Alitalia, un futuro in proroga

La compagnia di bandiera è in picchiata: dopo numerosi rinvii, la cordata che dovrebbe salvare Alitalia ottiene un'altra proroga. Con quali prospettive?

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lo spettro della bancarotta si aggira ancora nei cieli oscuri dell’Alitalia. Pochi lo dicono, molti lo sussurrano e lo temono come una iattura. E se davvero neppure stavolta si riuscisse a salvare la compagna di bandiera più disastrata del pianeta, per il governo in carica e per l’Italia sarebbe uno schiaffo clamoroso e una drammatica perdita di credibilità sui mercati internazionali.

È difficile negli ultimi trent’anni trovare una case history peggiore del caso Alitalia. Un buco nero che continua a divorare denaro pubblico e privato a scapito degli utenti e dei lavoratori, che negli anni hanno subito la più grande ristrutturazione aziendale del dopoguerra senza alcun risultato credibile. Si pensi che soltanto nel periodo del commissariamento attuale, iniziato con il governo Gentiloni, Alitalia ha già bruciato la bellezza di un miliardo e 400 milioni, e ha annunciato esuberi per migliaia di persone. Soldi pubblici per una società che da oltre vent’anni non vuole decollare e continua a perdere carburante finanziario.

 

Una compagnia verso la bancarotta?

Chi pensava che nei giorni scorsi il Tesoro, Fs, Atlantia e l’americana Delta, ovvero i nuovi cavalieri bianchi, avrebbero finalmente messo fine a questo scandalo ventennale si è dovuto ricredere. Gli aspiranti azionisti danno la brutta impressione di non avere un piano industriale strategico credibile, e in più si guardano con diffidenza. Atlantia preferirebbe Lufthansa alla statunitense Delta, mentre il governo non ha ancora deciso se revocare ai suoi proprietari Benetton la concessione alla controllata Autostrade. Dal canto loro i tedeschi per il momento preferiscono stare a guardare promettendo di entrare, forse, nell’azionariato di Alitalia in un secondo momento. Le Ferrovie dello Stato sono l’unico potenziale azionista che ha fatto un’offerta vincolante, anche se condizionata dal comportamento degli altri pretendenti, ma è evidente che le Fs non possono accollarsi tutti gli investimenti che la compagnia deve fare a breve se vuole sopravvivere.

Questo pasticcio, che non fa prevedere nulla di buono per il futuro della compagnia aerea, come era prevedibile ha portato all’ennesima proroga. L’ultima scadenza era per il 15 ottobre; ora è slittato tutto a novembre. Mercoledì scorso il Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha autorizzato un’ulteriore proroga per la presentazione dell’offerta vincolante per la nuova Alitalia al 21 novembre 2019, subordinata a due condizioni: intervento diretto dei commissari e immediato confronto con gli offerenti, e una richiesta di aggiornamento quotidiano sullo stato di avanzamento dei lavori.

I commissari straordinari non l’hanno presa bene, visto che hanno la pesante responsabilità di affidare la compagnia aerea ad azionisti credibili che garantiscano una gestione di lungo periodo e una continuità aziendale. Il Ministero dello Sviluppo economico nei giorni scorsi ha infatti ricevuto dai commissari una lettera molto allarmata, nella quale “si manifesta perplessità condivisa dal ministro Patuanelli sulla mancata presentazione dell’offerta e richiesta di 8 settimane giudicata distonica rispetto alla richiesta di proroga precedente in cui si richiedeva un dilazionamento al 30 ottobre”.

I commissari Stefano Paleari, Enrico Laghi e Daniele Discepolo hanno deciso di essere presenti in prima persona alle trattative con gli azionisti potenziali, per verificare se c’è davvero la volontà di acquisire la compagnia o se invece si stia giocando a un pericoloso gioco al ribasso. Sulla trattativa, come è ovvio pesano anche le continue perdite che si aggirano attorno ai 500 milioni l’anno. Perdite che i nuovi azionisti dovranno ripianare. I conti sono presto fatti: alla fine dell’anno non ci saranno più quattrini, e se non interverranno capitali freschi l’ombra della bancarotta si ripresenterà in tutta la sua drammaticità; e in questo caso sarebbe difficile trovare altri “cavalieri” in grado di evitare il collasso. La cosa incredibile è che questa manfrina va avanti da decenni, con gravissime responsabilità della politica. Una pellicola inceppata che continua a tornare su se stessa.

 

Alitalia in proroga: se nessuno è soddisfatto

“Non siamo soddisfatti, anzi siamo ancora più preoccupati, dalla risposta del Ministro per i rapporti con il Parlamento a nome del Governo. Siamo all’ennesima proroga e ulteriori 350/400 milioni di euro di prestito a carico del Bilancio dello Stato. È grave che il Ministero dello Sviluppo Economico confidi ancora in un consorzio strutturalmente inadeguato, dove l’impegno dei soci privati, Delta e Atlantia, è minimale e definito per finalità altre rispetto al rilancio di Alitalia.»

Lo ha affermato in Aula a Montecitorio Stefano Fassina, Deputato LeU, nella replica al Ministro D’Incà al Question time di LeU su Alitalia. «Il piano industriale predisposto dal consorzio – ha detto – è in realtà un piano biennale di fallimento, nonostante un pesantissimo taglio di occupati, quantificato in circa 2800 persone. Insistiamo sulla necessità di chiudere l’amministrazione straordinaria e avviare una fase temporanea di gestione pubblica dell’azienda al fine di arrivare a un piano industriale credibile».

Anche i sindacati sono scesi in campo. «Prendiamo atto dell’ennesima proroga concessa a Ferrovie, Atlantia e Delta Airlines per la presentazione dell’offerta vincolante per la nuova Alitalia; ma è giunto il tempo di cessare tatticismi e veti. Alitalia deve essere il centro del progetto di rilancio e non essere il di cui di altre partite di diverso interesse». A dichiararlo il segretario generale, Claudio Tarlazzi, e il segretario nazionale, Ivan Viglietti, della Uiltrasporti. «Il Governo faccia immediatamente la propria parte, costringendo gli offerenti a produrre finalmente, e in tempi rapidi, un’offerta strutturata. Si deve fare chiarezza e investire convintamente sul futuro di Alitalia, dotandola di un piano industriale che sia di vero rilancio, crescita e sviluppo, con un contesto di regole di mercato che eliminino la concorrenza sleale e il dumping contrattuale, e infine, con alleanze intercontinentali idonee, a consentirne la crescita».

«Non è un mistero – ha detto languido il Ministro per i rapporti con il Parlamento d’Incà – che la cassa disponibile sia diminuita, non potendo i commissari effettuare investimenti e sviluppare il business e dovendo limitarsi alla gestione ordinaria». Ora è «vitale non perdere altro tempo», con «l’auspicio» che il consorzio di cui Fs fa parte «possa formalizzare quanto prima il proprio impegno. È indispensabile che il piano sia ambizioso, lungimirante e coerente» con l’attuale situazione del comparto aereo.

 

 

Photo credits: Corporate Alitalia

Bruno Perini è nato a Milano il 21 novembre del 1950. E’ diventato professionista nel 1987. Giornalista economico finanziario e politico giudiziario, ha lavorato per circa trent’anni al quotidiano il manifesto. Per due anni ha lavorato al settimanale della Rcs Il Mondo. Ha collaborato con Prima Comunicazione, con il Sole 24 ore, con Radio 24 come conduttore della rassegna stampa, con il Corriere della Sera, con l’agenzia Asca.‏ [ Guarda tutti gli articoli ]

Commenti

X