Una foto proveniente da uno dei musei di Vercelli sovrapposta a una piazza della città

Alternanza scuola-lavoro dentro i musei di Vercelli

Voci di provincia. Così i musei di Vercelli affrontano il turismo "Torino-centrico" piemontese: digitale, cooperazione e l'uso dell'alternanza scuola-lavoro

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Come far fronte alla continua offerta turistica museale di varie realtà regionali e alla necessità di un costante aggiornamento del personale? La parola va allo staff del Museo Leone e del Museo Borgogna di Vercelli: due importanti poli culturali locali che contribuiscono a mantenere vivo il turismo in città, stando al passo con le profonde trasformazioni che stanno interessando il mondo dell’offerta museale e delle professioni correlate.

 

I musei di Vercelli e l’offerta culturale piemontese

“Il Piemonte, rispetto ad altre regioni, è molto Torino-centrico dal punto di vista museale” sottolineano Luca Brusotto e Gianni Mentigazzi, rispettivamente Conservatore e Presidente del Museo Leone di Vercelli. Recentemente, infatti, il controllo degli enti museali locali è passato dai comuni alla regione. Nessuna previsione in merito, ma è evidente la preoccupazione che alcuni parametri, stabiliti senza conoscere a fondo il territorio e il pubblico specifico a cui i musei fanno riferimento, possano penalizzare ulteriormente piccole realtà quali il Museo Leone. Questo ente privato, nonostante la forte crescita degli ultimi cinque anni, conta su 10.000 presenze anno contro le 800.000 del Museo Egizio di Torino. Il forte flusso di turismo museale concentrato nel capoluogo toglie attenzione dai musei di provincia, riservando a questi ultimi delle tipologie di turismo differenti, come per esempio quello enogastronomico nelle Langhe o quello paesaggistico nella zona dei laghi.

Naturalmente, nessun museo è un’isola. Al contrario, le relazioni con altre strutture a livello territoriale, nazionale e internazionale, sono importanti per stabilire contatti operativi e di natura istituzionale. Non solo. “È un rapporto fondamentale per organizzare incontri formativi e permettere scambi di informazioni e di progetti, prestiti di opere, condivisione delle risorse e molto altro”, sottolineano Cinzia Lacchia e Francesco Ferraris, Conservatore  e Presidente del Museo Borgogna. Che aggiungono: “L’aspetto di concorrenzialità si fonde alla necessità di molte realtà importanti di utilizzare strumenti, risorse e voci molto diverse, che le differenzino e le rendano uniche nel loro genere”.

A Vercelli, come in altre piccole realtà culturali di buon livello, c’è una forte esigenza di creare eventi ed esperienze legati alle mostre e alle collezioni esposte, così da stimolare l’interesse di coloro che non conoscono la città o gli enti. I musei della città trasformano questa necessità in virtù, offrendo al pubblico (locale e non) occasioni di vario genere, con funzione educativa e socializzante. Ciò in concomitanza con attività riservate a un pubblico fragile, come ad esempio la collaborazione con la DIAPSI Vercelli (Associazione di Volontariato per la Promozione della Salute Mentale) e il progetto Dedalo per la promozione della salute, a cui ha aderito il Museo Borgogna. E ancora, La cultura a portata di mamma al Museo Leone: una serie di quattro appuntamenti dedicati a famiglie con bambini da 0 a 5 anni, che danno l’opportunità ai genitori di visitare le mostre mentre i loro figli giocano nella nursery e partecipano ad attività mirate.

 

La continua evoluzione dei ruoli museali

L’aumento delle attività e dell’offerta a diverse tipologie di pubblico ha comportato una revisione di alcuni aspetti delle figure professionali appartenenti al settore del patrimonio culturale. Molti aggiornamenti delle professioni avvengono sul piano digitale. Il responsabile dell’accessibilità, ad esempio, diventa garante della fruizione del museo sia sul piano fisico che su quello virtuale, dalla barriera architettonica a quella cognitiva. Così come il comunicatore, o responsabile della comunicazione: una figura di valenza strategica che ha il compito di comunicare, appunto, le collezioni ai diversi tipi di pubblico e di divulgare all’esterno il ruolo sociale del museo stesso attraverso una comunicazione verbale e non; definendo, cioè, una strategia che consideri sia lo spazio fisico del museo che quello digitale. Grande importanza viene data anche al costante aggiornamento dei mediatori culturali e dei responsabili educativi, che seguono progetti mirati al coinvolgimento delle scuole, delle persone affette da disabilità e degli anziani.

Gli staff di entrambi gli enti concordano sul fatto che la mancanza di risorse per incrementare il numero dei dipendenti, e quindi di un numero adeguato di personale tecnico, rende difficoltoso l’adeguamento richiesto dalle esigenze del pubblico rispetto alle possibilità del museo. Ciò permetterebbe di sviluppare più opportunità per ingaggiare e intercettare nuovi visitatori, mantenendo un’apertura verso l’esterno e le inevitabili mutazioni sociali.

Questo ha reso cruciale il lavoro di squadra e la necessità per i membri del personale di ricoprire più mansioni. “È un fattore positivo,” spiega Cinzia Lacchia, “perché ha insegnato allo staff a rispettare i ruoli dell’altro, contribuendo a creare uno spirito di condivisione e di appartenenza all’interno dell’organico. È un elemento critico, in quanto un professionista non ha la possibilità di crescere nel proprio settore di attività per carenza di tempo, e di sviluppare con nuove competenze altri progetti utili al museo”.

 

Alternanza scuola-lavoro: un sostegno importante

Vitale per entrambe le realtà è anche il supporto degli studenti coinvolti nell’alternanza scuola-lavoro. I ragazzi, di un’età compresa tra i 16 e i 18 anni, operano principalmente durante i fine settimana e i mesi estivi. Lavorando a contatto con i professionisti del settore, vengono impiegati soprattutto per l’assistenza di sala, come appoggio agli operatori museali dipendenti. In più, in entrambe le strutture vercellesi una parte è indirizzata al supporto degli operatori didattici e al monitoraggio di eventi e attività.

Dove possibile, i coordinatori di entrambi i musei tentano di orientare gli studenti verso attività che riguardano ambiti di loro competenza. Un esempio è la partnership che il Museo Leone ha con l’Istituto Comprensivo “Bernardino Lanino” di Vercelli: avvalendosi della formazione dei propri studenti in ambito di promozione commerciale e pubblicitaria, ogni anno l’Istituto seleziona un numero di ragazzi che si occupano dell’assistenza di sala durante eventi e manifestazioni organizzati dal museo stesso.

La collaborazione tra i due musei e le scuole del territorio, inoltre, permette agli studenti di incontrare i giovani che svolgono il progetto di Servizio Civile Nazionale nelle due strutture, venendo a contatto con un possibile percorso da imboccare una volta terminati gli studi superiori. Ciò rafforza anche la promozione dell’ente in ambito scolastico, facendo conoscere il Museo a un pubblico giovane.

 

Il futuro dei musei di Vercelli: digitale, accessibilità e collaborazione

Vercelli è una provincia che, nel suo piccolo, si difende egregiamente per la qualità delle proposte in ambito museale. Il Museo Borgogna è considerato la seconda pinacoteca del Piemonte dopo la Galleria Sabauda di Torino. Il Museo Leone, seppur di dimensioni minori, include nei suoi 7000 m2 di superficie una collezione eclettica che spazia dalle armi preistoriche ai corredi di tombe egizie, dai mosaici medievali ai dipinti di epoca moderna. Come far conoscere questa e altre perle del territorio piemontese ai più, ricavando e rivendicando uno spazio all’ombra dei gettonatissimi musei torinesi?

Tramite i vecchi canali di divulgazione analogica e i nuovi metodi di promozione digitale, le due istituzioni vercellesi puntano sull’immagine, sull’accessibilità e sui servizi come punti cardine del loro continuo rinnovamento. L’obiettivo è semplice: promuovere la diffusione di varie iniziative culturali, raggiungere nuove fasce di pubblico e consolidare i legami con coloro che già conoscono queste realtà. Magari lavorando in rete con gli altri enti del territorio, nella speranza che in futuro ci siano maggiori risorse per i musei lontani dall’influenza dominante del capoluogo piemontese.

 

Foto di copertina by Museo Borgogna

 

Nata in un piccolo paesino tra le Alpi e la pianura padana, non è mai riuscita a stare ferma nello stesso posto per troppo tempo. Fresca di diploma, ha iniziato a frequentare un corso universitario in Scozia: terra di castelli, poeti e indipendentisti. Dopo la laurea in Letteratura Inglese – e quattro anni passati a dividere il proprio tempo tra la biblioteca, un lavoro come cameriera in un hotel e un posto di redattrice per una rivista accademica locale – ha intrapreso un master in Studi Culturali, che le ha permesso di muoversi tra Spagna, Canada e Francia nel giro di due anni. Ha lavorato come ricercatrice museale per il Museo das Peregrinacions di Santiago de Compostela e come assistente didattica all’Università di Guelph, in Canada. A settembre ha deciso di tornare in Italia e attualmente lavora presso Edizioni Effedì: una piccola casa editrice di Vercelli. Le piace camminare, camminare, camminare… e probabilmente non si separerà mai dagli scarponcini che le fecero raggiungere la fine del Cammino di Santiago. [ Guarda tutti gli articoli ]

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