Editoriale 02. Qualcosa è cambiato

“Ti trovo cambiato”. Sono tre parole che restano lì, un po’ appese perché non capiamo mai se sia un bene oppure no che da fuori ci vedano diversi. Un po’ ci infastidisce, un po’ ci esalta. Resta il fatto che non sembriamo più quelli di prima, di certo qualcosa è cambiato. “Ti trovo cambiato da […]

“Ti trovo cambiato”. Sono tre parole che restano lì, un po’ appese perché non capiamo mai se sia un bene oppure no che da fuori ci vedano diversi. Un po’ ci infastidisce, un po’ ci esalta. Resta il fatto che non sembriamo più quelli di prima, di certo qualcosa è cambiato.

“Ti trovo cambiato da quando fai quel lavoro”. Se però ci dicono dove e quando siamo cambiati, se cioè ci forniscono un parametro, la storia cambia verso perché possiamo capire e argomentare. Ogni cambiamento ha bisogno di una direzione.

Comunque sì, ci siamo spostati se teniamo fisso il fatto che poche cose ci trasformano come il lavoro che facciamo. Ma vale anche il contrario?

Il secondo numero di Senza Filtro è andato proprio a chiedersi se siamo capaci di cambiarlo noi il lavoro e non solo di subirlo aspettando quel Godot che fa comodo ai pigri.

Abbiamo chiesto ai collaboratori di questo numero di raccontarci cosa si è mosso in Italia e nel mondo mentre i teorici del change management stanno ancora lì a suggerire la strada migliore.

In redazione abbiamo approfittato di un tema così elastico e pur avendone sfruttato tutta la flessibilità per dedicargli spazio in ogni sezione del giornale non lo abbiamo deformato. Anche quando leggerete delle mance del Presidente Mattarella al bar della Corte Costituzionale e vi verrà il dubbio che abbia poco a che fare con questo tema portante, andate avanti perché farete un salto fin negli Stati Uniti e capirete. E poi sicurezza del lavoro, social selling, ancora partite IVA, fundraising, contratti a tutele crescenti, persino Sanremo.

Quando si salta da una vita professionale a un’altra si è soliti dire “sai, ho cambiato lavoro” ma il tono poggia sempre sull’incerto perché quando salti senti prima il vuoto. Spero che ognuno di noi, prima o poi, guadagni la stima di se stesso per la trasformazione grande o piccola di cui sarà capace e arrivi finalmente a dire “sai, ho cambiato il lavoro”.

CONDIVIDI

Leggi anche

Editoriale 64. Straniero sarai tu

Quello del 2018 si chiama Ultra Violet. “Il viola è un colore complesso e noi viviamo un’epoca complessa”, ha commentato Lee Eisenman direttore esecutivo del Pantone Color Institute. “Questo colore storicamente è associato a opere d’ingegno e pensieri visionari. È intrigante, affascinante, magico. Una tonalità di viola drammaticamente provocante e riflessiva che comunica originalità, ingegnosità […]

Editoriale 03. Dietro le quinte

La carriera è un concetto chiaro. O la fai o non la fai, i perché sono individuali e collettivi ma resta il fatto che all’apice di quella carriera solitamente qualcosa accade. Nelle aziende coincide con momenti seri, in successione tra loro ma non necessariamente collegati: dagli aumenti di livelli al pensionamento finale, dove nessuno dubita […]

Editoriale 01. Le promesse da mantenere

Se ci guardiamo intorno, tutto lavora: le persone, la natura, le tecnologie. Eppure il lavoro è una delle cose che frequentiamo di più ma che conosciamo di meno perché aldilà delle ore che ciascuno di noi gli dedica ogni giorno, tutto quello che ne resta fuori non sembra appartenerci. Così come tendiamo a non riconoscere […]