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Doppiatori, web e far west

Doppiatori, web e far west

Che impatto ha avuto l'on demand sui doppiatori? Uno dei mestieri in cui l'Italia eccelleva fatica perfino a essere inquadrato come categoria, con il web che è croce e delizia della professione.

Andrea Ballone

26 Febbraio 2021

Prezzi al ribasso, troppa concorrenza e poche regole. Benvenuti nel mondo dei doppiatori, che con l’arrivo del web e delle produzioni commissionate dalle piattaforme online è sempre di più un far west.

A farne le spese è chi ci lavora da più anni, che nell’ultimo periodo ha visto peggiorare il proprio trattamento. I mesi del COVID-19, poi, sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso: «Meno male – dice Jolanda Granato, doppiatrice in diversi film e spot, ma anche videogiochi – che in questi mesi di COVID-19 c’erano le piattaforme streaming, altrimenti il settore sarebbe entrato in una crisi profonda, visto che le produzioni cinematografiche tradizionali erano ferme».

Jolanda Granato, doppiatrice di film, spot e videogiochi

Se da un lato le piattaforme che forniscono contenuti on demand rappresentano un’ancora di salvezza, dall’altro negli ultimi anni l’eccesso di produzioni ha contribuito ad abbassare i compensi e la qualità del lavoro, che viene fornito con tempi sempre più stretti e maggiori costrizioni. Ma anche con retribuzioni sempre più tarate verso il basso.

«Ormai ci si mette una settimana a consegnare una sola serie. C’è molta frenesia. È vero che oggi il numero dei doppiatori rispetto a un tempo è aumentato, ma è altrettanto vero che molti arrivano alla professione senza la necessaria preparazione.»

I doppiatori, questi sconosciuti: professionisti senza classificazione

Secondo le stime degli ultimi anni, i doppiatori in Italia oscillano da un numero di 1.500 a 2.500. Non sono dati certi, anche perché non esiste un vero e proprio albo professionale, ma tre associazioni di categoria, cioè ANAD, AIPAD e ANAC, la seconda specializzata in doppiaggio pubblicitario.

La classificazione della professione non è comunque semplice: «A volte – dice Granato – rientriamo nella categoria informazione, altre in quella dell’intrattenimento. Il codice Ateco è quello dello spettacolo, ma rientriamo nell’IMAIE (Istituto Mutualistico per la tutela degli Artisti, Interpreti ed Esecutori, N.d.R.)».

Proprio questa confusione a inizio pandemia ha generato problemi, dal momento che in un primo tempo i doppiatori erano stati assimilati ai professionisti dell’informazione, ritenuti una categoria indispensabile e quindi costretti a lavorare. Il presidente di ANAD Roberto Stocchi in quell’occasione ha sottolineato come il lavoro di doppiatore si svolga in ambienti piccoli e poco aerati come le sale registrazione, e consista nel parlare molto a distanza spesso ravvicinata.

La scarsa tutela non riguarda solo la salute, come in questo caso, ma anche le regole di accesso alla professione, che di fatto non esistono. La deregulation ha permesso in parte l’abbassamento delle tariffe. «Molti colleghi – continua Granato – lamentano l’assenza di lavoro, dal momento che le grosse produzioni di cinema e serie televisive non stanno girando. Stranger Things e La casa di carta sono ferme, così come molte altre produzioni hollywoodiane. È vero che i prodotti su piattaforma sono in aumento, ma ce ne sono ancora pochi per il numero di doppiatori. Anche perché si tratta di un pubblico più attento e magari più istruito, che preferisce le serie in lingua originale e non ha bisogno di doppiaggio».

Se Amazon, Infinity e Now Tv oggi sono piattaforme utilizzate in prevalenza da over 30 con un rapporto comunque tradizionale con la fruizione dei media, “mi guardo un film in poltrona, comunque sullo schermo tv”, i giovani invece sono sempre più attratti dalla fruizione di video su YouTube, magari con il telefono.

«Sono sempre di più i fruitori di YouTube, che nel nostro caso limitano il nostro campo d’azione. Anche questo è uno degli aspetti da regolamentare nella nostra professione, pur non essendo semplice, visto che il settore è per sua natura senza regole

Il web non paga: un’eccellenza messa a rischio dalle tariffe al ribasso

Anche il doppiaggio obbedisce a una di quelle regole non scritte che fanno sì che i prodotti che si trovano sul web vengano pagati meno, o addirittura niente, a chi li produce. Se fotografi e videomaker da anni lottano perché le foto o i video su sito abbiano lo stesso riconoscimento di quelli che finiscono su supporti materiali, anche i doppiatori si trovano nelle medesime condizioni.

«Per il cinema un tempo venivano pagati dei diritti di messa in onda anche a chi doppiava, così come nelle serie», continua Granato. «Le piattaforme non sono state regolarizzate, sia per la messa in onda dei telefilm e dei film, sia per gli spot. Se io faccio uno spot per radio, tv e internet, la parte web è quasi sempre considerata un regalo, ma i dati ci dicono il contrario, perché internet comunque garantisce una grandissima visibilità».

Le tariffe, quando vengono applicate, rimangono quelle sancite dal contratto nazionale. Si va in media per un turno di tre ore dai 100 ai 300 euro, con un limite di righe da leggere e un massimo di tre turni al giorno. Cifre che possono sembrare da capogiro, se non si tiene conto che la maggior parte dei doppiatori sono oggi liberi professionisti e non lavorano certo tutti venti giorni al mese otto ore al giorno, e inoltre si spostano spesso di città, a seconda dello studio di produzione per il quale si trovano a lavorare.

Negli ultimi tempi, però, anche questi compensi sono relativi, perché c’è la tendenza ad accettare anche proposte fuori mercato, in modo particolare da parte di chi è agli inizi. Le stesse case di produzione chiedono sconti sempre maggiori.

«In questo momento ci sono molti colleghi – continua – che sono a casa, ma i film e le serie continuano a venire doppiati. A volte ci si chiede chi effettivamente lo faccia. Ci sono state svalutazioni perché c’è chi ha accettato prezzi più bassi. Si è giocato al ribasso e la gente non fa più attenzione alla qualità. Gli sconti sono una questione di etica, ma anche di sapersi muovere in questo ambiente. Ci sono nuove leve che non sanno come funziona, ma anche molti giovani che entrano battaglieri e vogliono che vengano riconosciuti i loro diritti».

Il rischio, peraltro, è quello di perdere una professionalità, nella quale storicamente l’Italia rappresenta un’eccellenza a livello mondiale, come testimoniano i complimenti che spesso sono arrivati da Oltreoceano ai doppiatori italiani. Nelle associazioni di categoria si discute spesso di metodi per conservare la qualità del doppiaggio. Esiste un filo diretto con le case produttrici che negli ultimi tempi sono molto più esigenti. Un attore anziano deve avere un doppiatore di pari età, così come può capitare per altri ruoli nei quali è richiesta una specificità anche a chi effettua il doppiaggio. In un certo senso si cerca di preservare l’artigianalità del lavoro in un periodo in cui non è sempre facile.

«Siamo ad esempio una delle categorie che si è trovata a lavorare in tempi di COVID-19, con l’impegno di preservare la nostra salute, senza poter fare smart working», continua Granato.

I doppiatori e il “nemico” YouTube

Il web, per molti che lavoravano al doppiaggio, non ha portato solo concorrenza e difficoltà, ma rappresenta anche un’opportunità.

Molti doppiatori, così come tanti attori, hanno trovato una seconda vita grazie a YouTube. È il caso ad esempio di Maurizio Merluzzo, che tra gli altri ha prestato la voce a Zachary Levi in Shazam, che gestisce due canali YouTube. “Cotto e Frullato”, come si chiama uno dei due, ha oltre 200.000 iscritti ed è specializzato in ricette di pietanze che vengono cucinate e poi frullate.

Allo stesso tempo sono in molti che affiancano altre attività a quella del doppiaggio. «Il doppiaggio è la mia passione – spiega Jolanda – e non lo abbandonerò mai, ma mi piace affiancare altre attività. Lavoro per la pubblicità, mi occupo anche di scrittura di testi e ho lavorato per 14 anni come speaker radiofonica a Rtl. Semplicemente sento l’esigenza di cambiare, facendo cose nuove, ma rimanendo ancorata alla mia passione, cioè il doppiaggio».

Photo credits: Accademia Nazionale del Cinema