- Advertisement -
I cinema di provincia che meritano il viaggio

I cinema di provincia che meritano il viaggio

Dimenticate i multisala e i grandi cinema cittadini: è nelle sale di provincia che il cinema trova il suo massimo valore di aggregazione. Eccone tre esempi.

Simona Gavioli

27 Settembre 2019

Salvatore: Da quanto tempo avete chiuso?
Spaccafico: A maggio fanno sei anni. Non veniva più nessuno. Lei lo sa meglio di me. La crisi, la televisione, le cassette… Oramai il cinematografo è solo un sogno. Adesso l’ha acquistato il comune per farci il nuovo parcheggio pubblico. Sabato lo demoliscono. Che peccato.
Salvatore: Ma perché mi dà del lei? una volta non era così.
Spaccafico: Eh… a una persona importante, dare del tu è molto difficile.

(Nuovo cinema Paradiso)

La storia delle piccole sale di provincia è una storia che sa di dedizione, amore, culto del luogo di incontro, amplificazione del rapporto umano, accoglienza, generosità. Sono queste le caratteristiche che hanno oltrepassato le guerra, la carestia, le crisi economiche.

 

Storie dai cinema di provincia

Nella storia del cinema italiano, Bologna e la sua provincia ebbero un ruolo di rilievo. Infatti Pier Paolo Pasolini e Pupi Avati nacquero lì, e lì hanno vissuto uomini di cinema del calibro di Renzo Renzi. L’amore per il cinema, fin dalla sua prima comparsa, sembra essere sempre stato nel DNA dei bolognesi, tant’è che ancora oggi il centro città vanta un considerevole numero di piccoli cinema, e in provincia resistono sale tenute in piedi in nome della passione che questo straordinario luogo di aggregazione crea. Hanno superato il fatto di essere “sale di provincia”, spesso dislocate in paesi in cui i mezzi di collegamento con il capoluogo emiliano hanno sempre vacillato. Il cinema era ed è ancora oggi una delle attrazioni principali, ma soprattutto è un simbolo che lega il passato con il presente e che si porta nel futuro un bagaglio di conoscenza importante.

In queste settimane di ricerca sul tema mi sono messa a chiamare ogni giorno decine di cinema, e una costante divertentissima è stata quella della segreteria telefonica. Tutti i cinema di provincia hanno una segreteria telefonica, ma questa non sarebbe una gran cosa se non fosse che, spesso, le voci al di là della cornetta sono di persone anziane (o almeno credo), con un meraviglioso e spiccato accento bolognese; a parte quella del Cinema Italia di Castenaso che ha registrato un messaggio in cui si percepisce un accento francese. Ogni segreteria riporta l’orario e il titolo della proiezione; deduco quindi che ogni settimana venga registrato un nuovo messaggio.

Mi sono affezionata così tanto a certe segreterie da eleggere (anche senza ancora saper nulla sull’interlocutore oltre il filo) tre storie di provincia. Tre storie che incuriosiscono, che fanno sognare e che mettono in luce diversi personaggi, e tre cinema che ci raccontano l’amore e la vita, il sogno e la speranza: sono Stefano Testa e Giulio Riccioni del Cinema Kursaal di Porretta Terme, Morris Donini del Nuovo Cinema Mandrioli di Ca’ de Fabbri e Luigi Pederzini e tutti i volontari del Cinema Verdi di Crevalcore.

 

Il Cinema Kursaal di Porretta

Nel 1994 Stefano Testa e il suo socio Giulio Riccioni decidono di prendere in gestione il Cinema Kursaal. Successivamente a Giulio (ormai in pensione) è subentrata Germana Testa, sorella di Stefano e moglie di Giulio, che di primo lavoro gestisce Villa Fedora a Lizzano. La storia del Kursaal inizia i primi anni del Novecento in un piccolo paese di montagna, Porretta Terme appunto, che nel censimento del 1911 dichiarava 4.533 cittadini e aveva nel suo perimetro ben tre cinema funzionanti. In quegli anni il Kursaal aveva una sala con palchetti di 800 posti. Durante la Seconda guerra mondiale dovette cambiare nome in Teatro Cinema Rossini. Successivamente venne ridotta a 500 posti fino al 1992, anno in cui venne completamente chiusa. Dopo la ristrutturazione di quegli anni e la nuova gestione, attualmente il Kursaal dispone di 320 posti.

Il Kursaal non ha dipendenti. Stefano e Giulio fanno praticamente tutto e passano tutto il loro tempo, da venticinque anni, all’interno di questa meravigliosa cattedrale del cinema che ha visto passare guerre e carestie, che ha visto trasformare in alloggio i suoi locali, che è stata il luogo di svago di un’intera comunità, ma ha resistito. Ha resistito perché la passione di chi lo gestisce è più forte della stanchezza: fare tutto perché tutto vada bene.

Stefano e Giulio hanno dedicato la loro vita al Cinema Kursaal, ricoprendo tutte le mansioni di cui necessita una struttura per andare avanti. E allora un momento si sta alla cassa a fare biglietti e ad accogliere il pubblico, un altro si sta soli a fare le pulizie, un altro ancora in riunione a decidere la programmazione, e poi a fare bandi ministeriali per cercare di avere dei finanziamenti per il cinema.

In tutto questo gran da fare, Stefano ha trovato anche il tempo di fare il musicista. Giulio gestisce anche la pagina Facebook, che è bellissima e molto ironica, e sicuramente meglio di molte pagine gestite da social media manager strapagati. Questo piccolo cinema è l’esempio di una realtà che esiste e resiste, nonostante l’avvento di quelle sterili multisale in cui la presenza umana sembra sia stata spazzata via da un’epidemia. Il Kursaal è vivo. È sincero, come lo sono Stefano e Giulio.

 

Il Nuovo Cinema Mandrioli di Ca’ de Fabbri

Il Cinema Mandrioli nacque agli inizi del Novecento e venne portato avanti da Marcella Mandrioli, donna generosa e lungimirante, e poi dal figlio Stelio che ne tenne le redini fino al 2003. Stelio era un portento, e negli anni Cinquanta, quando fu restaurata l’attuale sala che dispone di 400 posti, faceva una promozione molto intensa: girava il paese con un’auto con installato un megafono da cui annunciava il film in proiezione e incitava i cittadini ad andare al cinema. Addirittura, la domenica aveva istituito un pulmino che raccoglieva i clienti e li accompagnava al cinema, e poi offriva cocktail dopo il termine del film per accattivarsi i clienti. Per tenere in piedi la sala negli anni Settanta, Stelio fece anche proiezioni di cinema porno, dando così una programmazione variegata e adatta a tutte le esigenze.

Nel 2000 è entrato a far parte dell’organico il giovane Morris Donini, di ventisette anni, che frequentava il cinema da quando ne aveva quindici e che sognava il giorno in cui quel cinema sarebbe stato suo. Il sogno di Morris, adolescente nato in provincia, è sempre stato quello di avere un cinema: da bambino costruiva modellini di sale cinematografiche e pensava alle possibili programmazioni. I suoi viaggi in lungo e in largo per l’Europa sono sempre stati all’insegna della scoperta di vecchi cinema che sapevano di relazioni, aggregazione, confronti, e poi di poltrone rosse in velluto o vecchie insegne con nomi stranissimi. Un giro alla scoperta dei cinema francesi, dal Cinéma les Méliès a Saint Marcellin al Ciné Planèt a Romans sur Isére, dal Cinéma le Foyer a Rosyères al Cinema Vivans di Les Vans, fino a piccole località italiane, per prendere spunto e costruire il suo cinema ideale: il Nuovo Cinema Mandrioli.

Per Morris, che all’interno del cinema fa letteralmente tutto (compreso cassa, affissioni, centralinista e anche la registrazione della bellissima segreteria telefonica, che consiglio sinceramente di sentire), il cinema è un luogo di incontro in cui il rapporto umano è alla base della riuscita del suo progetto di vita. Stare alla cassa, parlare con le persone, conoscere il nome dei clienti uno a uno, per lui è fondamentale; e proprio su questi valori si fonda la rassegna d’essai del giovedì, che solitamente è frequentata da un pubblico con abbonamento o da clienti affezionati.

Morris Donini è un entusiasta e ha saputo fare della sua passione il suo lavoro. Negli ultimi anni ha iniziato a gestire anche il Nuovo Cinema Italia a Castenaso. Economicamente è soddisfatto, anche perché rimane aperto tutti i giorni e all’interno del Mandrioli c’è anche un piccolo punto ristoro che permette agli avventori di rifocillarsi durante la proiezione del film.

Il Cinema Teatro Verdi di Crevalcore

Il Cinema Teatro Verdi è nato nel 1957 ed è di proprietà della Parrocchia di San Silvestro di Crevalcore, una piccola cittadina della Pianura Padana. La struttura fu acquistata nei primi anni Sessanta da Monsignor Enelio Franzoni, e dopo la ristrutturazione conta 362 posti ai quali se ne aggiungono 4 riservati ai diversamente abili. La ristrutturazione, dopo il terremoto del 2012, ha riguardato un adeguamento sismico importante e un rifacimento dell’impianto audio con dolby digital 7.1 e video in proiezione digitale 4K. Il rifacimento di questo magico luogo è il frutto degli sforzi di un’intera comunità parrocchiale, composta da una molteplicità di figure che si sono alternate per competenze e soprattutto passione.

 

La comunità ha il merito di aver tenuto vivo, in questi difficili anni post-sisma, il desiderio di riaprire un luogo che non vuole e non può essere solo un edificio di aggregazione, ma uno spazio ditalenti” ospitati, visitati e vissuti da diverse fasce d’età. La bellezza del luogo, per chi vi entra, va infatti ricercata non solo tra i tecnicismi necessari al funzionamento di un servizio, ma tra la cura con la quale questi sono stati messi a punto, tra i volontari (circa trenta) che ruotano in biglietteria, tra la genuina spavalderia dei giovani che accolgono all’ingresso la gente, tra le professionalità messe a disposizione di un bene comune con gioia e spirito di servizio.

Le proposte del Cinema Verdi, a tutti gli effetti insignito del titolo di Sala di Comunità, spaziano dalle proiezioni cinematografiche alle attività teatrali a quelle musicali. Qui in questo pullulare di volontari, opera Luigi Pederzini, responsabile che dal 1985, che dopo il lavoro presta servizio per il bene del cinema. Con grande amore e passione, Luigi tiene uniti tutti i collaboratori e rende possibile il sogno di alzare la serranda con una programmazione accattivante.

A tal proposito, emozionante e significativa sarà la proiezione di 10 … le passioni raccontate, di Lorella Beghelli e Carlo Molinari, dieci storie di vita vissuta con tanta passione dai crevalcoresi, programmata per venerdì 27 settembre alle ore 20.30, un film documentario che calza a pennello con la passione che questa piccola comunità mette in quello che fa. Le narrazioni hanno percorso le esperienze di vita di chi se ne è andato da giovane per poi ritornare, di chi è sempre rimasto, di chi avrebbe potuto andarsene ma poi è stato trattenuto dalle circostanze. Tra una testimonianza e un racconto emergono a tratti dei flash che parlano di guerra, di mancanza di mezzi, di una vita intensa ma fatta di pochi oggetti essenziali, di tenacia, di obiettivi in tempi non facili: sono tante microstorie che compongono la storia di una comunità. Un estratto di quella provincia sana, genuina, di quella pianura padana con una chiara voglia di ripartire dopo il terremoto; una comunità che ha bisogno di ritrovarsi attorno alle cose più vere e più semplici.

 

 

In copertina Morris Donini davanti al Nuovo Cinema Mandrioli di Ca’ de Fabbri