- Advertisement -
Engineering Siena, quando in palio c’è il lavoro

Engineering Siena, quando in palio c’è il lavoro

I dipendenti di Engineering Siena ottengono lo smart working, ma perdono la sede. I sindacati sul piede di guerra: "Lo dobbiamo a noi e alla città".

Maneggiare con cautela. Talvolta, anche uno strumento che almeno in teoria dovrebbe incontrare il favore di chi ne fa uso perlopiù su base volontaria, com’è lo smart working, può diventare un’arma a doppio taglio. Lo sanno bene i 160 lavoratori della sede senese di Engineering, un grosso gruppo di ingegneria informatica per lo sviluppo di software, che supera i 10.000 dipendenti dislocati in 20 sedi italiane e raggiunge i 12.000 considerando quelle in America Latina e nei Balcani.

 

Engineering Siena ottiene di lavorare in smart working. E gli chiudono la sede

A detta di chi li ha vissuti, ci sono voluti anni di battaglie sindacali per convincere la dirigenza aziendale ad attivare un programma di smart working che permettesse di lavorare da casa per due giorni lavorativi sui cinque settimanali: “Inizialmente non ci sentivano, ma con una certa insistenza, un anno e mezzo fa, siamo riusciti a ottenerlo in via sperimentale”, riferisce Maria Carla Mantuano, da oltre vent’anni dipendente di Engineering Siena e rappresentante sindacale per la FIOM.

Sembrerebbe un lieto fine, tanto più considerando gli ottimi esiti sortiti dall’esperienza di smart working obbligato nella prima fase di emergenza virale anche a detta dei quadri dirigenziali, positivamente impressionati dalle prestazioni offerte dai dipendenti al lavoro da casa: “Da inizio gennaio ci siamo trasferiti in una sede più piccola, in cui condividevamo le scrivanie perché la presenza di personale in azienda si era molto ridotta. Poi dalla seconda decade di marzo siamo rimasti tutti a casa, com’è ovvio. Personalmente, prima della chiusura causa pandemia, non avevo aderito allo smart working perché preferivo recarmi in ufficio. Provandolo, anche in circostanze come quelle pandemiche che sono state di per sé motivanti, quanto prodotto si è lasciato obiettivamente apprezzare. Solo che adesso proprio gli ottimi risultati raggiunti e il generale favore che ha riscosso il lavoro da casa ci sono state offerte a giustificazione di un’operazione di razionalizzazione delle sedi che in particolare penalizza molto noi, che lavoriamo alla sede di Siena”.

Al termine della scorsa settimana, venerdì 26 giugno, durante una teleconferenza che aveva un altro argomento la dirigenza ha anticipato ai sindacati di voler ridimensionare il numero delle sedi di Engineering chiudendone alcune, tra cui quella di Siena, che nei 40 anni di vita del gruppo venne aperta almeno 33 anni fa, e di volerlo fare entro settembre.

Per i 160 dipendenti senesi, che hanno sempre lavorato a pieno organico, non resterebbe che la scelta tra le sedi di Firenze e Arezzo: “Entrambe le città distano da Siena non meno di 70 chilometri e per raggiungerle ci vuole all’incirca un’ora e tre quarti su mezzi pubblici, in particolare autobus e tranvia. Per cui anche a organizzarci per condividere l’automobile significherebbe, al di là di rimetterci in benzina e pedaggio, che non sapremmo dove lasciare la macchina, almeno per quanto riguarda Novoli, un quartiere di Firenze Nord, dov’è la nuova sede da circa 500 dipendenti rilevata un paio di anni fa da Banca Intesa, perché non ci sono parcheggi se non a pagamento, vicino al tribunale nuovo”, dettaglia Mantuano.

 

Un caso di problematiche da smart working: il primo di una lunga serie? I sindacati sul piede di guerra

Che l’opzione di lavorare in smart working potesse da sola bastare a sedare il malcontento senese non è stato un calcolo propriamente riuscito da parte dirigenziale: “Questa scelta, motivata da criteri di risparmio giocati evidentemente sugli affitti delle sedi e sulle assicurazioni, ma anche sulle utenze come luce, telefono e quant’altro, che poi lavorando da casa finiscono per essere a nostro carico, ci penalizza economicamente e per certi versi anche fisicamente. Comunque, per tre volte a settimana dovremmo pure andarci a Firenze o ad Arezzo, perché anche a volerlo più di due giorni alla settimana di lavoro da casa non è possibile farli, perché non sarebbe già più smart working ma telelavoro, con un altro tipo di contratto, ben più oneroso”.

Un particolare, quest’ultimo, che la sindacalista rimarca anche e soprattutto a beneficio del legislatore, che nell’ottica di armonizzare la normativa e incentivare il lavoro da casa dovrà pure considerare certe anomalie. Anche per questo il caso della Engineering Siena, che visse i suoi anni ruggenti fintanto che il Monte dei Paschi, suo cliente di riferimento per anni, non incappò nelle note vicende, appare esemplare di alcune problematiche conseguenti all’adozione dello smart working: “Abbiamo clienti come Generali o lo stesso Comune di Firenze, che seguiamo da remoto, e in quanto agli obiettivi aziendali possiamo dire con fierezza che vengono migliorati ogni anno. Neppure ci è nuova la tendenza al risparmio da parte dell’azienda, ma non la possiamo accettare come niente fosse”, afferma la rappresentante della FIOM, che insieme alle altre sigle sindacali è pronta a dare battaglia.

Il pomeriggio del 30 giugno in assemblea online è stata decisa la linea da adottare in vista di un vertice con i quadri aziendali previsto per l’indomani, mercoledì 1 luglio, sempre in modalità online: “Lo dobbiamo a noi, alle nostre famiglie e non di meno alla città che perderebbe in questo modo una realtà sana e competitiva sul piano internazionale, che ha sempre saputo assumere nel tempo molti giovani”. Anche per questo le fresche vicende della Engineering Siena non stanno lasciando indifferente la comunità senese.

 

 

Photo credits: siviaggia.it