido proprio per il Matera Calcio. La partecipazione della classe imprenditoriale è stata inferiore alle necessità.»

 

Se la cultura diventa la condizione per giocare a calcio

A tre mesi dallo stop al calcio a Matera, il 13 maggio – anche sulla spinta di un rapporto diretto con la tifoseria – l’amministrazione comunale ha indetto una manifestazione di interesse valida per un mese, periodo nel quale tutti gli interessati al calcio a Matera potranno avvicinarsi alla società e «mettere sul tavolo una serie di proposte da sottoporre al vaglio del Comune e di figure tecniche professionali, che vivono e masticano calcio, riunendole in una commissione di supporto a quella comunale». Quello che il Comune di Matera vuole fare è cercare di garantire la presenza di una nuova squadra di calcio, ripartendo dalla D. Qualcosa di molto simile a quanto accaduto al Bari un anno fa, quando il sindaco Decaro ha scelto quello di De Laurentiis, già proprietario del Napoli, tra i 13 progetti arrivati. Se nel caso di Bari la leva è stata il bacino di tifosi e di possibilità di investimenti in campo cinematografico (Apulia Film Commission), nel caso di Matera potrebbe essere, incredibilmente, la cultura.

«Richiamiamo l’articolo 50 della Figc – afferma Tragni – nel quale esiste la possibilità di ripartire dalla categoria inferiore con una nuova società. In cuor nostro speriamo che il fatto di rappresentare un polo così importante su scala continentale per la cultura possa riuscire ad attrarre imprenditori rilevanti e strutturati per la gestione del calcio materano». Un orizzonte che oggi è purtroppo estremamente adatto ai titoli di due pellicole girate in città tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del terzo millennio. Terra bruciata di Fabrizio Segatore e La passione (di Cristo), kolossal di Mel Gibson.

Matera è ferita: «Qui tutti chiedono trasparenza», ricorda Chito, «una società che si rimetta in piedi senza sotterfugi. Teoricamente, le potenzialità per fare bene calcio ci sono, poi servirà vedere chi si presenterà a questa manifestazione di interesse. Matera fa gola, anche perché è Capitale della Cultura. A un patto: che chi arriva e preparerà il prossimo campionato di Serie D non faccia il passo più lungo della gamba». Com’è successo dal 2014 al 2016, ricorda qualcuno nei bar in città.

«Il mondo intero deve sapere che Matera vuole tornare nel calcio che conta», ammette Tragni. Come quella volta che la squadra perse la semifinale playoff ai rigori contro il Como. 31 maggio 2015. Quattro anni fa, sembra una vita. Spesso le stagioni d’oro di una squadra vanno di pari passo con quelle di una città. Basti pensare che negli ultimi vent’anni gli unici due scudetti di Roma (Lazio e Roma) sono stati vinti a cavallo dell’anno giubilare, e che la Milano da bere di fine anni Ottanta poteva contare sull’Inter dei record e sul Milan di Sacchi, che dominava in Europa. A Matera non è successo. Il rinascimento della città non ha coinciso con quello sportivo. Nessuno ha ritenuto che l’occasione potesse essere davvero importante per dare ancora più lustro, “pop” ma pur sempre lustro, alla città, che nel calcio sembra rimasta ai primi anni Ottanta, quando doveva sbarcare il lunario e spiegare che i sassi non erano rovine, ma un patrimonio.

 

L’articolo è stato scritto in collaborazione con Luca Guerra.

Foto di copertina by Sicong-li- on unsplash

Giornalista e curatore di contenuti per le imprese. Scrive per Rivista11 e per La Gazzetta del Mezzogiorno. Autore di "Facebook Marketing", "Content Marketing", "Facebook for Dummies" e "Local Marketing", tutti per Hoepli. Arbitro di calcio nel (poco) tempo libero. [ Guarda tutti gli articoli ]

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