
L’intelligenza artificiale viene usata per giustificare tagli che spesso hanno altre ragioni. Un caso su cinque è davvero attribuibile all’automazione. Gli altri quattro no. Inizia l’ “era dell’ i.a. washing”
L’ooservatorio settimanale delle crisi industriali di SenzaFiltro. A ottobre, come ogni verrà pubblicato il consuntivo.

Come ogni anno, SenzaFiltro monitora la situazione delle vertenze nel nostro Paese per poi pubblicare a ottobre. in occasione di Nobilita Festival, l’Osservatorio delle Crisi Industriali 2026.
Qui di seguito troverai un aggiornamento settimanale di quanto sta avvenendo nelle singole regioni e l’impatto che hanno sui territori e sul Sistema Paese.
Se hai segnalazioni da fare, precisazioni o approfondimenti che credi ci siano sfuggiti, scrivi a: senzafiltro@fiordirisorse.eu
Località: Porcia (PN) · Susegana (TV) · Cerreto d’Esi (AN) · Forlì (FC) · Solaro (MI) Settore: Elettrodomestici / Manifattura Dipendenti a rischio: 1.719 esuberi dichiarati su scala nazionale (piano 11 maggio 2026)
Stato della vertenza. L’11 giugno i lavoratori di Susegana hanno scioperato per l’intera giornata con presidio davanti alla sede della Regione Lombardia a Milano (Pirellone), in concomitanza con il tavolo MIMIT del 15 giugno ormai prossimo. La mobilitazione si inserisce in una escalation avviata dopo il tavolo del 25 maggio, in cui il ministro Urso aveva definito il piano “irricevibile” e chiesto all’azienda di ritirarlo e presentare una proposta alternativa entro il 15. I sindacati Fiom, Fim e Uilm hanno mantenuto la posizione: nessuna trattativa con la pistola degli esuberi puntata. A Susegana lo stabilimento conta 310 esuberi dichiarati su una produzione che scenderebbe da 532.000 a 450.000 pezzi: secondo i sindacati, sotto quella soglia la chiusura del sito diventa inevitabile. Il nodo più acuto resta Cerreto d’Esi (170 esuberi, chiusura totale): il Consiglio regionale delle Marche ha votato una mozione unanime contro il piano, e il presidente Acquaroli sarà al tavolo del 15 giugno.
Impatto sul territorio e sul Paese. Tra il 2022 e oggi il gruppo ha ridotto di 1.300 unità la forza lavoro italiana — una contrazione del 60% in cinque anni avvenuta, come ha detto l’assessore FVG Bitonci, “nel silenzio”. Non è una crisi contingente: è una strategia di disimpegno produttivo europeo già dichiarata a livello di gruppo. Il tavolo del 15 giugno misurerà se il Governo ha strumenti reali per condizionare quella strategia o se si limita a registrarne l’esecuzione.
Prossima scadenza: tavolo MIMIT, 15 giugno 2026 ore 15. Sciopero di giornata a Susegana in concomitanza.
Località: Villanterio (PV) · Rho (MI) · Santhià (VC) · Caronno Pertusella (VA) Settore: Farmaceutico / Principi attivi Dipendenti a rischio: 93 licenziamenti + chiusura sito Villanterio (32 addetti)
Stato della vertenza. L’8 giugno lo sciopero ha bloccato la produzione in tutti gli stabilimenti italiani per l’intera giornata. A Villanterio l’astensione è proseguita anche il 9 e 10 giugno: il primo pacchetto di tre giorni di sciopero si è concluso il 10 giugno con quasi la totalità dei lavoratori in presidio ai cancelli. Elemento editorialmente rilevante: la direzione aziendale ha inviato ai lavoratori in sciopero una comunicazione scritta in cui quantifica le perdite salariali conseguenti all’astensione prolungata. I sindacati la leggono come pressione sui lavoratori, non come informativa neutra. La trattativa non ha ancora prodotto un accordo, né è stata fissata una data per la ripresa del tavolo negoziale. I sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil contestano la motivazione industriale del piano: secondo le organizzazioni sindacali, la crisi della divisione principi attivi sarebbe “costruita ad arte” per alleggerire i costi e rendere Tapi più appetibile in vista di una possibile cessione. Il gruppo nel 2025 ha registrato un incremento di fatturato del 4%, confermato nel primo trimestre 2026.
Impatto sul territorio e sul Paese. La chiusura di Villanterio non è solo la perdita di 32 posti di lavoro: è un ulteriore tassello nello smantellamento della chimica farmaceutica italiana dei principi attivi, settore strategico evidenziato dalla pandemia come vulnerabilità strutturale. La molecola prodotta a Villanterio continuerà a essere nel portafoglio Teva, prodotta altrove o acquistata da terzi. Il know-how italiano non scompare dal mercato: si trasferisce fuori dall’Italia.
Prossima scadenza: ripresa tavolo negoziale — data non ancora fissata.
Località: Scandicci (FI) e indotto toscano · Novara Settore: Moda / Lusso Dipendenti a rischio: 35 (ridotti da 54 dopo accordo del 4 giugno)
Stato della vertenza. Il 4 giugno al Ministero del Lavoro è stato raggiunto un accordo tra Kering e le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. Nessun licenziamento unilaterale: uscite solo volontarie con incentivi fino a 20 mensilità. Gli esuberi scendono da 54 a 35, grazie a dimissioni e ricollocazioni avvenute nel corso della trattativa. Il sito più colpito resta Novara (prototipazione abbigliamento): da 38 a 25 potenziali uscite. Le procedure sono rinviate a settembre, quando si valuterà l’andamento delle uscite incentivate nell’ambito del piano ReconKering. Grande assente dell’accordo: gli ammortizzatori sociali. Le uscite sono interamente a carico di chi accetta di andarsene — il costo non grava sull’azienda né sullo Stato.
Impatto sul territorio e sul Paese. L’accordo è una vittoria sindacale reale: il blocco dei licenziamenti unilaterali è stato ottenuto sotto la pressione della mobilitazione del 20 maggio. Ma il modello che si consolida — uscite incentivate senza ammortizzatori — trasferisce il costo della ristrutturazione sui lavoratori che escono, con una buonuscita che nel medio termine vale meno della continuità occupazionale. Se questo schema diventa il riferimento per le ristrutturazioni italiane del lusso, come aveva già avvertito la sindaca di Scandicci, le prossime vertenze si apriranno con questo precedente sul tavolo.
Prossima scadenza: settembre 2026 — verifica andamento uscite volontarie.
Località: nazionale (Roma, Genova e altri punti vendita) Settore: Grande distribuzione / Grandi magazzini Dipendenti a rischio: dato aggregato in verifica; centinaia di lavoratori diretti + indotto
Prima uscita nell’Osservatorio. Coin, storica catena italiana dei grandi magazzini, è al centro di una crisi prolungata che ha già prodotto chiusure, riorganizzazioni e ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali tra il 2025 e il 2026. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato uno sciopero nazionale per il 18 giugno, in concomitanza con il tavolo MIMIT convocato alle ore 12. La mobilitazione è nata dopo settimane di confronto e alla luce delle “numerose criticità emerse nei territori”. I sindacati contestano che gli ammortizzatori sociali vengano usati non come strumento di accompagnamento alla transizione, ma come meccanismo strutturale di riduzione del costo del lavoro senza un reale piano di rilancio. Nei punti vendita segnalano condizioni di lavoro in peggioramento, gestione degli ammortizzatori non coerente con l’organizzazione reale del lavoro, organici ridotti al limite della sicurezza interna.
Impatto sul territorio e sul Paese. Il profilo della crisi Coin è diverso da Electrolux o Teva: non è delocalizzazione né ottimizzazione multinazionale. È la crisi di un modello di business — la grande distribuzione generalista sotto pressione dell’e-commerce e delle catene specializzate — aggravata da anni di ammortizzatori usati per rimandare scelte industriali che non sono mai state prese. Il debito di decisioni accumulate si presenta ora tutto insieme, su una rete distributiva che presidia le città italiane da decenni.
Prossima scadenza: 18 giugno — sciopero nazionale e tavolo MIMIT ore 12.
Località: Aprilia (LT) · Vimercate (MB) · Vinchiaturo (CB) Settore: Impiantistica petrolchimica / Manifattura Dipendenti a rischio: 99 totali (63 Aprilia + 9 Vimercate + 27 Vinchiaturo con chiusura sito)
Stato della vertenza. Il 5 giugno sciopero di 8 ore con presidio ai cancelli dello stabilimento di Aprilia. Il 10 giugno assemblea dei lavoratori che ha deliberato un nuovo sciopero dalle 9 alle 12 di venerdì 12 giugno, in concomitanza con l’incontro tra azienda, sindacati e RSU fissato presso il sito. La motivazione aziendale è la delocalizzazione all’estero dell’intera produzione convenzionale, con riduzione del sito di Aprilia a hub per emergenze e clienti europei. Su 160 lavoratori ad Aprilia, 63 sono in esubero: il 40% dell’organico. A Vinchiaturo (27 addetti) il sito chiude del tutto. I sindacati Fim, Fiom e Uilm contestano la decisione come unilaterale, avvenuta dopo due incontri in cui l’azienda “ha finto il dialogo per poi procedere unilateralmente”.
Impatto sul territorio e sul Paese. KES Italy è il caso più netto di multinazionale sana che delocalizza. Koch-Glitsch opera su un mercato petrolchimico che non è in crisi strutturale: la scelta è strategica, non emergenziale. Aprilia non ha alternativa industriale immediata per assorbire 63 esuberi nel manifatturiero specializzato. Vinchiaturo è un territorio fragile in Molise: la chiusura totale del sito non lascia alternative a breve.
Prossima scadenza: incontro azienda-sindacati 12 giugno, sciopero in concomitanza.
Settore: Business Process Outsourcing / Customer service Dipendenti a rischio: stima 15.000–20.000 a rischio entro fine 2026 su scala nazionale
La vertenza Callmat a Matera (350 posti, vertice MIMIT 10-11 giugno) non è un caso isolato. È l’ultimo episodio visibile di una crisi strutturale che attraversa l’intero comparto BPO italiano. Tre fattori convergono: i grandi committenti (TIM, banche, utility) riducono i volumi e non rinnovano i contratti di esternalizzazione; l’automazione e l’intelligenza artificiale sostituiscono funzioni prima affidate agli operatori — accelerata dai decreti attuativi approvati dal CdM il 10 giugno, che tuttavia lasciano scoperta la zona grigia dell’allocazione algoritmica del lavoro nei call center; la clausola sociale si inceppa quando il committente non rinnova l’appalto ma lo sostituisce con IA, perché la clausola è stata progettata per passaggi tra operatori, non per l’uscita dal mercato del servizio. La concentrazione geografica aggrava il quadro: Matera, Napoli, Palermo, Catania sono i territori dove la crisi del call center si sovrappone a mercati del lavoro già fragili. La CGIL Basilicata lega la crisi Callmat a quella di Natuzzi come doppia emergenza che rischia di “mettere in ginocchio la città di Matera”.
Località: Santeramo in Colle (BA) e altri siti pugliesi Settore: Arredamento / Manifattura Dipendenti a rischio: oltre 1.200 (accordo CIGS copre il 62% della forza lavoro)
Stato della vertenza. Vertice MIMIT il 10-11 giugno in parallelo con Callmat. La vertenza rimane aperta senza una soluzione strutturale in vista. Il 62% della forza lavoro in CIGS è la cifra che definisce la condizione di Natuzzi: non una misura temporanea di accompagnamento, ma la modalità ordinaria di funzionamento dell’azienda. I sindacati chiedono un piano industriale che vada oltre gli ammortizzatori. L’azienda non ha ancora presentato un piano credibile.
Impatto sul territorio e sul Paese. Natuzzi è il principale datore di lavoro privato della Puglia centrale. L’indotto della filiera del mobile imbottito — tessuti, pellami, componenti — dipende strutturalmente dal sito di Santeramo. Una riduzione ulteriore non si misura solo sui diretti.
Prossima scadenza: esito tavolo MIMIT in corso.
Località: Roma (sede principale) · Milano · Napoli Settore: Istruzione / Ente culturale britannico Dipendenti a rischio: 108 su circa 130 dipendenti totali in Italia
Stato della vertenza. Nessun aggiornamento sostanziale nella settimana. L’interrogazione parlamentare del PD al Ministero degli Esteri non ha ancora ricevuto risposta. La struttura anomala della vertenza rimane invariata: ente statale britannico finanziato dalla Crown che opera in Italia con contratti di diritto commerciale, senza accesso agli ammortizzatori sociali italiani. 108 licenziamenti su 130 dipendenti equivalgono a una liquidazione totale della presenza italiana.
Prossima scadenza: risposta ministeriale all’interrogazione parlamentare – data non definita.
Località: Provincia di Mantova Settore: Alimentare / Logistica Dipendenti a rischio: dato in verifica
Stato della vertenza. Nessun aggiornamento nella settimana. Il caso rimane esemplare di un pattern diffuso nella logistica e nell’alimentare padano: l’uso strutturale del lavoro in somministrazione come strumento per ridurre le tutele nella fase di uscita. I licenziamenti gestiti tramite fine del contratto di agenzia interinale rendono più difficile il coordinamento sindacale e l’esercizio dei diritti collettivi.
Prossima scadenza: monitoraggio continuativo.
Località: Milano Settore: Intrattenimento / Ristorazione Dipendenti a rischio: dato in verifica
Stato della vertenza. Nessun aggiornamento nella settimana. Monitoraggio continuativo.
Prossima scadenza: monitoraggio continuativo.
Località: Sulmona (AQ) Settore: Manifattura Dipendenti a rischio: 123
Stato della vertenza. Nessun aggiornamento nella settimana. Rimane attiva la formula trasferimento-o-fuori senza ammortizzatori. Da segnalare: la sentenza CGUE del 4 giugno (causa C-907/24) stabilisce che il rifiuto di un trasferimento significativamente distante imposto unilateralmente dal datore costituisce licenziamento ai sensi della Direttiva 98/59/CE sui licenziamenti collettivi. Se recepita dalla giurisprudenza italiana, questa sentenza è direttamente pertinente alla vertenza 3G Sulmona: le uscite già avvenute e quelle future potrebbero essere riqualificate come licenziamenti collettivi con tutti gli obblighi di procedura che ne derivano.
Prossima scadenza: monitoraggio recezione sentenza CGUE nei tribunali italiani.
Località: Milano (cantiere Consolato USA, piazzale Accursio) Settore: Edilizia / Appalti pubblici internazionali Dipendenti a rischio: circa 500 operai (prevalentemente di origine indiana)
Stato della vertenza. Il 3 giugno il GIP ha convalidato il carcere per Ulas Demir, manager della filiale italiana di Caddell Construction, indagato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il 6 giugno è stato fermato un secondo indagato, Aji Appukuttan, 52 anni, identificato come “caporale operativo” e intermediario tra la società e i lavoratori — stava tentando di lasciare l’Italia con un autobus per non essere intercettato in aeroporto. L’inchiesta, coordinata dai PM Paolo Storari e Mauro Clerici, ha ricostruito un sistema in cui gli operai indiani reclutati in patria pagavano fino a 5.000 euro per i documenti, ricevevano salari tra 1.200 e 1.500 euro mensili per 60 ore settimanali, con deduzioni fino a 500 euro per l’alloggio. Il decreto di controllo giudiziario d’urgenza nei confronti di Caddell Construction — emesso in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti — ha imposto il commissariamento del cantiere per garantire la regolarizzazione dei lavoratori e la prosecuzione dei lavori nella legalità. L’approfondimento autonomo è in produzione per questa settimana.
Impatto sul territorio e sul Paese. Il caso Caddell è strutturalmente diverso dalle altre vertenze di questo bollettino. Non è una crisi aziendale: è un sistema di caporalato organizzato all’interno di un appalto da 351 milioni di dollari con committenza statale americana. L’extraterritorialità consolare usata per anni per impedire l’accesso ai sindacati non è un dettaglio procedurale: è una zona franca che ha reso possibile il sistema. Il commissariamento è il primo risultato concreto. Resta aperta la domanda su chi sapeva, da quanto tempo, e perché i meccanismi ordinari non hanno funzionato prima.
Prossima scadenza: udienza preliminare da fissare. Approfondimento autonomo in produzione.
Undici vertenze, due secondi fermati, un accordo raggiunto e due tavoli MIMIT in calendario la prossima settimana. Questa è la fotografia del lavoro industriale italiano nell’11 giugno 2026. È una fotografia affollata — e il sovraffollamento è già una notizia in sé.
Il filo che lega le vertenze di questa settimana non è la dimensione, che varia enormemente da Electrolux a Club House Italia. È la struttura della decisione: in quasi tutti i casi, la scelta di ridurre l’occupazione è stata presa unilateralmente dall’azienda, comunicata ai sindacati come fatto compiuto, e gestita con la massima velocità possibile prima che i meccanismi di tutela potessero attivarsi. La formula trasferimento-o-fuori di 3G Sulmona, i licenziamenti “a freddo” di KES Italy, il piano Electrolux presentato all’11 maggio con tavolo MIMIT già convocato: sono variazioni dello stesso schema. L’istituzione arriva dopo, non prima.
Il caso Teva introduce un elemento che merita attenzione separata: la comunicazione aziendale sulle perdite salariali da sciopero. Non è illegale. Ma inviare ai lavoratori in sciopero un calcolo delle buste paga perse è una forma di pressione che va nominata con precisione. Lo sciopero è uno strumento di conflitto legittimo. Quantificarne il costo individuale ai lavoratori che lo esercitano è un tentativo di scoraggiarlo. Il fatto che il gruppo registri un incremento di fatturato del 4% nel 2025 e il primo trimestre 2026 confermato positivo rende quella comunicazione ancora più difficile da leggere come neutra.
Il tavolo MIMIT del 15 giugno su Electrolux è il banco di prova più significativo della settimana prossima. Il ministro Urso ha definito il piano “irricevibile” il 25 maggio. Electrolux deve presentarsi con una proposta alternativa. Se la proposta è il piano originale con qualche aggiustamento marginale, si saprà subito che la posizione del Governo era negoziale, non strutturale. Se invece emerge un impegno industriale reale, sarà la prima volta in questa stagione di crisi manifatturiera che un intervento ministeriale produce un risultato diverso dall’accompagnamento dell’uscita.
Sull’accordo Kering vale una riflessione che va oltre la singola vertenza. La sindaca di Scandicci aveva avvertito che il modello delle uscite incentivate senza ammortizzatori poteva diventare “il riferimento per altre crisi aziendali”. È presto per dire se è già diventato uno standard. Ma è giusto tenerlo sotto osservazione: ogni accordo che trasferisce il costo della ristrutturazione sul lavoratore che esce, per quanto con incentivi generosi, costruisce una precedenza che le prossime trattative useranno.
Caddell rimane la vertenza più densa di implicazioni sistemiche. Due fermati, un commissariamento giudiziario, un cantiere nel cuore di Milano che per anni ha operato nella zona franca dell’extraterritorialità consolare. La domanda che l’inchiesta non ha ancora risposto — e che l’approfondimento autonomo in produzione tenterà di affrontare — è: chi ha assegnato l’appalto sapendo o potendo sapere cosa succedeva dentro quel cantiere?

L’intelligenza artificiale viene usata per giustificare tagli che spesso hanno altre ragioni. Un caso su cinque è davvero attribuibile all’automazione. Gli altri quattro no. Inizia l’ “era dell’ i.a. washing”

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