Osservatorio Crisi Industriali — 9 luglio 2026
22 vertenze monitorate. Tre schede nuove questa settimana (Cogne Acciai Speciali, Aeffe, Nbt Leinì). Piombino/JSW, KES Italy e Dayco Abruzzo restano senza esito documentato per la terza settimana consecutiva: da questa uscita, il commento dedicato in chiusura.
Tre settimane. Piombino/JSW, KES Italy e Dayco Abruzzo sono senza esito documentato da tre uscite consecutive di questo Osservatorio, e Biagio aveva già avvertito che, arrivati a questo punto, l’assenza ripetuta smette di essere un dettaglio di cronaca e diventa essa stessa la notizia. Aveva ragione, e lo dico senza compiacimento: non è un problema di verifica delle fonti, Mario le ha cercate anche fuori rassegna in tutti e tre i casi. È un problema di chi dovrebbe rendere conto e non lo fa, perché nessuno glielo impone con la stessa urgenza con cui si impone un tavolo quando c’è uno sciopero da disinnescare. Un accordo di programma senza clausola occupazionale, una procedura di licenziamento non ritirata, un ramo d’azienda ceduto senza che si sappia cosa succede dopo lo sciopero: tre vertenze diverse, la stessa identica postura istituzionale — il tavolo si apre, si convoca, si annuncia, e poi si dissolve senza che nessuno sia tenuto a dire come è finito.
Il caso opposto, questa settimana, è Nbt Leinì, e vale la pena metterlo a confronto proprio perché sembra l’eccezione positiva. Qui la pressione — sindacale, mediatica, il contrasto tra i licenziamenti annunciati e gli utili record della banca — ha prodotto un’inversione in meno di 48 ore: sciopero sospeso, commessa prolungata. Ma la differenza tra Nbt e i tre casi silenziosi non è che qui le istituzioni abbiano funzionato meglio: è che qui c’era una banca quotata sotto i riflettori di un’Opas da 30 miliardi, non un tavolo tecnico al MIMIT su una vertenza industriale che il pubblico non guarda. Non sappiamo ancora a quali condizioni sia stato prolungato il contratto, e fino a quando non lo sappiamo, non è corretto chiamarla una vittoria: è una correzione di rotta ottenuta sotto pressione, che rischia di durare esattamente il tempo necessario a far passare la pressione.
Il filo che lega Piombino, KES, Dayco e persino Nbt è lo stesso: la responsabilità istituzionale non è mai proattiva, arriva — quando arriva — su richiesta, sotto minaccia di sciopero o sotto i riflettori mediatici, mai per iniziativa propria. Chi ha il potere di decidere aspetta che qualcuno lo obblighi a farlo. Sul fronte della tenuta occupazionale, la settimana premia con qualche cautela solo chi ha avuto la fortuna di essere una vertenza visibile.