Agricoltura: ci voleva il COVID-19 a regolarizzare gli immigrati

Il COVID-19 ha davvero cambiato tutto. Ed è paradossale che forse potremo scrivere della notizia della regolarizzazione degli immigrati soltanto perché c’è stata un’epidemia terribile. Se no tutto sarebbe continuato come prima. Fino a un anno fa, quando c’era il governo Lega-M5S e il ministro degli Interni era Matteo Salvini, c’era la caccia ai clandestini, […]

Il COVID-19 ha davvero cambiato tutto. Ed è paradossale che forse potremo scrivere della notizia della regolarizzazione degli immigrati soltanto perché c’è stata un’epidemia terribile. Se no tutto sarebbe continuato come prima.

Fino a un anno fa, quando c’era il governo Lega-M5S e il ministro degli Interni era Matteo Salvini, c’era la caccia ai clandestini, che spesso erano la manodopera più sfruttata dal caporalato nella raccolta di olive e pomodori e altri generi alimentari nel Sud Italia. Oggi lo scenario è mutato. Da più parti si chiede la regolarizzazione del lavoro sommerso massicciamente presente tra i nuovi schiavi dell’agricoltura. Non si tratta di un atto di carità, o di semplice solidarietà, o benevolenza, ma di una constatazione che fino a qualche mese fa poteva sembrare paradossale: senza la forza lavoro degli immigrati, la ricostruzione non si può fare.

 

COVID-19, il ministro Bellanova: “Abbiamo bisogno degli immigrati”

Il ministro Teresa Bellanova, alla fine di un’analisi della drammatica situazione sociale provocata dal coronavirus, ha detto senza tanti complimenti: “Abbiamo bisogno degli immigrati per portare avanti anche il normale funzionamento della catena alimentare”. L’ex presidente dell’Inps, Tito Boeri, licenziato a suo tempo dall’ex ministro degli Interni Matteo Salvini per aver osato criticare il governo gialloverde nella gestione dell’immigrazione, ha chiesto in un editoriale su la Repubblica che l’attuale governo regolarizzi al più presto il lavoro sommerso degli immigrati, soprattutto in agricoltura.

Altrettanto chiaro Vittorio Emiliani: “A chi sinora ha ragionato più con la pancia che con la testa vorrei dire che se questa forza-lavoro così sfruttata dovesse stare lontana dalle nostre campagne per la raccolta dei pomodori, degli agrumi, dell’uva, andrebbe in crisi sia l’approvvigionamento dei mercati metropolitani, sia la trasformazione di prodotti DOC da esportazione, quali vino, olio d’oliva, conserve”.

Gli economisti Francesco Campo, Sara Giunti e Mariapia Mendola, su lavoce.info, hanno messo le mani nel piatto. In un articolo dal titolo Le attività essenziali hanno bisogno degli immigrati analizzano il fenomeno numeri alla mano, e giustificano la richiesta di regolarizzazione sostenendo non solo che alcuni settori portanti dell’economia italiana sarebbero immobilizzati senza i lavoratori stranieri, ma che in agricoltura, oggi settore strategico per garantire la convivenza con il coronavirus, il lavoro è prevalentemente sommerso. “Utilizzando le ultime rilevazioni disponibili della forza lavoro dell’Istat (2019) – si legge nel report de lavoce.info – possiamo analizzare la distribuzione di lavoratori stranieri (di prima e seconda generazione) fra settori e fra attività essenziali e non, così come definite dai codici Ateco utilizzati per regolamentare il lockdown”.

Dall’analisi del lavoce.info emerge anche una distinzione di genere: gli uomini (immigrati e nativi) sono più presenti nel settore agricolo, logistica e manifattura, mentre le donne si concentrano nel popolo assai numeroso, in Italia, delle badanti e delle colf. Ma il dato che più colpisce è che nel settore agricolo, come nel settore alberghiero e dei ristoranti, vi è una netta maggioranza di stranieri rispetto agli italiani. Nella manifattura la maggioranza è sempre straniera, ma in minore misura. Nei servizi alle famiglie ci sono quasi soltanto stranieri.

 

Sagnet: “Regolarizzare la manodopera è necessario. Ed è un vantaggio punto di vista fiscale”

Di queste cifre, che nascondono una realtà spesso ignorata ma che il COVID-19 fa esplodere in tutta la sua drammaticità, ne parliamo con Yvan Sagnet, fondatore e presidente di No Cap, l’organizzazione no profit che da anni si batte contro il caporalato e per la regolarizzazione del lavoro sommerso. “Eh sì”, dice con amarezza Sagnet, “ci voleva il COVID-19 per invocare la regolarizzazione. Bisogna dare atto al ministro Bellanova, sensibile a questo problema da sempre, di aver posto con chiarezza questa anomalia. Ora si tratta di trovare il coraggio di farla davvero, la regolarizzazione”.

Yvan Sagnet durante il suo intervento a Nobìlita 2019, il festival sulla cultura del lavoro di Senza Filtro.

Tra l’altro, dice con una certa enfasi Sagnet, “il contributo del lavoro degli stranieri è importante anche al nord. Il presidente Zaia sa bene che senza la forza lavoro degli immigrati il Veneto chiuderebbe. E come tu sai bene questo settore, l’agricoltura, dove si concentra il lavoro sommerso, è fondamentale per la ricostruzione”.

Quanto incide il lavoro degli stranieri in agricoltura? “Incide per il 37%. Stiamo parlando soltanto dei lavoratori africani e indiani. Mancano all’appello rumeni e bulgari, circa 200.000, che in questo momento sono bloccati nei loro Paesi. E i tempi sono stretti, se non si muovono a colmare questa situazione il raccolto del settore ortofrutticolo è a rischio. Non è un caso che la Coldiretti si stia muovendo per cercare manodopera”.

Quali sono le proposte in campo? “Far lavorare quelli che percepiscono il reddito di cittadinanza, ma ciò comporterebbe, in questo momento, una forte mobilità difficile da gestire. Oppure regolarizzare la manodopera sommersa che già lavora sui campi. Si tratterebbe di fare una sanatoria come avvenne ai tempi di Maroni e Bossi. Anche perché il decreto Salvini sulla sicurezza firmato da Matteo Salvini ha aggravato la situazione: ha provocato una crescita degli irregolari nel momento in cui ha abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari. La gente si dimentica, tra l’altro, che quella politica delle espulsioni si è scontrata con la realtà. Quell’annuncio di espellere 600.000 immigrati era ed è irrealizzabile senza accordi bilaterali. Posso dire un’ultima cosa?”. Certo, dimmi pure. “Come ha osservato giustamente Tito Boeri, una soluzione di questo tipo in un momento di crisi finanziaria come questa porterebbe allo Stato e agli italiani un beneficio fiscale importante”.

 

Foto di copertina: “Graffiti”, di Dimitris Vetsikas su Pixabay

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