Il regifting vale 3,4 miliardi: il pensiero non basta più?

Il riciclo dei regali brutti o indesiderati è una pratica di lungo corso, ma non è mai stato diffuso come nell’era degli e-commerce: il giro d’affari potenziale è enorme, coinvolge un italiano su due, e ha diversi effetti positivi su ambiente ed economia

01.01.2024
Regifting: due mani si scambiano carta regalo stracciata

Natale, tempo di festeggiamenti, luminarie, abbuffate, regali. E regifting, ossia riciclo di presenti non graditi. Perché diciamoci la verità, ciascuno di noi almeno una volta nella vita ha ricevuto in dono un oggetto brutto, inutile o già posseduto e lo ha “rifilato” a qualcun altro, regalandolo a sua volta, oppure scambiandolo, o rivendendolo. Bene: da alcuni anni a questa parte, e sempre più spesso, questa pratica – che fino a qualche tempo era un tabù perché contraria alle buone maniere – è diventata anche in Italia una consuetudine, complici le difficoltà economiche e la trovata di un più accettabile e moderno anglicismo in sostituzione del nostrano “riciclo”.

Riciclare, o meglio ri-donare i regali di Natale è diventato un vero business, tanto che molti attori commerciali commissionano studi periodici ad hoc ad aziende specializzate in sondaggi e ricerche di mercato per capire se valga ancora la pena cavalcare l’onda. Pionieristicamente per il target, lo ha fatto eBay, che fiutando l’affare già dal 2014 ha commissionato un’indagine a TNS secondo la quale più della metà degli italianiil 51% – ha dichiarato di aver ricevuto almeno uno o due regali non desiderati.

Il risultato in termini di strategie di mercato è stato che eBay, in occasione di ogni Natale, offre la possibilità di mettere in vendita i regali di cui intendiamo liberarci a condizioni più vantaggiose, per esempio riducendo le commissioni per i venditori non professionisti dall’11,5% al 5%. O, addirittura, portandole a un massimo di 1 euro, come accaduto nel 2020, anno in cui il colosso dell’e-commerce ha commissionato un’ulteriore indagine da cui risultava non solo che la percentuale di italiani insoddisfatti dei regali natalizi era salita al 57%, ma soprattutto che, di questi, uno su dieci dichiarava che lo avrebbe rivenduto. Un potenziale bacino di clienti enorme.

Italia, aumenta il regifting: se ne avvale un italiano su due

La tendenza è confermata anche per queste festività. Secondo una recente indagine di Confcooperative, infatti, un italiano su due è intenzionato a riciclare durante l’anno i regali natalizi. Questa tendenza a essere “riciclatori seriali” è la risposta a un quadro economico precario, perché la ricerca costante del risparmio aumenta di fronte a un’inflazione che erode risparmi e potere di acquisto. Tradotto in termini monetari, la pratica genera una contro-spesa che vale 3,4 miliardi di euro per quanti ricicleranno i regali: sono duecento milioni più dell’anno scorso e cento più del Natale pre-pandemia.

Il fenomeno coinvolge 28,5 milioni di italiani e si conferma in crescita costante negli ultimi anni, tanto che una ricerca Coldiretti/Ixè ha calcolato che, rispetto al 2022, gli italiani pronti a rivendere online i regali ricevuti sono aumentati del 61%. “Si tratta di un business rilevante”, dicono da Coldiretti, “se si considera che le famiglie italiane hanno scartato sotto l’albero regali di Natale per un valore stimabile in circa otto miliardi tra grandi e piccini”.

I vertici della classifica del riciclo spettano a capi di abbigliamento, articoli per la casa, prodotti tecnologici e giocattoli, mentre meno a rischio “sono quelli dell’enogastronomia, a partire dai milioni di cesti trovati sotto l’albero, per i quali”, continua la Coldiretti, “si trova sempre l’occasione di consumo”.

Riciclo e ci guadagnano (quasi) tutti. Gli effetti positivi del regifting

Oltre a consentire di guadagnare qualcosa attraverso la vendita online, ridonare ha numerosi ed evidenti impatti positivi sull’economia. Permette di ridurre lo spreco di risorse, poiché rimette in circolo prodotti già esistenti, consente di risparmiare sull’acquisto di nuovi regali e favorisce l’economia circolare, in cui i prodotti vengono utilizzati per il loro intero ciclo di vita anziché essere gettati via.

Ma a ricevere effetti positivi è anche l’ambiente. Contenendo la produzione di nuovi beni si risparmiano le risorse naturali necessarie alla loro realizzazione e si riducono le emissioni di carbonio a essa associate. Per fare un esempio, la sola carta da regalo ha un impatto ambientale enorme. Secondo i dati raccolti da Greenpeace, ogni chilo di carta regalo è responsabile dell’emissione di 3,5 kg di CO2, e per produrlo si impiegano 1,3 kg di carbone. E l’impatto, oltre che in fase di produzione, è anche in fase di smaltimento. Per fare solo qualche esempio, ogni Natale nel Regno Unito si getta via l’equivalente di circa 108 milioni di rotoli di carta da regalo; in Canada si parla di 540.000 tonnellate.

Il punto critico è che la necessità di tutelare l’ambiente si scontra con gli interessi di un business di notevole dimensioni: nel 2018 il mercato mondiale di questo tipo di carta è stato calcolato in circa 15 miliardi di dollari, previsto in crescita fino a 25 miliardi nel 2025. Considerando l’intero ciclo produttivo, secondo eBay l’acquisto di un oggetto di seconda mano permette di impattare sull’ambiente fino a 2,5 volte in meno rispetto a un oggetto nuovo.

Dove avviene il regifting: le piattaforme online più utilizzate

Internet pullula di piattaforme utilizzate per il regifting.

Ci sono quelle più grandi e note, come eBay e Subito, che permettono di vendere e comperare merce di qualunque tipo, da privati o aziende, nuova o usata. O quelle più recenti, come Wallapop, il cui punto di forza è l’utilizzo della geolocalizzazione come dato principale per mettere in contatto venditore e acquirente ed effettuare baratti o piccole compravendite dal vivo. O, ancora, quelle specializzate in un tipo specifico di articoli, dall’abbigliamento agli accessori ai libri: è il caso di Vinted, dove se si ha un po’ di fiuto per gli affari si possono trovare outfit costosi a poco prezzo, e di Vestiaire Collective, piattaforma che lavora solo con le grandi griffe e punta al riciclo di articoli di lusso; ma anche di Acciobooks, piazza virtuale che permette lo scambio di libri al solo costo delle spese di spedizione. Sul principio dello scambio e non della compravendita si basa anche l’italiana Swappyverse, che riproduce in digitale i vecchi party o ritrovi tra vicini per lo scambio di oggetti.

E poi c’è Facebook, dove oltre al marketplace che permette la compravendita di articoli di ogni tipo si possono trovare anche gruppi nati apposta per offrire gratis i beni più disparati, come “Te lo regalo se lo vieni a prendere”.

Insomma, che si scelga di affidarsi alle moderne piattaforme online o che si opti per forme più tradizionali di scambio, che cosa ci racconta di noi, del nostro Paese e della nostra economia il destino dei regali di Natale?

Che siamo sempre più attenti a sprecare il meno possibile, non solo per una maggiore coscienza economica ed ecologica, ma soprattutto per necessità: se un dono non ci piace è sempre più improbabile che lo chiudiamo in un cassetto, ma cerchiamo di guadagnarci qualcosa, perché in tempi di magra anche quei pochi euro recuperati possono fare la differenza. L’aspetto positivo è che forse, entrando nell’ottica di un’economia circolare, iniziamo a dare più valore alle cose, a buttare via di meno, a valutare che recuperare e ridonare quell’oggetto per noi brutto, inutile, sgradito, può fare del bene all’ambiente e riequilibrare un sistema di produzione e consumo sempre più fuori controllo.

 

 

 

Photo credits: ilmoscone.it

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