Culo e occasione. Giovani, ecco come non vi spiego il lavoro

Competenze stem? Sì, ma non solo. Per trovare lavoro oggi servono anche altri ingredienti, non tutti ortodossi. Vediamo insieme quali.

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Questa è una lettera. A mo’ di don Milani. È una lettera ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Ed è una lettera fatta da cinque paragrafi, ognuno con un titolo. Ogni titolo è una parola del lavoro, ma a modo mio: le parole formano un cerchio, perché dalla prima si passa all’ultima per scoprire che l’ultima è ben saldata alla prima.

 

Primo titolo: culo

È la prima parola che mi viene in mente pensando ai giovani e il lavoro. Ma è un culo al contrario. Vi provoco, perché spesso un impiego appare come una chimera per il giovane che si affaccia su questo fantastico mondo del lavoro, e il mantra che risuona nell’aria recita “troverai lavoro con un gran colpo di culo”. E invece no.

E invece il culo che intendo io è quello che: 1) bisogna farsi, ed è quello che 2) si deve muovere.

  1. Farsi il culo significa studiare prima di tutto, guadagnare conoscenza accurata, entrare nei gangli di una materia, di un tema, di un metodo. Senza risparmio. Quando facevo l’università, alle otto come un operaio iniziavo a studiare, finivo per la pausa pranzo e ricominciavo alle due fino alla sera. Spesso sabati e domeniche comprese. Mi facevo il culo.
  2. Muovere il culo vuol dire essere pronti a scattare, essere determinati ad andare dove c’è bisogno di noi, viaggiare per lavoro, spostarsi per accrescere e migliorare la nostra formazione. Finita quell’università ho capito che non bastava: ho cercato un master, ho cambiato città, ho investito i soldi della mia moto per pagare il corso e il primo lavoro era in un’altra città ancora. Pronti? Via.

Le persone a me vicine mi rimproverano sempre di fare esempi legati al mondo del calcio, ma io insisto perché il mondo dello sport aiuta in generale a capire meglio alcuni concetti astratti: un calciatore di serie A, un professionista che a venticinque anni gioca a livelli molto alti, viene da ore e ore di allenamento fin da bambino, senza mai stancarsi né mollare. Già a otto, dieci, dodici anni si allenava e lavorava per imparare e per migliorare. Con lo studio è la stessa cosa: mettiamo giù per terra i mattoni della nostra conoscenza a otto, dieci, quindici anni, e ci renderanno il valore con gli interessi a venti, venticinque anni solo se avremo ben imparato fin da piccoli.

È un percorso formativo difficile, lungo ma necessario. I lavori a bassa capacità stanno scomparendo: da adesso in poi il lavoro sarà solo per persone formate, che hanno competenza e conoscenza. Mi è capitato di assistere a una presentazione di un’azienda agricola che produce tabacco, il tabacco delle sigarette. Dei contadini, le persone che lavorano in quell’azienda, non hanno più niente. Sono degli operatori ad alta capacità tecnologica, gestiscono i loro campi come in Sammontana gli ingegneri gestiscono le macchine di produzione. I lavori facili non esisteranno più.

 

Secondo titolo: stem

Sta per Science, Technology Engineering and Mathematics. Sono le materie su cui vi dovete concentrare per trovare lavoro, sono le materie che formano i lavoratori evoluti, sono le materie che servono per distinguersi, sono le materie che fanno guadagnare. Spazio, reputazione, ascolto e anche – perché no – soldi.

La formazione umanistica è altrettanto importante per avere una visione del mondo completa, rotonda, capace di dare senso alle cose che si fanno. Sergio Marchionne era laureato in filosofia, alcune delle persone che conosco e che hanno ruoli apicali in importanti aziende del mondo informatico vengono da un percorso di studi umanistico. Sconsiglio però di cercare un lavoro in questi campi, a meno che non siate il Cristiano Ronaldo della filosofia: i posti dignitosi e in grado di dare pieno appagamento alle giuste ambizioni di ciascuno di noi sono veramente pochi; per andare a prendersene uno credo siano necessarie qualità superiori alla media. E non bisogna mai fare l’errore di ritenersi menti superiori, anche qualora i nostri risultati siano eccelsi: da una parte ci sarà sempre qualcuno più bravo di noi, e dall’altra uno degli errori più gravi che si possano fare è sopravvalutarsi. Umiltà e piedi per terra.

 

Terzo titolo: leggere

Leggete, leggete e rileggete, che spesso al primo giro si capisce poco. Solo chi legge, può capire e solo chi capisce può agire in modo costruttivo. E quando dico leggete mi riferisco ai libri, quegli oggetti che distillano in poche pagine il sapere spesso enorme di persone più grandi di noi.

Avete a disposizione mezzi infiniti, per conseguire un livello di conoscenza fino a poco tempo fa impossibile. Sfruttatelo. Imparate dagli altri leggendo i loro pensieri, le loro azioni, i loro insegnamenti: niente come leggere apre la mente; forse solo viaggiare per il mondo ha la stessa capacità di plasmare i nostri neuroni in modo evolutivo quanto l’attività della lettura. Romanzi, saggi, libri di testo – ricaverete doni inestimabili.

 

Quarto titolo: inglese

Viviamo in un mondo globalizzato. Pochi giorni fa è stato effettuato il primo volo diretto, ovvero senza scalo, da New York a Sidney, 19 ore di tempo che hanno per la prima volta coperto 16.200 chilometri. È un fatto, è una realtà che non possiamo affrontare a slogan come sentiamo dai politici attorno a noi o nascondendo la testa sotto la sabbia come fanno molti dei nostri connazionali. Il mondo ci entra in casa ogni giorno sempre di più. e quindi c’è una prima cosa da fare per bene: imparare bene l’inglese, la lingua del mondo.

Le aziende italiane che crescono maggiormente sono quelle che competono sui mercati globali, e hanno quindi imparato questa lezione da tempo, dotandosi di persone capaci non solo di far bene il proprio lavoro, ma anche di comunicare con il resto del mondo con l’idioma globale. Ma anche se volete aprire un bar in centro, magari in una città italiana storica, i clienti più interessanti sono e saranno sempre più stranieri. Li accoglierete in inglese, la vostra recensione su Trip Advisor sarà migliore e il volano di crescita sarà certamente superiore rispetto a chi continuerà a rivolgersi sempre e solo alla clientela locale, peraltro sempre più povera visto che il nostro Paese non cresce economicamente in modo significativo da anni.

 

Quinto titolo: salario o paga o stipendio

Si lavora per guadagnare, e guadagnare bene. I trentenni cinesi guadagnano più dei trentenni italiani, e neanche poco, perché siamo sui 1.100 euro al mese contro 800 o poco più. E guardando al potere di acquisto, la forbice si allarga dato che il costo della vita rimane più caro in Italia.

Chissà perché: i laureati cinesi in materie scientifiche sono tantissimi, le ambizioni sono elevate, la voglia di uscire dalla propria cameretta e andare nel mondo a competere con gli altri supera evidentemente la nostra.

L’occasione arriva quando meno ce la si aspetta, ma per prenderla bisogna essere pronti. Che vuol dire preparati. Sembra una banalità, ma non lo è. Senza lo studio, senza la formazione, senza farsi il culo quadrato, anche qualora arrivasse l’occasione, non sareste non solo in grado di coglierla, ma neanche di vederla.

Torniamo quindi al principio, in un viaggio che è stato circolare ma che spero abbia rappresentato la circolarità di una trivella, uno strumento che scava la superficie e cerca sotto una risorsa, un tesoro, un elemento di ricchezza nascosto. Ricordo una intervista di Fabio Volo, un personaggio apparentemente lontano dal mondo che stiamo raccontando ed evocando, che descriveva la sua determinazione nel leggere, nel provare le battute, nel formarsi con determinazione per un lavoro di artista a tutto tondo, e che alla domanda relativa alla fortuna dell’occasione relativa alla chiamata a Radio Deejay rispose testualmente “solo grazie al culo che mi ero fatto PRIMA sono riuscito a cogliere quell’occasione. Ero già pronto da tempo”.

Buon viaggio a tutti.

Ha 48 anni, e fa il mestiere del marketing da un bel po’ di tempo, ha lavorato e lavora tuttora con colleghi e partner che hanno attraversato il mondo della comunicazione e della gestione dei prodotti e delle marche in Italia negli ultimi 20 anni. È il lavoro che gli piace: è malato di marche, di prodotti, di consumer behaviour, di advertising e di tutto quello che aiuta le persone a conoscere e capire l’anima di un brand. Oltre al lavoro di azienda, ha conosciuto anche quello di agenzia, che è l’altro lato della medaglia del marketing e della comunicazione. La maggior parte della sua vita lavorativa è trascorsa in Sammontana, dove lavora da oltre dieci anni. L’altro lato, quello di agenzia, è passato in Adacto. Ha una formazione scientifica, diplomato al Liceo Dini di Pisa e laureato in Economia a Pisa con il massimo dei voti. Ha frequentato il Master in Marketing e Comunicazione di Publitalia ’80 diplomandosi con Menzione d’Onore, e vinto vari premi tra cui il Philip Morris per il Marketing con i suoi lavori di ricerca in ambito di comportamento del consumatore. Tutto ciò detto, ha collezionato une serie di insuccessi sia in campo scolastico-formativo sia in campo lavorativo che non fanno curriculum ma costruiscono una persona, e crede che in una organizzazione aziendale che cerca di competere con successo sul mercato ci sia sempre più bisogno di persone che di specialisti! [ Guarda tutti gli articoli ]

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